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Cairo: “Io e Lotito per Tavecchio presidente della Lega A? Ecco la verità”

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Urbano Cairo presidente del Torino
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Dopo le voci di una candidatura di Carlo Tavecchio alla guida della Lega Serie A, il patron del Toro Urbano Cairo si è soffermato sulla figura dell’ex presidente della Figc. Tirando in ballo anche Claudio Lotito

Urbano Cairo in questi giorni è stato dipinto da più parti come il “deus ex machina” del rinnovamento del calcio italiano. Che, oltre al successore di Carlo Tavecchio alla guida della Figc, deve scegliere anche il nuovo ct che guiderà l’Italia alla conquista di Euro 2020. Nelle ultime ore si sono infatti infittite le voci di un alleanza tra il patron del Toro e Claudio Lotito per la nomina dell’ex Presidente Federale al vertice della Lega di Serie A.

Voci – secondo le quali Tavecchio sarebbe affiancato da Tebas, Presidente della Liga ed ex dirigente di Mediapro – su cui proprio Cairo ha voluto fare chiarezza ai microfoni de ‘La Repubblica: “Non può essere vero, semplicemente perché Tavecchio, al momento, non è candidato. Il candidato di Lotito è un altro. Non posso far nomi. Comunque non Tavecchio. Non so come sia nata la storia del mio appoggio: non penso che un ad si possa scegliere sulla base di un compromesso sulla nomina di un presidente“.

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TEBAS

Lui franchista? Sinceramente non gliel’ho mai chiesto. Ma vorrei ricordare che Franco è morto 43 anni fa. Io vado in Spagna regolarmente e non ho mai sentito nessuno parlare di Franco. Strano che se ne parli in Italia… Se lui è bravo è bravo punto e basta. E solo questo dovrebbe guidare la nostra scelta. Abbiamo tre candidati, scegliamo quello che più si adatta al nostro progetto“.

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LA NOSTRA STORIA Super Dino Zoff: il mito compie gli anni

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Dino Zoff ex allenatore di calcio

Il 28 febbraio 1942 nasce a Mariano del Friuli (GO) uno dei più grandi personaggi del mondo del calcio: Dino Zoff.

Inizia a giocare a pallone nella squadra del suo paese, la Marianese. Nel 1960 passa nella squadra riserve dell’Udinese, maglia con la quale esordisce in Serie A. L’anno successivo in Serie B diventa titolare inamovibile. Nel 1963 passa al Mantova per 30 milioni di lire restandovi per quattro stagioni. Nel 1967 Dino Zoff viene ceduto al Napoli per 120 milioni di lire più la vendita del cartellino di Claudio Bandoni. Con i partenopei gioca per cinque stagioni. Difende, ininterrottamente, la porta campana dalla gara di debutto in casa il 24 settembre 1967 alla sconfitta esterna subita contro l’Inter il 12 marzo 1972.

Nel 1972 viene ceduto alla Juventus. Con la squadra torinese resta fino al definitivo ritiro avvenuto nel 1983. A trenta anni diventa il numero uno dei bianconeri e, fino alla fine della stagione 1982-1983, è sempre presente in campionato. Alla sua esperienza con la società torinese sono legate tutte le vittorie con squadre di club ottenute sia da giocatore che da allenatore. In undici stagioni vinse per sei volte il titolo di Campione d’Italia, due Coppe Italia e una Coppa UEFA. Al termine della stagione 1982-1983, dopo la finale di Coppa dei Campioni persa ad Atene contro l’Amburgo, si ritira.

LA NAZIONALE

Con la maglia azzurra Dino Zoff conta in tutto 112 presenze. Ha vinto i Giochi del Mediterraneo nel 1963, il Campionato Europeo in Italia nel 1968 e il Campionato del Mondo in Spagna nel 1982. Figura nella Hall of Fame del Calcio italiano (2012), nella Walk of Fame dello Sport italiano nella categoria ‘Leggende’ nel 2015 e nelle ‘Leggende del calcio’ del Golden Foot nel 2004. È stato nominato nel 1992 Commendatore Onore al Merito della Repubblica Italiana e nel 2000 Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2003 l’Università di Cassino gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Scienze Motorie e Sportive. Nel 2014 ha pubblicato il libro “Dura un attimo, la gloria”.

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LA CARRIERA DA ALLENATORE

Dopo avere appeso gli scarpini al chiodo allena la Nazionale Olimpica. Nel 1988 va ad allenare la Juventus. Sulla panchina bianconera vi resta per due stagioni vincendo, nel secondo anno, la Coppa Italia e la Coppa UEFA. Vince a livello personale il premio Guerin d’Oro nella stagione 1989/90 e il Seminatore I.N.A. nel 1990. Il riassetto societario attuato dai vertici della società bianconera alla fine della stagione portò alla mancata conferma di Zoff in panchina nonostante le due coppe vinte.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

Viene assunto dal presidente Gianmarco Calleri e diventa l’allenatore della Lazio. Le sue prime parole furono: “E’ per me un grande onore allenare la Lazio”. Rimane sulla panchina biancoceleste per quattro stagioni riuscendo a riportare la squadra in Coppa Uefa. Nel 1994 la Lazio ingaggia come allenatore Zdenek Zeman. Il patron, nel frattempo divenuto Sergio Cragnotti, offre allora al precedente tecnico la carica di Presidente della Lazio. Nel 1996/97 però la società esonera Zeman e richiama Dino in veste di allenatore. Vince il premio Guerin d’Oro come presidente nel 1996/97 e la stagione successiva. Nel 1997/98 la società assume Sven Goran Eriksson e Zoff torna a fare il presidente.

Ricopre tale carica fino a dopo i Mondiali in Francia del 1998, quando diventa Commissario Tecnico della Nazionale Italiana. Nel Campionato europeo del 2000 perde, a causa di un golden gol di Trezeguet, la finale contro la Francia e a seguito delle critiche del Presidente del Consiglio Berlusconi si dimette dall’incarico e torna alla Lazio come Vice Presidente. Nel 2001, per l’ennesima volta, quando Eriksson diventa CT dell’Inghilterra, la società lo richiama in panchina. Confermato per la stagione successiva viene esonerato alla terza giornata e sostituito da Alberto Zaccheroni. Nel gennaio 2005 viene ingaggiato dalla Fiorentina, che conduce alla salvezza. Al termine della stagione si ritira definitivamente dal mondo del calcio.

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