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Candreva, da un derby all’altro per una nuova rinascita del (non) Capitano?

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Così come c’era un uomo chiamato cavallo, una volta c’era un laziale chiamato romanista. Per dirlo alla maniera degli Offlaga Disco Pax, se uno ci pensa oggi, non ci può credere. Visto che il personaggio in questione altri non è che da Tor de’ Cenci: uno di quei personaggi che oggi come oggi, se lo critichi, molti tifosi (e soprattutto tifose) sono pronti a mangiarti vivo con contorno a scelta, poco male che l’OMS sconsigli certi tipi di carne.

Il cannibalismo pro-Candreva è solo una forma estrema di idolatria per un giocatore che, a ragione, si è guadagnato un credito molto importante nella tifoseria biancoceleste. Ogni Maledetta Domenica ha scalato le pareti del suo inferno personale un centimetro alla volta: partendo dai fischi all’esordio, in un Lazio-Milan sottozero, fino al primo gol contro il Napoli e una corsa liberatoria sotto la Nord.

Dichiarazioni di una passione romanista vissuta in gioventù consegnate ai registri, ma seppellite dalla capacità di dare tutto per la maglia biancoceleste. Dopo il “perdono” contro il Napoli, pochi mesi dopo ecco la consacrazione contro la Roma, proprio la Roma, in uno dei più dolci degli ultimi anni in casa Lazio. Punizione-bomba che piega le mani al povero Goicoechea, che poi contro il Cagliari dimostrerà definitivamente di che pasta(frolla) era fatto. Ammaraggio in campo sotto la pioggia, esultanza sfrenata: Candreva aveva ucciso il mostro finale, un derby vinto è la panacea di tutti i mali.

Sarà così anche domenica? Mani giunte a mo’ di preghiera, i laziali lo sperano più di ogni altra cosa: perché da quel derby l’avventura di Candreva alla Lazio è stata un’escalation continua. Passando per il 26 maggio, il giorno della Storia e della Gloria, fino ad altre tre finali perse ma comunque disputate a riprova di una presenza costante nell’élite del calcio italiano e ad un terzo posto con l’avvento del Piolismo, Senza dimenticare il New Deal in Nazionale che riparte con Conte in panchina e l’esterno di Tor de’ Cenci come colonna portante di una squadra decisa a cancellare le delusioni brasiliane.

Tutto bellissimo fino al luglio scorso, quando dopo l’addio (momentaneo) di Mauri, l’ex romanista diventato idolo si aspettava si posasse sul suo braccio quella fascia di capitano che avrebbe riportato un romano ad indossarla a tempo pieno. La scelta di Lucas Biglia, alla vigilia della Supercoppa a Pechino, sorprese tutti: forse anche lo stesso argentino, che in conferenza stampa sembrava una liceale timida a X Factor. Per me è no, dissero Mandzukic e Dybala, e allora qualcuno cominciò a ripensarci seriamente.

A cosa? Ma alla storia della fascia, naturalmente: che Candreva disse di essersi messo alle spalle con enorme senso di responsabilità, ma non serve Jack Nicholson per capire che da allora qualcosa è cambiato, a guardare il campo. E il malumore, si sa, è un venticello ben più insinuante della calunnia: a guardarlo confabulare con Radu, dopo Lazio-Milan, l’impressione è che qualche mese fa, anche di fronte a un momento difficile, le esternazioni sulla mancanza di gioco e idee sarebbero rimaste dentro lo spogliatoio.

E allora mani giunte, testa fredda e cuore caldo per un derby temuto e atteso come non mai: chissà che non possa essere di nuovo catartico per un ex romanista, ex promessa mancata che non vuole certo diventare un ex idolo. E nella Sacra Laziale Chiesa un gol al derby vale l’indulgenza plenaria, nella speranza che una corsa sulla fascia, la sua fascia, riporti a Candreva quello che la fascia, la fascia altrui (mai indossata) gli ha tolto.

Fabio Belli

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LA NOSTRA STORIA Gabriel ‘Gaby’ Mudingayi

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Gaby Mudingayi ex centrocampista di Lazio e Inter


Il 1º ottobre 1981 nasce a Kinshasa Gabriel ‘Gaby’ Mudingayi. Centrocampista belga, di origine congolese, attualmente svincolato. Predilige giocare a protezione della linea difensiva.

Mudingayi inizia la sua carriera con l’Union Saint-Gilloise. Nel 2000 si trasferisce al Gent. Arriva al Torino in Serie B nel gennaio 2004. Raggiunge la promozione in A con i granata ma, in seguito al fallimento dei piemontesi, approda alla Lazio durante il mercato estivo del 2005. In biancoceleste è inizialmente chiuso da Dabo, Liverani e Firmani, anche se via via guadagna più continuità, fino al grave infortunio. Ripresosi, si rivela essere ancora un giocatore determinante nella squadra di Delio Rossi. A luglio del 2008 lascia la Lazio e passa al Bologna per 6 milioni di euro, firmando un quadriennale da 500.000 euro l’anno. Nel luglio del 2012 passa all’Inter con la formula del prestito oneroso di 750.000 euro con diritto di riscatto fissato a 750.000 euro, firmando un contratto biennale fino al 30 giugno 2014 da 1,1 milioni a stagione.

Nella stagione 2013-2014 l’Inter esercita il diritto di riscatto dal Bologna. A fine stagione però resta svincolato. A ottobre viene ingaggiato con un contratto annuale dall’Elche. L’accordo però salta perché la LFP blocca il mercato degli spagnoli. A febbraio 2015 l’Elche comunica la risoluzione del contratto a causa dei gravi problemi economici che affliggono il club. Sempre a febbraio torna in Italia per giocare quattro mesi al Cesena. Dopo essere rimasto svincolato più di un anno, ed essersi allenato per oltre un mese con il Pisa, a ottobre 2016 firma con la squadra toscana. A gennaio 2017, dopo sole due partite, rescinde il contratto con i toscani. Capitolo Nazionale: disputa quattro partite valide per le qualificazioni agli Europei U-21 2004. Esordisce in Nazionale maggiore nel 2003.

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