CINEMA – L’ultimo capolavoro di Sergio Leone: “C’era una volta in America”

Il 6 luglio 1984 esce in Italia uno dei più grandi capolavori della storia del cinema: “C’era una volta in America”. Un film talmente potente, pieno e totale, da uscire […]

Il 6 luglio 1984 esce in Italia uno dei più grandi capolavori della storia del cinema: “C’era una volta in America”. Un film talmente potente, pieno e totale, da uscire imbizzarrito dal recinto delle semplici opere cinematografiche per andare a scorrazzare tra i capolavori dell’Arte di tutti i tempi.

Nonostante in molti lo definiscono un film di gangster derivato dalle esperienze western di Leone con un po’ di noir “C’era una volta in America” come tutti i capolavori sfugge alle categorizzazioni. Infatti è un film totale perché dentro c’è di tutto: il tempo, la memoria, la nostalgia e l’oblio, ci sono amicizia, amore, ambizione, egosimo, delusione, tradimento. E poi un uomo, David Aaronson, interpretato da Robert De Niro, il personaggio che chiunque inventi storie vorrebbe aver creato, un personaggio che quel genio di Leone, insieme ai suoi collaboratori, è riuscito a estrapolare da un libro mediocre – l’autobiografia di un criminale ebreo di inizio secolo – e trasformarlo in Noodles“.

Noodles è l’eroe, ma un eroe umano, fragile come tutti, cattivo come sanno esserlo tutti gli uomini. Capace di essere grandioso come tutti gli eroi, come quando da ragazzino sconta 12 anni di riformatorio per aver vendicato l’uccisione del suo amico Dominique. Ma capace anche di essere violento come i peggiori, e lo dimostra nella scena della limousine, quando violenta Deborah, l’unica persona che abbia mai amato in vita sua. Una scena terrificante e lunghissima, che provoca nello spettatatore una delle più cocenti sensazioni di odio e delusione nella storia del cinema. Ma proprio per questo Noodles è perfetto: perchè non si può ridurre a un’etichetta, è un uomo a tutto tondo con le sue contraddizioni, anche le più feroci.

“C’era una volta in America” è il terzo film girato da Sergio Leone per la sua Trilogia del Tempo, dopo “C’era una volta il West” e “Giù la testa”. Ci sarebbero centinaia di cose da dire su questo film. Una pellicola narrativamente tanto densa e fitta di allusioni, citazioni, dettagli evocativi e simbolici, interpretazioni aperte da togliere letteralmente il fiato, problemi irrisolti e rimandi che lasciano di stucco e senza fiato dal primo all’ultimo minuto tutti gli spettatori.

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