Il passaggio diretto dalla S.S. Lazio all’A.S. Roma è considerato certamente uno dei tabù più grandi del calcio capitolino. Se poi parliamo di giovani del vivaio, la questione diventa ancora più scottante, perché vanno ad essere mischiate dinamiche di scautismo, contratti e profondo senso di appartenenza che accendono la rivalità calcistica già dalle categorie inferiori. Sebbene si tratti episodi piuttosto rari, diverse volte nel corso della storia recente e passata dei calciatori biancocelesti sono passati dall’altra sponda del Tevere. Abbiamo cercato i casi più eclatanti e quelli più recenti avvenuti negli anni ed hanno suscitato le reazioni delle due piazze.
Sicuramente il nome di Davide Frattesi, laziale nel sangue sin da bambino, è il primo della lista in ordine cronologico e di importanza, anche se non può essere considerato un totale “disertore”: cresciuto nelle giovanili dei biancocelesti (dove è stato anche capitano), nel 2014, complice il tempismo di Bruno Conti e una segnalazione di Roberto Muzzi, si è trasferito alla Roma prima dell’età per il vincolo, diventando poi un pilastro della Primavera giallorossa. Il centrocampista però, dal canto suo, non ha mai nascosto la sua fede laziale ed oggi è ritornato a casa sua dopo un periodo di crescita professionale vissuto soprattutto tra Sassuolo e Inter.
E se si parla di Frattesi, non può passare nel dimenticatoio Gianluca Scamacca. L’attuale punta dell’Atalanta ha vissuto i primissimi passi nel vivaio biancoceleste prima che proprio Roberto Muzzi lo portasse ai Giovanissimi della Roma, da cui poi è partito per l’Olanda (direzione PSV). L’episodio più curioso è stato raccontato proprio da Frattesi: in occasione della Finale del 26 maggio 2013 entrambi erano raccattapalle ma, mentre il primo esultava per la storica vittoria della Lazio, Scamacca piangeva la sconfitta della “sua” Roma.

Gli altri episodi più recenti

Federico Martellucci, trequartista classe 2009 ed ex capitano delle giovanili della Lazio, nel luglio 2025 ha compiuto il salto audace firmando direttamente con la Roma sino al giugno 2028. Stesso percorso compiuto da Davide Florio e Jacopo Pampinella: il primo, terzino classe 2009, è passato dalla Lazio alla Roma a inizio 2025; il secondo, difensore centrale classe 2012, ha messo i medesimi passi del compagno nell’estate 2026, confermando come il derby dello scouting sia accesissimo.

L’estremo caso di Selmosson

Lo storico attaccante svedese degli anni ’50 è diventato celebre per essere stato ceduto direttamente (a 135 milioni di lire) dalla Lazio alla Roma nel 1958 per questioni di bilancio, diventando l’unico calciatore della storia a segnare nel derby di Roma con entrambe le maglie, un record eguagliato soltanto recentemente da Pedro e Kolarov (profilo che approfondiremo più avanti). Il centravanti soprannominato “Raggio di Luna” per i suoi tratti nordici e la sua eleganza, rappresenta una delle storie più affascinanti, romantiche e uniche del calcio romano degli anni ’50: arrivato alla Lazio nel 1955 dall’Udinese, Selmosson divenne rapidamente un idolo assoluto della tifoseria laziale. In tre stagioni collezionò 101 presenze e ben 31 gol. La sua popolarità a Roma era tale che i noti commediografi Garinei e Giovannini scrissero persino una rivista teatrale intitolata “La padrona di Raggio di Luna”.

Nell’estate del 1958, la situazione finanziaria della Lazio era drammatica. Per evitare il fallimento, il club fu costretto a mettere sul mercato il suo pezzo più pregiato. L’offerta più alta arrivò proprio dai rivali storici della Roma, guidati dal presidente Anacleto Gianni, che si aggiudicarono le prestazioni dello svedese. Il passaggio diretto da una sponda all’altra del Tevere scatenò una vera e propria rivolta tra i tifosi laziali, che scesero in piazza a protestare contro la dirigenza per la perdita del loro fuoriclasse. Selmosson accettò il trasferimento con la consueta professionalità e compostezza, arrivando in giallorosso da vicecampione del mondo con la Svezia (dopo aver perso la finale dei Mondiali del 1958 contro il Brasile di Pelé). 

L’impatto di Selmosson con la Roma fu devastante, soprattutto nei derby. Al suo primo scontro da ex, il 30 novembre 1958, lo svedese segnò il gol del definitivo 1-3 con cui la Roma espugnò la tana della Lazio. La vera unicità del “caso Selmosson” si manifestò proprio in quel momento: dopo aver segnato alla sua ex squadra, tornò verso il centrocampo a testa bassa, senza esultare. Un gesto di incredibile rispetto e fair play, mai visto prima nei tesi derby romani, che gli valse l’apprezzamento eterno di entrambe le tifoserie. Con la maglia della Roma segnerà altri due gol alla Lazio l’anno successivo (entrambi finiti 3-0 per i giallorossi nel 1959), portando il suo bottino totale nei derby a 5 reti (2 con la Lazio e 3 con la Roma).

I passaggi storici in Prima Squadra dalla Lazio alla Roma (ma con tappe intermedie)

Non soltanto episodi riguardanti il settore giovanile, ci sono anche dei precedenti che vedono protagonisti elementi della Prima Squadra. Se allarghiamo il focus ai calciatori già professionisti che sono passati dalla Lazio alla Roma dopo aver giocato in un altro club nel mezzo (operazione necessaria per evitare il linciaggio della piazza), troviamo nomi pesantissimi. Uno che ad esempio avevamo menzionato prima, Aleksandar Kolarov, uno dei passaggi più dolorosi per il tifo laziale. Terzino sinistro della Lazio dal 2007 al 2010 (con cui ha vinto una Coppa Italia), si è trasferito al Manchester City per poi tornare clamorosamente nella Capitale nel 2017, sponda Roma, dove è rimasto tre stagioni segnando anche su punizione in un derby. Come dimenticare poi Diego Fuser: centrocampista e capitano della Lazio stellare degli anni ’90 (188 presenze). Nel 2001, dopo una parentesi al Parma, accetta l’offerta della Roma fresca di Scudetto, scatenando non poche polemiche.

Tra i “disertori” va incluso Luigi Di Biagio: in pochi lo ricordano, ma il centrocampista è cresciuto proprio nel settore giovanile della Lazio, collezionando anche una presenza in prima squadra nel 1988. Dopo le esperienze con Monza e Foggia, nel 1995 è approdato alla Roma diventando un punto fermo del centrocampo giallorosso. Un percorso simile lo ha fatto una leggenda assoluta del calcio italiano, Fulvio Bernardini, che ha iniziato la sua carriera giocando con la maglia della Lazio dal 1919 al 1926 (prima della nascita della Roma stessa) poi, dopo una breve transizione all’Inter, nel 1928 è diventato il faro e il simbolo della neonata Roma per ben undici stagioni.

Per concludere l’approfondimento dobbiamo citare per dovere di cronaca Lionello Mandredonia: cresciuto nella Lazio e colonna del club dal 1975 al 1985. Dopo due anni alla Juventus, nel 1987 firma con la Roma. Il suo acquisto spaccherà letteralmente in due la Curva Sud giallorossa (dando vita al Gruppo Anti-Manfredonia) a causa del suo forte passato biancoceleste. Infine, tornando davvero indietro con gli anni, c’è il caso di Piero Pastore, attaccante degli anni ’20 e ’30. Gioca con la Lazio nella stagione 1934-1935, per poi trasferirsi alla Roma (via Perugia) nel 1935. Tutti questi nomi riguardano ovviamente soltanto i passaggi dall’Aquila alla Lupa, non viceversa. Ma anche in quel caso se ne potrebbero raccontare tanti. Questo dimostra che il fenomeno non sia una novità, ma una dinamica storica radicata del calcio capitolino in grado di regalare storie interessanti e capaci di restare impresso per lungo tempo nella mente dei tifosi.