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Zazzaroni scuote la Lazio: dopo 22 anni, è il momento che Lotito faccia un passo indietro?

Di Vittorio Chirico31 Luglio 2026 - 19:0529 secondi fa 3 min di lettura
Zazzaroni attacca Lotito: «Spera che Gattuso faccia miracoli, dopo 22 anni forse è arrivato il momento di lasciare»

La Lazio sta attraversando una crisi di attenzione che fa male, e chi deve prendersi la responsabilità sembra invece girare le spalle. Ivan Zazzaroni non si è nascosto dietro mezzi termini: in un intervento al vetriolo su Radiosei ha messo sotto accusa la gestione di Claudio Lotito, accusando il presidente di aver isolato il club biancoceleste fino a renderlo marginale nel calcio italiano.

La ferita è profonda e si vede, eccome. La Lazio, agli occhi del giornalista, è un corpo che perde sostanza non solo sul campo, ma anche nel dialogo con la piazza e sul mercato. Parole dure, che fanno scuola: “La Lazio non esiste in questo momento, sta morendo di attenzione. Non si parla di nulla di concreto, e questo fa male a tutti, ai tifosi e anche alla società quando si tratta di convincere giocatori a vestire la maglia biancoceleste”. Un quadro desolante, che i tifosi sentono sulla pelle dopo annate consecutive di delusioni e false speranze.

Il colpo più pesante è però riservato alla gestione societaria e al rapporto con Gennaro Gattuso, al quale Zazzaroni attribuisce sì il ruolo di traghettatore, ma in un contesto che mette un enorme peso sulle sue spalle, senza un vero progetto alle spalle: “Lotito forse scommette ancora su se stesso o spera nei miracoli di Gattuso, ma così non si va lontano. Dopo 22 anni di gestione a tratti imbarazzante, è forse il momento di pensare a un cambiamento radicale. I tifosi sono stufo, non solo della squadra ma soprattutto di chi decide e non ascolta la piazza”.

E quando si parla di futuro, la situazione non migliora: tra presunti acquirenti e fantomatiche offerte, ogni voce si dissolve nel nulla. Zazzaroni mette la faccia e fa chiarezza: “Non vedo acquirenti seri, altrimenti la storia sarebbe diversa. Idee di vendite o cambi di proprietà? Solo chiacchiere che non trovano riscontro. Lotito dice sempre che non si muove, e questo basta a spegnere qualsiasi speranza.”

La protesta dei tifosi è il segnale più evidente di un malessere che cresce. Lo sciopero bianco della Nord e di tutta la curva non è solo un gesto simbolico, ma un grido di allarme forte e chiaro. “Fino a poco tempo fa si credeva in qualcosa, oggi invece la delusione ha cambiato il volto del pubblico biancoceleste. Non si può andare avanti a testa bassa, la maglia va rispettata sempre, ma chi la rappresenta deve fare lo stesso”.

In mezzo a tutto questo, il ruolo di Lotito resta il vero nodo da sciogliere. La politica aziendale del “finché morte non ci separi” non può essere l’ultima parola per un club storico come la Lazio. Servono segnali concreti e una visione che restituisca dignità a una società che rischia di svanire nel nulla. “Non si può vivere nell’incertezza perpetua, non si può ignorare la piazza. La Lazio ha bisogno di un cambio di passo, non di promesse al vento”.

La domanda ora è inevitabile: quanto ancora potrà reggere questo equilibrio precario? I tifosi biancocelesti sembrano stanchi di assistere a questa lenta agonia, e la pazienza è agli sgoccioli. La Lazio è una questione di cuore, ma il cuore ha bisogno di essere nutrito, rispettato, guidato con coraggio. A Formello servono risposte, non altre schermaglie e silenzi imbarazzanti. La palla, una volta tanto, dovrebbe passare ai fatti.

E i tifosi, questa volta, non sembrano disposti a far finta di nulla.

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