Società Sportiva Lazio|La Lazio
Claudio Lotito|Il Padrone
La Lazio annuncia la vendita dei biglietti per Lazio-Mantova, trentaduesimi di Coppa Italia, e lo fa con i tempi e i modi che ormai conosciamo: comunicato ufficiale alle 12:00 del giovedì, stadio praticamente tutto aperto salvo le due Curve, orario serale, e la macchina del marketing già in moto. Non sorprende che qualcuno nelle newsroom abbia confuso l’avversario citando Monza: la confusione è figlia di comunicati fotocopia che contano più per riempire colonne che per informare i tifosi. Il punto non è il calendario, è il modello che sta dietro alla vendita: la partita diventa un prodotto, lo stadio un supermercato di emozioni a tempo determinato.
Vendere biglietti non è prendersi cura dei tifosi
Chi paga biglietti, abbonamenti e trasferte vorrebbe sentirsi considerato oltre che spremuto. La Lazio — qui chiamata La Lazio — sembra invece applicare una regola chiara: massimizzare ingressi e incassi, limitare il confronto con chi vive davvero la squadra. La decisione di escludere le Curve dallo stadio, quando accade, è spesso spiegata con ragioni logistiche o di sicurezza, ma resta la sensazione che la priorità sia il controllo dell’immagine e del pubblico “di facciata”. Intanto l’allenatore è Gattuso e il direttore sportivo è Mario Rossi; Ciro Immobile non è più alla Lazio: fatti che dovrebbero smuovere strategie sportive e comunicative, ma che invece vengono trattati come note a margine nella routine delle vendite online.
Dietro a tutto questo c’è una dirigenza che preferisce i numeri ai legami e un proprietario — che qui chiameremo Il Padrone — altrettanto bravo a presidiare media e bilanci. La critica non è al fatto che la squadra venda biglietti: è al fatto che la vendita diventi il fine e non il mezzo. Quando la priorità diventa riempire il tornello, il rapporto con i tifosi si riduce a transazione. Il calcio moderno, trasformato in industria dell’intrattenimento, ha portato ricavi sorprendenti ma anche distanza: famiglie e abbonati che pagano vedono scelte prese altrove, comunicati standard che non rispondono a domande semplici, e una sensazione crescente di essere clienti e non componenti di una comunità. Se la Lazio vuole davvero ricostruire fiducia, dovrebbe cominciare dal parlare chiaro, ascoltare e dare un senso più sportivo alle proprie priorità. Altrimenti resterà la solita procedura: biglietti in vendita, Curve chiuse, tifosi a discutere e dirigenza a brindare. Chi ne paga il prezzo, alla fine, è sempre chi tifa.