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Cataldi che ti succede?

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Nella c’è un giocatore romano e laziale, nato nel 1994 nel quartiere Ottavia, zona nord di Roma; in molti, tifosi ed addetti ai lavori, vedono in lui il futuro leader, capitano e trascinatore della squadra. Il suo nome è , numero 32 sulle spalle. Dopo la positiva esperienza a a Crotone, il talento biancoceleste ha avuto un ottimo impatto nello scorso campionato, mettendo in mostra tutte le sue enormi qualità tecniche e la sua grande intelligenza tattica. Ma in questo inizio di stagione Cataldi sta faticando e non poco ad imporsi. Questa per Danilo deve essere la stagione della consacrazione, la stagione del definitivo salto di qualità. Pioli avrebbe voluto fin dal principio consegnargli le chiavi del centrocampo laziale, insieme al leader Lucas Biglia. Infatti, il giovane romano sembra essere l’unico in rosa capace di dettare i tempi di gioco, sfruttando quelle che sono le sue qualità migliori: tecnica e visione di gioco.

Per capire meglio i motivi di questo momento che lui stesso ha definito come non positivo bisogna risalire a questa estate, agli Europei under 21 in Repubblica Ceca: Danilo è uno dei punti fermi della nazionale allenata da Gigi Di Biagio, il cui cammino si ferma nel girone eliminatorio. Da lì il suo rientro in ritardo per la preparazione estiva di Auronzo di Cadore, pochi giorni di allenamento e gambe ancora imballate. Subito gettato nella mischia nella sconfitta in Supercoppa contro la Juve, offre una prova non convincente e mostra un evidente ritardo di condizione. Da quel momento Cataldi viene accantonato dal mister: solo panchina per lui nelle due gare del preliminare di Champions; gara da spettatore anche nell’esordio in campionato e prima da titolare solo alla seconda giornata, nella disfatta contro il Chievo. Il numero 32 biancoceleste è irriconoscibile: le gambe non girano, la mente non sembra lucida o meglio le gambe non riescono ad eseguire ciò che la mente comanda. La velocità di pensiero, qualità che il centrocampista romano senza dubbio possiede, sembra essere sparita: appoggi sbagliati, palloni persi in maniera distratta, ripartenze regalate alla squadra avversaria e mai un passaggio decisivo. Danilo si limita al compitino, senza mai rischiare la giocata difficile, sa che è inopportuno. Tutto ciò lo porta a perdere fiducia in sé stesso e nei propri mezzi: lo scorso anno era un esordiente e giocava in maniera più spensierata, senza pressioni. Quest’anno il popolo biancoceleste si aspetta molto da lui e questo forse è un altro dei motivi di questo momento negativo. Danilo vorrebbe sfruttare questa pressione in maniera positiva, ma al momento non sembra riuscirci. E’ consapevole che la piazza e lo staff si aspettano molto da lui, come è consapevole del fatto che non saranno 2 o 3 partite sbagliate a far svanire l’enorme fiducia che la gente laziale ripone nelle sue capacità. La società continua a coccolarlo cercando di tutelare il suo gioiellino fatto in casa: magari la proposta di un rinnovo, promesso durante lo scorso inverno ma mai portato a termine, potrebbe far capire al giocatore quanto realmente sia importante per la Lazio e quanto effettivamente la società punti su di lui (Cataldi ha un contratto fino al 2018 a cifre lontane dai 100mila euro a stagione…). Adesso c’è la sosta, Cataldi è stato convocato in under 21 per la doppia gara di qualificazione all’Europeo di categoria contro Slovenia ed Irlanda: l’aria della Nazionale potrebbe giovargli ed aiutarlo a superare questo momento difficile.

La gente laziale aspetta il suo talento romano, consapevole del fatto che il giocatore visto in questo primo scorcio di stagione non è il vero Danilo Cataldi. La carta d’identità è dalla sua parte, così come i numeri e il talento. Forza Danilo, i laziali come te non mollano mai.

GUARDA IL VIDEO IN CUI CATALDI PARLA DEL SUO MOMENTO NO

Giulio Piras

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LA NOSTRA STORIA – Karl Heinz Riedle, il tedesco volante

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Il 16 settembre 1965 nasce a Weiler l’ex attaccante della Lazio Karl Heinz Riedle. Inizia a giocare nei dilettanti con la squadra del suo paese natale e poi con l’Augsburg dove resta fino al 1985/86. Nella stagione seguente è titolare nel BW 90 Berlin. Nel 1987/88 viene acquistato dal Werder Brema dove gioca fino alla stagione 1989/90.

LE CARATTERISTICHE

Attaccante determinato e coraggioso, puntava la rete cercando sempre la profondità. Spigoloso ma corretto, amato dai sostenitori biancocelesti perché usciva dal campo sempre e solo dopo aver dato il massimo sul terreno di gioco. Il suo colpo migliore – nonostante non fosse molto alto – con il quale ha realizzato la maggior parte delle sue reti era il colpo di testa. Abilità dovuta a una straordinaria capacità di rimanere sospeso in aria e da un tempo di stacco perfetto, il colpo secco di fronte terminava spesso in fondo alla rete.

L’ARRIVO ALLA

Nella stagione 1990/91 è Gian Marco Calleri a portarlo a Roma per 10 miliardi di lire. In maglia biancoceleste disputa tre campionati: nei primi due gioca accanto a Ruben Sosa, mentre l’ultimo al fianco di Giuseppe Signori. Quando Sergio Cragnotti lo cede al Borussia Dortmund, i tifosi laziali protestano ma il tutto scema presto per via dell’acquisto del campione croato, Alan Boksic. Con la Lazio l’attaccante tedesco vince il Trofeo Città de La Linea nel 1990 e la Coppa delle Capitali nel 1992.

IL RITORNO IN GERMANIA

Nel Borussia gioca dal 1993/94 al 1996/97. Nel 1997/98 si trasferisce nelle file del Liverpool e nel 2000 al Fulham nella serie B inglese. Terminata la carriera agonistica intraprende quella di allenatore in Inghilterra. Durante la sua carriera ha vestito anche la maglia della Nazionale Tedesca esordendo nel 1987. In seguito vince i Mondiali del 1990, partecipa al Campionato europeo del 1992 e viene convocato anche per i Mondiali del 1994.

DOPO IL RITIRO

Da tecnico “Kalle”, questo il suo soprannome, guida il Fulham ma oltre ad allenare diventa dirigente sportivo nel club svizzero del Grasshopper per poi fondare un’agenzia professionale, la Trustar AG. Inoltre l’ex centravanti tedesco ha aperto una scuola calcio ad Oberstufen chiamata “Kalle Riedle Soccer Academy”.

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