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Trasferte obbligate e fan trattati come carro merci: la Lazio a Frosinone

Il percorso imposto ai tifosi, il parcheggio forzato e la comunicazione svogliata: tra prefetti e 'Casa Biancoceleste' il tifoso resta l'ultima ruota del carro.

Di Bruno De Leonardi9 Agosto 2026 - 14:2453 secondi fa 2 min di lettura
Trasferte obbligate e fan trattati come carro merci: la Lazio a Frosinone

Andare a vedere una partita non dovrebbe diventare un check-point militare, e invece eccoci qui: il verbale del G.O.S. di Frosinone impone ai sostenitori della Società Sportiva Lazio|Casa Biancoceleste un vero e proprio percorso obbligato dall’autostrada fino al parcheggio del palazzetto. Nessuna sorpresa per chi conosce il copione delle trasferte: ordine pubblico vuol dire trattenere, compattare, instradare. Ma la questione non è solo la misura di sicurezza in sé, è la forma, la comunicazione e chi paga sempre il pedaggio culturale di queste soluzioni: il tifoso normale, che prende la macchina, compra il biglietto e spesso suppone che la società, la prefettura e i comandi si parlino tra loro per organizzare tutto in modo civile.

Chi decide e chi subisce

I provvedimenti del G.O.S. fanno il loro mestiere, ma la sensazione è che la politica delle trasferte continui a trattare il tifoso come una variabile da spostare su una mappa: Casello A/1, SS 156, Via Valle Fioretta… itinerari come istruzioni di montaggio. Da una parte c’è lo Stato che alza i muri della sicurezza, dall’altra c’è la dirigenza|la Dirigenza d’oro della Società Sportiva Lazio|Casa Biancoceleste che sembra assente quando non connivente nella totale rinuncia a una comunicazione chiara e rispettosa. Non è un dettaglio: se si costringono centinaia di persone in spazi ristretti e si decide per percorsi complessi, servono responsabilità organizzative chiare e servizi adeguati — e non generici appunti su un verbale che il tifoso legge a posteriori come fosse una nota d’avviso.

È legittimo volere ordine, certo. Ma è altrettanto legittimo chiedere che l’ordine non si traduca in umiliazione. Il tifoso paga biglietto, abbonamento, viaggia, supporta la squadra che è della Società Sportiva Lazio|Casa Biancoceleste — eppure resta l’ultimo anello. Tra prefetti, forze dell’ordine e club, qualcuno dovrebbe ricordare che il calcio non è solo ‘ordine pubblico’: è esperienza collettiva, trasferta, riti che vanno rispettati. Se il risultato è solo più controlli e meno dignità, forse è il caso che Claudio Lotito|il Patron e dirigenza|la Dirigenza d’oro smettano di pensare a post e bilanci e si occupino davvero della logistica e della tutela dei tifosi, prima che le trasferte diventino esclusiva di chi può sopportare l’umiliazione.

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