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LA NOSTRA STORIA Diego Fuser

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Diego Fuser

LA NOSTRA STORIA L’11 novembre 1968 nasce a Venaria Reale Diego Fuser. Allenatore ed ex calciatore di ruolo centrocampista.

Cresciuto nel Torino Diego Fuser fa il suo esordio in Serie A a 19 anni per poi essere ingaggiato dal Milan per 7 miliardi di lire. In rossonero resta tre stagioni, la seconda in prestito alla Fiorentina. Con i rossoneri vince lo scudetto nel 1991-1992, la Coppa Campioni 1989-1990, la Supercoppa europea e la Coppa Intercontinentale nel 1989. A Milano non trova spazio e nella stagione 1992-1993 viene ceduto alla Lazio per 7 miliardi di lire.

Nel 1998 vince con la squadra biancoceleste la Coppa Italia, alzata al cielo da capitano. Totalizza in tutto 242 presenze e 42 reti. Nell’estate dello stesso anno si trasferisce al Parma con cui vince Coppa Italia, Coppa UEFA e Supercoppa italiana. Dopo tre stagioni in Emilia si trasferisce per un breve periodo alla Roma. Lascia la massima serie dopo 405 partite e 65 reti, facendo ritorno nella stagione 2003-2004 per vestire la maglia granata in Serie B dove terminerà la carriera tra i professionisti.

L’ESPERIENZA IN ECCELLENZA

Nell’estate del 2004 passa al Canelli centrando la promozione in Serie D e trovando come compagno di squadra Gianluigi Lentini. Nell’estate del 2009, dopo una stagione alla Saviglianese, torna al Canelli dove resta alcuni mesi per poi passare alla Nicese, formazione militante nello stesso girone del campionato di Eccellenza Piemonte. A marzo 2010 la Nicese ufficializza Fuser con il ruolo di ‘giocatore-allenatore’ coadiuvato da Alessandro Musso, tecnico della squadra juniores.

Fra i dilettanti colleziona 135 gare e realizza 41 reti. Complessivamente 24 le stagioni di campionato disputate in carriera: 569 partite e 108 reti. A ottobre 2012, a un anno e mezzo dal suo ritiro quasi quarantaquattrenne, torna a giocare nel Colline Alfieri Don Bosco, squadra di San Damiano d’Asti militante nel torneo regionale di Promozione. A dicembre 2012 rescinde il contratto ponendo fine al calcio giocato.

NAZIONALE

Durante la carriera ha vestito la maglia dell’Italia 25 volte partecipando, sotto la guida di Arrigo Sacchi, agli Europei del 1996. Impiegato meno da Cesare Maldini, suo successore, Fuser ritrova la Nazionale con continuità sotto la gestione di Dino Zoff, che lo ha allenato alla Lazio. Viene impiegato costantemente per le qualificazioni ad Euro 2000 ma a causa di problemi fisici resta fuori dalla lista dei convocati per la fase finale.

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Mourinho non sa perdere, Lazio club piccolo ? Ed il Bodo Glimt

Mourinho non sa perdere, 6 gol in Norvegia, ma il club piccolo rimane la Lazio

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Mourinho non sa perdere, 6 gol in Norvegia, ma il club piccolo rimane la Lazio

Mourinho non sa perdere o almeno è quello che vuole farci credere. Dopo i 3 gol nel derby conditi da dichiarazioni di poco gusto : “Lazio club piccolo, abbiamo perso contro una squadra piccola“. La sua Roma ci ricasca e affonda in un risultato tennistico contro il temibilissimo Bodo Glimt, squadra vincitrice del campionato norvegese. Con tutto il rispetto per i ragazzi di Bodo, quella della Roma è l’ennesima figuraccia a livello europeo che iscrive anche l’allenatore portoghese al club. Il nostro augurio a Mourinho è quello di preparare meglio le prossime partite che i vari Roland Garros, Australian Open, Wimbledon si avvicinano e pensare meno alla squadra che lui considera “piccola.

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LA LAZIO CAMBIA FALCONIERE

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Lazio Inter, Sarri l’ha vinta con i cambi

Lazio Inter, la chiave del match : La gestione dei cambi di Sarri

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Lazio Inter, la chiave del match : La gestione dei cambi di Sarri

Lazio Inter, parla forte e chiaro, 3-1 e altri 3 punti per la truppa di Sarri. La chiave della partita è sotto gli occhi di tutti : La gestione dei cambi di Sarri. Il tecnico toscano stupisce tutti schierando dal primo minuto Basic al posto di Luis Alberto. Il croato da densità in mezzo al campo e sfrutta la sua altezza (assieme a Milinkovic) per proteggere la porta di Reina dai calci piazzati e cross (nota dolente fino ad ora del campionato biancoceleste). Nel secondo tempo Sarri studia le difficoltà dell’Inter e punta sulla velocità di Lazzari e Zaccagni che spaccano letteralmente in 2 la partita. Non da meno la mossa Luis Alberto che entrato in un momento delicato del match, motivato dalla panchina, usa la sua maestria e chiude il match con un assist al bacio per l’incornata vincente del Sergente serbo.

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LE PAROLE DI SARRI A FINE PARTITA

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Focus Lazio – Quante volte ci si ferma per eccessiva sportività, ma a terra si finge l’infortunio?

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Focus Lazio – Lazio Inter è appena finita ma le polemiche sono appena iniziate. La Lazio vince una bella gara, portando a casa altri tre punti prestigiosi, anche perché di fronte non c’era l’ultima arrivata, ma l’Inter campione d’Italia, allenata dall’ex Inzaghi.

Il gol di Felipe Anderson in Lazio Inter

L’episodio chiave di Lazio Inter è stato il secondo gol dei capitolini che, lo diciamo subito, hanno fatto bene a continuare l’azione. A parte che, da regolamento, deve essere l’arbitro a interrompere il gioco e la Lazio non era obbligata a fermarsi, reputando più opportuno continuare l’azione. Anche perché il fallo non era così grave e non interessava un infortunio alla testa (casa che invece obbliga il direttore di gara a interrompere immediatamente il gioco).

Poi è arrivato il gol di Felipe Anderson e i giocatori nerazzurri hanno “rosicato”, come si dice qui a Roma, ma quante volte i giocatori fingono o accentuano i falli subiti? Sempre o quasi sempre.

Quindi hanno fatto bene i giocatori della Lazio ha continuare il gioco, anche perché – nell’azione precedente – gli interisti non hanno detto a Lautaro di fermarsi, ma speravano che l’azione si concludesse con un gol. Cosa che hainoi [!] non è accaduta.

Quindi si era di fronte a due possibilità legittime: o si metteva la palla fuori, oppure no. La Lazio ha deciso di continuare l’azione, come del resto hanno fatto gli interisti, solo che a loro gli ha detto male che non hanno segnato, mentre a noi ha detto bene.

Ovvio, sia chiaro, che ci troviamo davanti a un episodio al limite, però usando un altro modo di dire “A chi tocca nun se ingrugna”, anche perché tutto questo capita per via di una fastidiosissima pratica tipica dei calciatori “checca” che fingono, simulano, strillano, si buttano per terra, anche quando non ce n’è bisogno, solo per arrecare danno agli avversari e vantaggio alla loro squadra. Ora, magari non era questo il caso, perché Di Marco sembra un giocatore corretto e onesto, però che dovevano fare i giocatori della Lazio? Fermarsi? eh no. Scusateci ma troppe volte ci siamo fermati per episodi che non meritavano e siamo stati penalizzati.

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