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FOCUS – Lazio Torino Irrati nel segno di Giacomelli

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Un anno è passato ma la musica non è cambiata: ancora torti arbitrali per i biancocelesti e di fronte sempre i granata. Lazio Torino Irrati nel segno di : all’Olimpico arbitraggio a senso unico.

La Lazio è stata fermata: l’arbitro Irrati una provocazione continua. I biancocelesti hanno offerto una buona prova ma il fischietto toscano ci ha messo del suo. Lazio Torino Irrati nel segno di Giacomelli, l’arbitro tanto contestato lo scorso anno per evidenti errori contro la squadra di Inzaghi. Si comincia con il fischiato a su Belotti: l’attaccante del Torino è già in caduta ma Irrati non ha dubbi e il Var sbaglia due volte. La spinta di Marusic è davvero lieve e Belotti vola: il rigore è quantomeno “generoso”, un contatto che si vede sempre nell’area di rigore. Poi si passa dalla mancata espulsione di Izzo: il secondo giallo non arriverà mai e qui c’è un altro errore dell’arbitro.

Passiamo al secondo tempo: la Lazio torna in campo più determinata che mai e trova il pareggio con un eurogol di Milinkovic. Raggiunto l’1-1 Irrati non ci sta e comincia a fischiare falli a senso unico. Il due pesi e due misure si evince quando viene atterrato in area Acerbi: in questo caso il contatto non è giudicato da rigore secondo l’arbitro. Il fallo invece era più evidente di quello su Belotti… Altro rigore negato quello di Ansaldi su Immobile: anche in questo caso tutto tace. I biancocelesti in campo e Inzaghi fuori sono una furia: tanto il nervosismo per i torti subiti. Ma Irrati non demorde e manda fuori anche Marusic per rosso diretto forse per una parola fuori posto. Oltre il danno la beffa. Partita condizionata con una Lazio che ha lottato con le unghie e con i denti per pareggiare. I biancocelesti rimangono al quarto posto ma dietro si avvicinano: proprio in un momento in cui il calendario dice Napoli e Juve. Che casualità…

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ACERBI CONTRO IRRATI

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LA NOSTRA STORIA Gianni Elsner, la voce dell’etere romano

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Gianni Elsner storico conduttore radiofonico laziale


Nato a Merano il 27 settembre del 1940 Gianni Elsner arriva a Roma nel 1965. Due anni dopo inizia la sua esperienza radiofonica. Negli anni precedenti aveva fatto anche l’attore dopo aver frequentato l’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico. Nel 1992 è stato eletto deputato con la Lista Pannella, per poi passare al gruppo misto per divergenze sui rimborsi elettorali.

Gianni Elsner arriva alla radio quasi per caso. Raggiunge la popolarità con la trasmissione ‘Te lo faccio vedere chi sono io’. Il titolo prende il nome da una canzone di Piero Ciampi. L’idea di usarla come sigla gli viene data dal suo grande amico Luciano Re Cecconi. L’impegno, che doveva essere temporaneo, va avanti per oltre trenta anni spaziando in tutti i campi, dalla cultura al sociale. Le letture del professor Trento Morera, le poesie, le adozioni dei suoi “bambuccini” del Paraguay – che continuano ancora oggi grazie all’Associazione Gianni Elsner www.associazionegiannielsner.it/ -, la cartolina per Riccardino, le nonnine della Magliana, le sue battaglie a fianco dei meno fortunati. Ai suoi microfoni negli anni sono intervenuti campioni e stelle dello sport, esponenti della politica e delle istituzioni e, soprattutto, molta gente comune. Compagno di intere mattinate trascorse ad ascoltare i suoi racconti dal sapore di una radio antica con lui è finita l’epoca romantica dell’etere romana. Grande tifoso della Lazio, uno dei primi anchorman calcistici. Malato da tempo fino all’ultimo ha lavorato dalla sua casa-studio alla Balduina. Pochi giorni prima di lasciarci aveva compiuto 69 anni. Molti sono i giornalisti che tentano di imitarlo con scarsissimi risultati. Pochissimi quelli che spiccano per un po’ di personalità ma che risultano imprigionati nella ricerca di una propria dimensione.

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