La trattativa per Rodrigo Mora è in una fase di stallo: la Roma ha messo sul tavolo un prestito oneroso da circa 7 milioni con diritto di riscatto fissato intorno ai 43 milioni, che si trasformerebbe in obbligo al verificarsi di determinate condizioni sportive (tra cui una percentuale consistente di presenze e la qualificazione in Champions). Il Porto, però, avrebbe modificato le richieste su garanzie e meccanismi che attivano l’obbligo, arrivando in alcune fasi a chiedere un pagamento cash invece della formula del prestito.
L’avvocato del ragazzo, Luís Miguel Henrique, intervenuto in trasmissione, ha confermato la difficoltà umana della situazione: Mora — classe 2007 — è apparso abbattuto perché non rientrerebbe nelle idee dell’allenatore e si troverebbe ora «come terza scelta». C’è quindi anche una componente di benessere personale: per un 18enne che vuole crescere e soprattutto giocare, la mancanza di prospettive concrete pesa tanto quanto le questioni economiche.
Da un punto di vista operativo la Roma preferisce il prestito per ragioni di bilancio e per mantenere margine per altri movimenti; il Porto, forte anche di un recente rinnovo contrattuale con il giocatore e clausole importanti, cerca condizioni più sicure per una cessione. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali di chiusura dell’accordo e la trattativa resta aperta ma rallentata.
Se la situazione non si sbloccherà nelle prossime settimane, la Roma potrebbe valutare alternative sul mercato, mentre per Mora la priorità evidente resta trovare una destinazione che gli garantisca minuti e continuità di crescita.