Ci sono date che non appartengono al passare del tempo, ma all’anima e alla memoria collettiva di un popolo. Per chiunque abbia il cuore tinto di biancoceleste, il 28 ottobre non è un semplice giorno sul calendario, non è una ricorrenza da sbrigare con fredda retorica, è una ferita aperta che continua a sanguinare amore.
Era il 28 ottobre del 1979. Il cielo sopra l’Olimpico era cupo, carico di quella pioggia che minacciava di bagnare il derby. Vincenzo Paparelli era lì, sui gradoni della sua Curva Nord, la stessa che frequentava ogni domenica con la normalità bellissima di un lavoratore, di un padre di famiglia, di un ragazzo di 33 anni che chiedeva al calcio solo un paio d’ore di passione e spensieratezza. Aveva una frittata nel panino, il sorriso pulito di chi è felice e la mano di sua moglie stretta nella propria. Poi, il buio. Un razzo assassino volò per duecento metri e squarciò l’innocenza di quel pomeriggio e si portò via una vita, cambiando per sempre la storia del tifo e del calcio romano e italiano.

Vincenzo Paparelli: un nome, una bandiera

Da quel maledetto giorno sono passati quarantasette anni, eppure niente è andato perduto. Perché la Lazio e il suo popolo possiedono un superpotere che l’odio e la violenza non potranno mai scalfire: la capacità di rendere eterno chi è stato strappato alla vita ingiustamente troppo presto.
Vincenzo non è una vittima del passato; Vincenzo è una presenza costante. È negli occhi del figlio Gabriele, che per anni ha difeso quel nome con la dignità dei giusti. È nelle lacrime di chi c’era e nel racconto fiero di chi oggi è troppo giovane per aver vissuto quel 1979, ma sa perfettamente che rispettare la memoria di Paparelli significa rispettare le radici stesse della lazialità. Ogni volta che la Curva Nord si illumina con una coreografia, ogni volta che un bandierone sventola fiero sfidando il vento, c’è lo sguardo di Vincenzo che osserva dall’alto della grande “Lazio dei Cieli”. Hanno provato a infangare il suo nome sui muri della città, ma l’amore cancella le scritte e lascia intatta la leggenda.
Oggi, 28 ottobre, abbassiamo le bandiere solo per un istante, il tempo di un sospiro profondo. Poi le rialziamo più in alto che possiamo. Perché finché esisterà un solo laziale a cantare su quei gradoni, la sciarpa di Vincenzo continuerà a sventolare fiera.
28.10.1979 – 28.10.2026. Vincenzo Paparelli per sempre con noi.