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Lazio, anche Lulic dice no a Lotito: biancocelesti rimasti senza simboli e idee

Doveva rappresentare un ponte tra la società e il popolo biancoceleste, una figura simbolica capace di ricucire un rapporto sempre più fragile tra il club e la tifoseria. Invece, anche questa ipotesi è destinata a tramontare. Dopo il rifiuto incassato da Angelo Peruzzi nei giorni scorsi, il presidente della Lazio Claudio Lotito deve registrare un altro “no” pesante, forse ancora più significativo per il valore affettivo e simbolico che porta con sé: Senad Lulic ha deciso di non entrare a far parte dell’organigramma biancoceleste.

L’ex capitano, l’uomo che con il gol del 26 maggio 2013 consegnò alla Lazio una storica Coppa Italia nel derby contro la Roma, avrebbe potuto incarnare alla perfezione il ruolo di figura di raccordo con i tifosi. Un profilo amato, rispettato e profondamente legato alla storia recente del club. Proprio per questo, il suo rifiuto pesa e racconta molto più di una semplice scelta professionale: è il segnale di un clima di distanza, diffidenza e freddezza che continua a circondare l’ambiente Lazio.

Il “no” di Lulic arriva in un momento delicato per la società, già alle prese con una contestazione crescente e con un rapporto sempre più complesso con una parte importante della tifoseria. L’idea di inserire nell’organico una bandiera biancoceleste avrebbe potuto rappresentare un primo passo verso una ricucitura, o quantomeno un tentativo concreto di ristabilire un contatto emotivo con la piazza. Ma la risposta negativa dell’ex numero 19 sembra confermare che, al momento, neppure il richiamo del cuore basta per riavvicinare certe figure alla Lazio di oggi.

Dopo Peruzzi, dunque, anche Lulic sceglie di ringraziare e proseguire per la propria strada. Due rifiuti che fanno rumore, perché riguardano uomini che hanno lasciato un segno profondo nella storia recente del club e che, proprio per questo, avrebbero avuto un peso specifico enorme all’interno della società. La sensazione è che non si tratti soltanto di scelte individuali, ma di messaggi che raccontano lo stato attuale del mondo Lazio.

Il mancato ingresso di Senad Lulic nell’organigramma biancoceleste non chiude soltanto una porta sul piano societario, ma apre inevitabilmente una riflessione più ampia sul rapporto tra Lotito, la squadra e la sua gente. Per i tifosi, il rifiuto dell’eroe del 26 maggio non può passare inosservato. Anzi, rischia di trasformarsi nell’ennesimo simbolo di una frattura che, con il passare del tempo, appare sempre più difficile da sanare.

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Luigi Cesarano

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