LAZIO Pedro e i suoi fratelli: quanti viaggi sulla rotta Trigoria-Formello

lazio pedro e i suoi fratelli

LAZIO Pedro e i suoi fratelli. Nella storia del nostro calcio, gli scambi tra i biancocelesti e la Roma sono sempre stati merce rara. Ma non certo unica.

LAZIO Pedro e i suoi fratelli. L’esterno, corpo estraneo del progetto della nuova Roma di Mourinho, è in procinto di accasarsi sull’altra sponda del Tevere. Mancherebbero al momento solo alcuni dettagli e poi potrà riabbracciare Maurizio Sarri, con cui tanto bene ha fatto ai tempi del Chelsea. Se l’operazione andrà in porto, sarà per la precisione la numero quattordici stipulata nella propria storia dalla Prima della Capitale con i giallorossi. Un numero non elevatissimo, alla luce dell’accesa rivalità tra i due club, ma che comunque dimostra che nei momenti di bisogno ci si può appoggiare anche al peggiore dei tuoi nemici (calcistici).

E lo si può fare anche direttamente, come nel caso di Pedro. Che sarebbe appena il terzo di questo tipo in 121 anni di storia della Lazio. Gli altri due appartengono invece ad un’epoca remotissima, coinvolgendo giocatori ormai quasi del tutto dimenticati. Il primissimo risale addirittura al 1934 e porta il nome di Attilio Ferraris (soprannominato Ferraris IV). Fu il primo ad indossare la fascia di capitano della neonata società giallorossa, con cui collezionò 231 presenze e 5 gol. Nel 1934 il presidente biancoceleste Gualdi approfitto di alcune diversità di vedute con i dirigenti per portare il ragazzo alla propria corte. Il numero uno sborsò 150mila lire, somma importante per l’epoca, ma non fu ripagato degnamente: Ferraris mise insieme infatti appena 39 presenze in due anni, prima di far ritorno alla casa madre.

Simile fu poi la storia di Franco ‘Ciccio’ Cordova. Nato a Forlì, approdò alla Roma nel 1967, in cui rimase 9 stagioni. Con un bottino di tutto rispetto: 212 i cartellini timbrati, conditi da 9 palle in fondo al sacco. La rottura nel 1976, dopo la decisione del presidente Anzalone di cederlo al Verona: contrario al trasferimento, disse no e per vendicarsi passò ai cugini biancocelesti. Ne indossò la casacca per tre stagioni, ma con un rendimento altamente inferiore a quello mostrato in giallorosso.

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