Formello chiuso al pubblico: la Lazio esporta lo spettacolo ai network e lascia a casa i tifosi
La notizia è breve, netta e irritante: mercoledì 5 agosto la sfida amichevole tra Lazio e Ostiamare si disputerà sul campo centrale del Training Center di Formello a porte chiuse. Il club lo rende noto con la solita nota ufficiale, che elenca canali e piattaforme dove sarà possibile assistere alla partita: sslazio.it, app ufficiale, Lazio Style Radio, YouTube del club, DAZN e Sportitalia. Peccato che per assistere dal vivo serva solo un biglietto che non ti venderanno. Dopo i test contro Primavera, Flaminia Civita Castellana, Avellino e Ascoli, anche l’ultima amichevole si chiude alla gente, con la società che festeggia la capillarità mediatica e non il rapporto con i tifosi.
La partita senza pubblico
"La S.S. Lazio rende noto che l'amichevole contro l'Ostiamare, prevista per mercoledì 5 agosto alle ore 18:00, si terrà sul campo centrale del Training Center di Formello, a causa dell'indisponibilità del manto erboso dello stadio Mirko Fersini. La gara, dunque, verrà disputata a porte chiuse. Il match sarà trasmesso in diretta streaming su sslazio.it, sull'App ufficiale della S.S. Lazio, su Lazio Style Radio, anche in FM sugli 89.3 MHz, sul canale YouTube del Club, DAZN e Sportitalia."
La citazione ufficiale spiega la ragione tecnica: il manto erboso del Mirko Fersini non è pronto. Una spiegazione plausibile che però non cancella l'impressione di una scelta ormai sistemica: il club privilegia canali proprietari e partner televisivi, mentre mostra scarsa cura nel garantire lo spettacolo dal vivo alla propria gente. È una questione di priorità: si possono mettere in sicurezza gli interessi commerciali e programmare dirette perfette, ma non si riesce a programmare qualche intervento preventivo sullo stadio per evitare l’ennesimo stallo. Così la tifoseria paga abbonamenti, trasferte, speranze e viene premiata con un link invece che con un posto sugli spalti.
La gestione della comunicazione e dell’organizzazione—dalla dirigenza fino al direttore sportivo, Mario Rossi—ha il dovere di spiegare come si sia arrivati a questo punto. E la responsabilità politica della società non può essere liquidata con l’elenco delle televisioni che trasmettono l’amichevole. L’allenatore Gattuso farà il suo lavoro e testerà la rosa, questo è chiaro; ma la scelta di continuare a trasformare i tifosi in spettatori remoti racconta una filosofia aziendale: massimizzare visibilità e ricavi senza restituire esperienza sociale e territoriale. È qui che il calcio moderno inciampa, perché non basta una diretta perfetta per sostituire l’urlo di chi si fa il mazzo per seguire la squadra.
Non si tratta di rifiutare il progresso o di demonizzare lo streaming: il punto è il bilanciamento. Se il club vuole davvero dimostrare attenzione verso chi lo sostiene, serve pianificazione, trasparenza e qualche gesto concreto: riaprire gli spazi, coinvolgere i tifosi nelle scelte minori, rendere conto dei ritardi nella manutenzione. E poi, una domanda che resta sullo sfondo: quando Il Gestore e la dirigenza smetteranno di trattare i tifosi come un canale secondario e cominceranno a considerare che senza pubblico il calcio perde senso, non solo fatturato?