Olimpico amaro: perché la Lazio ha perso col Mantova e cosa Gattuso deve mettere subito in campo
L'eliminazione dalla Coppa Italia, 2-0 contro il Mantova all'Olimpico, è una botta che brucia ma non dovrebbe sorprendere chi guarda con occhio critico. Fuori dal risultato, la fotografia della partita mette in chiaro tre problemi sistemici: un assetto iniziale fragile, una gestione delle transizioni che ha permesso agli avversari di sfruttare spazi e tempi, e scelte di uomini che non hanno garantito né equilibrio né intensità.
Primo errore: l'assetto. La Lazio è partita con una struttura che sembrava più orientata a palleggiare che a controllare le corsie esterne. Il Mantova ha capitalizzato sulle fasce, trovando spesso superiorità numerica e cross puliti. Controllare la fascia non è solo questione di singoli; è questione di riferimenti collettivi: linee strette, aiuto del centrocampo sui terzini e movimenti sincronizzati dei mezzi. Senza questo, gli avversari ti aprono come una scatola.
Secondo errore: le transizioni. Quando la palla usciva dalla nostra metà campo, la reazione era lenta e disorganizzata. Difendere le seconde palle e occupare gli spazi di interdizione dopo una perdita sono meccanismi da esercitare con intensità, non da sperare che tornino per osmosi. Il risultato è stato che il Mantova ha costruito le azioni più pericolose in ripartenza, con i nostri centrocampisti spesso fuori posizione o vittima di scelte di passo sbagliate.
Terzo errore: le scelte di uomini e ruolo. Non è questione di fare nomi, ma di ruoli. Alcuni interpreti non sono stati messi nelle condizioni di esprimere i loro punti di forza: i terzini troppo alti senza coperture, i mediani destinati a rompere il gioco utilizzati come raccordo basso. Gattuso ha ammesso la batosta e si è assunto la responsabilità, ma serve più di una dichiarazione: servono adattamenti tattici e turnover pensato.
Cosa fare a Formello prima della prossima gara? Inserire sedute mirate che non siano generiche. Per esempio, sessioni di 9 contro 9 con regole di transizione veloce (palla riconquistata = tre secondi per verticalizzare o pena calci piazzati a favore della difesa) per allenare la lucidità immediata. Esercizi specifici 4 contro 3 sulle fasce per ricreare situazioni di superiorità e imparare a chiudere gli spazi, affiancati da blocchi di lavoro tattico su movimenti coordinati dei terzini e dei mezzi. Infine, mini-partite di 15 minuti ad altissima intensità all'inizio dell'allenamento per simulare l'avvio gara e verificare l'assetto iniziale: chi non regge il ritmo perde il posto.
La Lazio ha tempo per correggere, ma non per indugiare: la preparazione alla Serie A deve partire da correzioni pratiche, non da belle parole. A Formello serve sudore tattico, esercizi replicabili e decisioni chiare su chi interpreta certi ruoli. Altrimenti, anche le parole di autocritica rischiano di restare solo questo: parole.