LA NOSTRA STORIA L’ex centrocampista Ferruccio Mazzola

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LA NOSTRA STORIA Ferruccio Mazzola nasce a Torino l’1 febbraio 1945. Figlio del grande Valentino e fratello di Sandro. Cresce nelle giovanili dell’Inter per essere poi mandato a farsi le ossa nel 1963/64 nel Marzotto Valdagno. L’anno dopo è al Venezia, in Serie B. All’inizio della stagione 1967/68 torna all’Inter. A novembre passa al Lecco in Serie B.

Nel 1968 il presidente Umberto Lenzini porta Ferruccio Mazzola alla Lazio. In biancoceleste gioca cinque stagioni, di cui 3 consecutive e due dopo un prestito alla Fiorentina nella stagione 1971/72. Non molto amato da Tommaso Maestrelli. In maglia biancoceleste ha vinto la Coppa delle Alpi nel 1971, il Campionato Under 23 e lo Scudetto nel 1973/74. Nel 1974 passa al Sant’Angelo Lodigiano dove resta fino al 1977, quando conclude la carriera.

Terminato di giocare lavora nella agenzia ippica aperta insieme a Carlo Galli e Nello Governato e inizia quella di giornalista sportivo. Dopo un’esperienza con la Nazionale femminile di calcio e con la Lazio Femminile come Direttore Tecnico nel 1981 inizia ad allenare con il Cynthia Genzano. Da segnalare le promozioni in serie C1 con il Siena nella stagione 1984/85 e con il Venezia nel 1987/88. Allena inoltre Spal, di nuovo Siena, Perugia, Spezia, Alessandria, Modena e Aosta. Nel 2004 scrisse il libro autobiografico dal titolo ‘Il terzo incomodo’, denunciando un presunto uso di sostanze dopanti nell’Inter quando l’allenava Helenio Herrera.

Querelato per diffamazione dall’Inter ruppe ogni rapporto con il fratello Sandro. L’anno dopo ribadì e rincarò le accuse in un’intervista dichiarando che Herrera scioglieva delle pasticche dal contenuto sospetto nel caffè che tutti i giocatori dovevano prendere negli spogliatoi prima di ogni gara. Secondo Ferruccio Mazzola si trattava di anfetamine. Lui stesso mise in relazione l’uso di queste sostanze con le morti premature di alcuni giocatori nerazzurri. Mazzola si è occupato molto di problematiche legate al sociale. Era membro dell’associazione vittime del doping e si occupava di atleti con disagio sociale. È morto a Roma il 7 maggio 2013.

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