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LA NOSTRA STORIA Domenico Masuzzo

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Rubrica la nostra storia di Laziochannel

LA NOSTRA STORIA Ex centrocampista della Lazio, Domenico Masuzzo, nasce ad Ancona il 3 maggio 1953. Cresciuto nell’Anconitana, Masuzzo viene acquistato dalla Lazio nel 1970/71. Arrivato a Roma entra a far parte della ‘De Martino’. Con la squadra delle riserve biancocelesti si aggiudica il titolo italiano di categoria (l’ultimo prima della soppressione del torneo). La Lazio si era appena aggiudicata il campionato di Serie B grazie a giocatori di grande valore e l’allora tecnico Lorenzo porta Masuzzo in ritiro con la prima squadra appena diciassettenne.  Nel 1972/73 viene ceduto alla Salernitana in serie C e l’anno dopo al Civitavecchia in serie D. Nella stagione 1974/75 torna alla Lazio per due stagioni. Entra a far parte della rosa di prima squadra ma gioca solo nove minuti in Coppa Italia. Quindi viene ceduto alla Nocerina in Serie C.

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Lazio Inter, Sarri l’ha vinta con i cambi

Lazio Inter, la chiave del match : La gestione dei cambi di Sarri

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Lazio Inter, la chiave del match : La gestione dei cambi di Sarri

Lazio Inter, parla forte e chiaro, 3-1 e altri 3 punti per la truppa di Sarri. La chiave della partita è sotto gli occhi di tutti : La gestione dei cambi di Sarri. Il tecnico toscano stupisce tutti schierando dal primo minuto Basic al posto di Luis Alberto. Il croato da densità in mezzo al campo e sfrutta la sua altezza (assieme a Milinkovic) per proteggere la porta di Reina dai calci piazzati e cross (nota dolente fino ad ora del campionato biancoceleste). Nel secondo tempo Sarri studia le difficoltà dell’Inter e punta sulla velocità di Lazzari e Zaccagni che spaccano letteralmente in 2 la partita. Non da meno la mossa Luis Alberto che entrato in un momento delicato del match, motivato dalla panchina, usa la sua maestria e chiude il match con un assist al bacio per l’incornata vincente del Sergente serbo.

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LE PAROLE DI SARRI A FINE PARTITA

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Focus Lazio – Quante volte ci si ferma per eccessiva sportività, ma a terra si finge l’infortunio?

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Focus Lazio – Lazio Inter è appena finita ma le polemiche sono appena iniziate. La Lazio vince una bella gara, portando a casa altri tre punti prestigiosi, anche perché di fronte non c’era l’ultima arrivata, ma l’Inter campione d’Italia, allenata dall’ex Inzaghi.

Il gol di Felipe Anderson in Lazio Inter

L’episodio chiave di Lazio Inter è stato il secondo gol dei capitolini che, lo diciamo subito, hanno fatto bene a continuare l’azione. A parte che, da regolamento, deve essere l’arbitro a interrompere il gioco e la Lazio non era obbligata a fermarsi, reputando più opportuno continuare l’azione. Anche perché il fallo non era così grave e non interessava un infortunio alla testa (casa che invece obbliga il direttore di gara a interrompere immediatamente il gioco).

Poi è arrivato il gol di Felipe Anderson e i giocatori nerazzurri hanno “rosicato”, come si dice qui a Roma, ma quante volte i giocatori fingono o accentuano i falli subiti? Sempre o quasi sempre.

Quindi hanno fatto bene i giocatori della Lazio ha continuare il gioco, anche perché – nell’azione precedente – gli interisti non hanno detto a Lautaro di fermarsi, ma speravano che l’azione si concludesse con un gol. Cosa che hainoi [!] non è accaduta.

Quindi si era di fronte a due possibilità legittime: o si metteva la palla fuori, oppure no. La Lazio ha deciso di continuare l’azione, come del resto hanno fatto gli interisti, solo che a loro gli ha detto male che non hanno segnato, mentre a noi ha detto bene.

Ovvio, sia chiaro, che ci troviamo davanti a un episodio al limite, però usando un altro modo di dire “A chi tocca nun se ingrugna”, anche perché tutto questo capita per via di una fastidiosissima pratica tipica dei calciatori “checca” che fingono, simulano, strillano, si buttano per terra, anche quando non ce n’è bisogno, solo per arrecare danno agli avversari e vantaggio alla loro squadra. Ora, magari non era questo il caso, perché Di Marco sembra un giocatore corretto e onesto, però che dovevano fare i giocatori della Lazio? Fermarsi? eh no. Scusateci ma troppe volte ci siamo fermati per episodi che non meritavano e siamo stati penalizzati.

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Donnarumma protetto, Immobile no. Il falso moralismo all’italiana

Immobile criticato da coloro che oggi difendono Donnarumma. Dove sta la coerenza?

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Italia Spagna non ci ha mostrato solamente i fischi per Donnarumma, ma anche il falso moralismo italiano

Una sconfitta che sta passando in secondo piano, quella dell’Italia contro la Spagna di ieri sera. Tutti gli addetti ai lavori avevano l’attenzione su Gigio Donnarumma, tartassato di fischi dai tifosi presenti sugli spalti di San Siro. Giusti o sbagliati? In molti si stanno ponendo questo quesito e rispondere non è semplice. La storia la conosciamo tutti e ognuno è libero di giudicarla come vuole. Ma il clamore dei giornalisti e dei media ha fatto venire un’amara verità: il falso moralismo e buonismo a corrente alternata.

CHI PROTEGGE DONNARUMMA, IN PASSATO HA CRITICATO IMMOBILE

Era la Nazionale italiana, non Milan – PSG“, questa è la frase più ricorrente che si legge sui social e sui giornali e siti della nostra penisola. E’ vero, era l’Italia e il tifo per il proprio club dovrebbe essere messo da parte. Eppure coloro che oggi si indignano per i fischi al portiere ex Milan, sono gli stessi che durante gli ultimi anni hanno “massacrato” mediaticamente Ciro Immobile per le sue prestazioni con la maglia Azzurra. Predicare bene e razzolare male, ci sono riusciti alla perfezione. Perchè questa differenza di trattamento? Perchè coloro che si sono scagliati contro il bomber della Lazio ora proteggono a spada tratta Donnarumma? Spiegatemi la differenza, perchè non riesco a vederla. I nodi sono venuti al pettine e il buonismo che ora ostentate è solamente frutto di una falsità e conseguenza di valutazioni fatte con la famosa “sciarpa al collo da tifosi. Ora siete stati stanati, aspettiamo con ansia i vostri commenti buonisti alla prossima prestazione (per voi negativa, non per noi) di Immobile in Nazionale. Baci e abbracci…

Marco Corsini

IL FRATELLO DI IMMOBILE CONTRO I CRITICONI DOPO ITALIA SPAGNA

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