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La nuova idea del presidente Tavecchio: il Flaminio nuova casa degli azzurri

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Carlo Tavecchio presidente della FIGC


Dopo la partita tra Macedonia e Italia il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio ha lanciato la sua idea: il Flaminio come Wembley, la Nazionale in pianta stabile a Roma e la creazione di una cittadella della FIGC intorno all’impianto di viale Tiziano.

Il Flaminio, dopo aver ospitato nella stagione 1989/90 le due squadre capitoline, è stato casa della Lodigiani e infine fino al 2011 lo stadio del rugby azzurro. Da quando però anche la palla ovale si è trasferita all’Olimpico, il Flaminio è stato del tutto abbandonato e ora versa in un incredibile stato di incuria. Diverse volte sono stati progettati interventi di riqualificazione ma tutto si è sempre risolto nel nulla. Nel 2010 e nel 2012 il sindaco Alemanno aveva rassicurato su alcuni lavori di ampliamento che avrebbero riportato lo stadio a una capienza di 40.000 posti, attualmente ridotti a 30.000. Poi fu la volta dei tifosi della Lazio che nell’aprile del 2014 firmarono una petizione per fare del Flaminio la nuova casa biancoceleste, e anche i giallorossi prima che partisse il progetto Tor di Valle hanno più volte valutato l’ipotesi.

Ora è la volta di Tavecchio: nel 2012 la FIGC subentrando alla Federugby si è assunta i costi di ristrutturazione dell’impianto e, come affermato da La Gazzetta dello Sport, la riqualificazione del Flaminio in ottica Nazionale potrebbe rientrare nel programma elettorale di Tavecchio in vista delle elezioni dell’anno prossimo. Ciò che desta qualche dubbio è l’opportunità di creare una cittadella azzurra a Roma, rendendo la Nazionale un fatto quasi esclusivamente romano, inarrivabile per molti altri tifosi. Prandelli e Conte lamentarono già tempo fa la freddezza che circonda la maglia azzurra oltre che nei grandi appuntamenti estivi. Esportare il modello Wembley in Italia creerebbe ancor più indifferenza, mentre uno dei punti di forza dell’Italia è proprio quello di saper infiammare un diverso stadio alla volta. Inoltre, è difficile pensare che Casa Italia al Flaminio possa generare nel breve periodo positive ricadute sul merchandising, a fronte di una sicura spesa per la riqualificazione dell’impianto che arriverebbe secondo una stima del Corriere della Sera almeno a sei milioni di euro.

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