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La lettera di Lotito. Un modo per chiedere scusa ai tifosi della Lazio?

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La lettera di Lotito ai tifosi della Lazio scritta sul Messaggero

Il Presidente Lotito è in difficoltà e si vede. Una lettera lunghissima per spiegare le sue ragioni.

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Ecco la Lettera di Lotito ai tifosi della Lazio

“Cari tifosi laziali, desidero innanzitutto ringraziare il Direttore e il giornale che ospitano queste righe perché offrono spazio a una riflessione ampia, in un momento delicato. Essere tifoso significa contribuire a un comune sentimento, più lente e più utile alla Lazio. Scrivo a chi gioisce. A chi vive la Lazio ogni giorno. A chi la segue allo stadio, in televisione, in trasferta, nei Lazio Club, nelle famiglie, nei quartieri, nei ricordi e nelle speranze. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica. Scrivo anche a chi si è allontanato, deluso, amareggiato.
Non lo faccio per alimentare polemiche. Non lo faccio per chiedere indulgenza. Non lo faccio per dire che va tutto bene, perché non sarebbe vero e non sarebbe rispettoso della vostra intelligenza. Lo faccio perché mi sembra doveroso, da Presidente della S.S. Lazio, condividere con alcuni di voi alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco”.

Primo capitolo: Lotito parla della gestione della società

“Si può non essere d’accordo con una scelta societaria, con una strategia societaria, con una stagione sportiva. Si può criticare il Presidente, la società, il mercato, il rapporto con la tifoseria. Ma ridurre vent’anni di lavoro, sacrifici, responsabilità personali, risultati ottenuti e battaglie istituzionali a una caricatura significa non leggere fino in fondo cosa sia diventato oggi il calcio moderno. Il calcio di oggi è un sistema sempre più complesso, spietatamente appoggiato a volte privo di una visione autentica. Un sistema nel quale i fautori vengono raccontati come trofei, mentre dietro quei numeri si nascondono spese indebitate, fondi che entrano nel mercato senza controllo per costruire un ritorno di passione, ma per speculare sul valore di un brand e non come emissivo di una comunità.

Lotito cerca di difendersi scrivendo cose non completamente esatte… “Ho sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, ed è rimasta una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. Il primo dovere di chi amministra un club non è inseguire l’applauso di un giorno. È garantire che quella società resti solida, libera e rispettata anche domani. (rispettata da chi diciamo noi?)

So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anch’io voglio una Lazio capace di vincere. Ma la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per dare un futuro. In questo anche ho sempre messo la faccia. Nelle scelte facili e in quelle difficili. Nei momenti positivi e in quelli complicati. Ho combattuto nelle istituzioni non soltanto per la Lazio, ma per difendere il sistema calcio nel suo complesso. Perché un calcio sano, senza regole, senza equilibrio, senza rispetto per i tifosi è un calcio destinato a perdere se stesso. Questo non significa non aver commesso errori.

Chi decide sbaglia. Chi governa una società complessa come la Lazio sa di farlo in modo spesso complicato, contestato. In questo sono consapevole. È per questo che chiedo che il giudizio tenga conto dell’intero quadro, non soltanto della scelta singola o più conveniente da raccontare. E dentro questo quadro c’è anche chi vuole affrontare con chiarezza il rapporto con i tifosi: deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. La Lazio deve trovare forme nuove, serie e responsabili di ascolto, dialogo e coinvolgimento della propria gente. Esistono regole, vincoli attingenti, responsabilità giuridiche e istituzionali che spesso limitano il dialogo diretto e creano, in alcuni momenti, una barriera quasi invalicabile. Ma una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata.

Tante belle parole che però non trovano fondamento secondo chi redige l’articolo…

Lotito parla di rispetto. cosa che lui non ha quasi mai avuto nei confronti della Lazio e dei tifosi della Lazio, sia ben chiaro.

“Voglio dire qualcosa di molto personale: può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da polemiche, offese e attacchi continui, io abbia risposto a telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità. Ma voglio essere chiaro: non è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio. Il rispetto per chi ama questi colori viene prima di tutto. Ogni tifoso che merita tempo, risposta, chiarimento, passione, sacrifici personali e familiari per seguire la Lazio merita uno schianto rispetto, ma gratitudine. Perché senza questo amore quotidiano, senza questa appartenenza profonda, nessun club avrebbe davvero un’anima. E io, che ho l’onore e la responsabilità di rappresentare la Lazio, non posso e non voglio dimenticarlo”.

“Difendere la Lazio, oggi, non significa negare i problemi. Significa difendere un principio: la Lazio deve restare padrona del proprio destino. Deve crescere senza perdere la propria identità. Deve competere senza consegnarsi a modelli finanziari pericolosi. Deve aprirsi al mondo senza diventare merce. Deve ascoltare i suoi tifosi senza essere ostaggio della strumentalizzazione. Questa è la sfida vera. È difficile, scomoda, a volte impopolare. Ma è l’unica sfida seria per chi vuole bene alla Lazio non soltanto oggi, ma anche domani.

La Lazio non è ferma. La Lazio sta lavorando. La Lazio sta costruendo. E lo sta facendo dentro un calcio che cambia velocemente, dove servono nervi saldi, visione internazionale, senso istituzionale e capacità di resistere alle sirene di chi promette tutto e subito senza spiegare chi pagherà il conto. Io questo conto non l’ho mai voluto scaricare sulla Lazio. Ho sempre cercato di governarlo secondo un principio di responsabilità. Posso aver commesso errori, ma non ho mai trattato la Lazio come un bene qualsiasi. Non l’ho mai considerata merce. Non l’ho mai pensata come qualcosa da utilizzare e poi lasciare al proprio destino.

Con rispetto per tutti voi, per la vostra passione e per la storia che rappresentate, credo sia arrivato il momento di aprire una fase nuova: più dialogo, più ascolto, più responsabilità reciproca. Senza strumentalizzazioni. Senza rese dei conti. Senza dividere la Lazio tra buoni e cattivi. La Lazio non appartiene a una polemica. Appartiene alla sua storia, ai suoi tifosi e al futuro che tutti abbiamo il dovere di difendere”.

Poi Lotito inizia il sermone sugli obiettivi futuri e parla anche della Lazio come ente morale, lui?

Perché la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro.

E poi c’è il lavoro silenzioso, spesso lontano dai riflettori, della divisione sociale della S.S. Lazio. Un lavoro che ogni anno tiene alto il prestigioso titolo di Ente Morale, riconosciuto alla Lazio il 2 giugno 1921. Quel titolo non è un fregio da esibire nelle ricorrenze. È un obbligo morale. È una responsabilità quotidiana verso la città di Roma, verso il territorio, verso chi vive difficoltà, solitudine, fragilità. Grazie all’impegno della dottoressa Cristina Mezzaroma, la divisione sociale ha assunto ulteriore centralità, sensibilità e forza. Non parlo di un’attività accessoria, né di iniziative collaterali.

Parlo di una responsabilità che appartiene alla storia stessa della Lazio e alla sua natura di Ente Morale. La Lazio ha il dovere di promuovere, sostenere e portare ogni giorno nella città progetti sociali, iniziative educative, campagne di sensibilizzazione. Lo fa attraverso attività dedicate ai ragazzi e alle famiglie in difficoltà, attraverso momenti di riflessione con eccellenze della società civile, attraverso iniziative contro il cyberbullismo, contro la violenza sulle donne e contro ogni forma di violenza di genere. Lo fa cercando di usare la forza comunicativa del calcio per arrivare dove spesso altri linguaggi non riescono ad arrivare.

Anche questo è calcio: usare la cassa di risonanza del calcio per comunicare messaggi sociali, per seminare consapevolezza, per far germogliare valori nel futuro dei nostri ragazzi. Il calcio non è solo business. Non è solo mercato. Non è solo classifica. È anche responsabilità, comunità, educazione, esempio. Sono fatti che meritano di essere rimessi in fila con lealtà, senza enfasi e senza propaganda. Perché criticare è legittimo, ma giudicare una società significa guardare l’intero quadro: campo, sostenibilità, direzione sportiva, relazioni internazionali, diritti, media, sociale e infrastrutture. Solo così il confronto diventa utile alla Lazio, ai suoi tifosi e alla città.

La Lazio non può vivere di slogan. (Come spesso fa lei Presidente)

Non può essere trascinata dentro una narrazione in cui tutto ciò che viene fatto è sbagliato per definizione e tutto ciò che viene promesso da altri è automaticamente migliore. La Lazio ha bisogno di critica, sì. Ma di critica leale. Ha bisogno di passione, non di distruzione. Ha bisogno di tifosi esigenti, non di una guerra permanente che rischia di indebolire proprio ciò che si dice di voler difendere.

Non vi chiedo di essere sempre d’accordo con me. Non sarebbe giusto e non sarebbe nemmeno possibile. Vi chiedo però di ragionare insieme: di distinguere la critica dalla delegittimazione, la passione dalla distruzione, il dissenso dalla frattura insanabile. Qui Lotito dimostra che la contestazione gli sta facendo molto male…

I ruoli sono diversi e devono restare tali. La società ha il dovere di decidere, programmare e assumersi responsabilità. I tifosi hanno il diritto di amare, giudicare, chiedere, pretendere. Ma entrambi, società e tifosi, hanno un interesse superiore: difendere la Lazio”.

E No caro presidente. Non può essere lei a dire a noi tifosi come si difende la Lazio…

Lotito poi parla anche dello stadio Flaminio, Formello, la Lazio Women ecc…

“Un capitolo decisivo riguarda poi le infrastrutture. Una società che vuole costruire futuro non può limitarsi alla gestione del presente. Il progetto Flaminio è stato valutato e inserito nella cornice dei progetti strategici legati agli stadi per Euro 2032: un passaggio non scontato, che conferma la concretezza di un dossier complesso, tecnico, urbanistico e istituzionale. Non siamo davanti a una suggestione comunicativa, ma a un percorso reale, che riguarda la Lazio e riguarda Roma. Il Flaminio rappresenta una sfida ambiziosa: riqualificare un impianto storico, modernizzare l’esperienza sportiva, creare valore per il club e restituire centralità a un pezzo importante della città. È uno di quei temi sui quali il confronto dovrebbe uscire dalla polemica quotidiana e misurarsi con i fatti, con i tempi delle istituzioni, con la complessità delle procedure e con la responsabilità di chi prova a trasformare un’idea in un progetto.

A questo si aggiunge il lavoro sull’Academy, destinato a rendere il Training Center di Formello una struttura sempre più completa e innovativa. Non soltanto un centro di allenamento, ma un polo integrato per la crescita della prima squadra, della Lazio Women, della Primavera e del settore giovanile. All’interno di questo percorso sono previsti anche spazi dedicati alla formazione, allo studio e, nel rispetto delle diverse sensibilità, al raccoglimento e al culto. È un aspetto importante, perché il calcio ha una responsabilità che non si esaurisce nel campo. Formare un ragazzo significa accompagnarlo nella crescita tecnica, ma anche nella costruzione della persona. Non tutti diventeranno campioni, non tutti saranno professionisti, ma tutti un giorno saranno uomini e donne inseriti nella società. Anche questa è visione: costruire luoghi, strumenti e competenze attraverso cui il futuro della Lazio possa nascere, formarsi e diventare patrimonio stabile del club. Perché un’Academy moderna non deve preparare soltanto calciatori migliori, ma persone più consapevoli, più responsabili e più pronte alla vita.

C’è poi il lavoro quotidiano della direzione sportiva e del direttore Angelo Fabiani, che sta affrontando una fase delicata di ristrutturazione, valorizzazione e consolidamento della rosa. Il player trading, nel calcio moderno, non può essere considerato una parola proibita. E soprattutto non può essere confuso con una rinuncia all’ambizione. È, al contrario, uno strumento necessario per una società che vuole crescere, creare valore, difendere il proprio patrimonio tecnico e restare competitiva dentro un mercato sempre più complesso. Valorizzare calciatori, saper scegliere il momento giusto per intervenire, cogliere opportunità in entrata e in uscita, costruire relazioni solide e riconosciute nel mercato internazionale: tutto questo fa parte di una società che vuole stare dentro il calcio contemporaneo senza subirlo. Ma il punto deve essere chiaro: ogni operazione, ogni scelta, ogni valutazione tecnica ed economica deve avere un’unica finalità, quella di rendere la Lazio più forte, più solida, più competitiva. Sempre con l’obiettivo della vittoria”.

Poi la lettera continua perdendo d’importanza e ripetendo sempre sugli stessi concetti….Un film visto e rivisto….

FONTE VERIFICATA

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