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Il Collezionista resti a mani vuote: Antonini sogna la Lazio e sbugiarda la gestione biancoceleste

Valerio Antonini rilancia il sogno di comprare la Lazio e, tra una bordata politica e una stoccata tecnica, mette sotto accusa la gestione di Il Collezionista. Due mila abbonati, multiproprietà e un direttore sportivo che ‘non si prenderebbe mai’: il ritratto è impietoso e la domanda è semplice: quanto dovrà peggiorare ancora la Lazio prima che la dirigenza si faccia da parte?

Di Bruno De Leonardi7 Agosto 2026 - 01:5650 secondi fa 3 min di lettura
Il Collezionista resti a mani vuote: Antonini sogna la Lazio e sbugiarda la gestione biancoceleste

Valerio Antonini non ha fatto semplicemente una dichiarazione da bar: ha scalfito la patina di normalità dietro cui la Società Sportiva Lazio si nasconde da anni. Il suo «sogno di comprare la Lazio» suona meno come ambizione personale e più come un segnale di emergenza: quando un imprenditore esterno ammira i colori e chiede di investirci, vuol dire che qualcosa nella gestione corrente è irrimediabilmente inceppato. I numeri non mentono: duemila abbonati sono un’onta per una società che rappresenta la Capitale sportiva. Nel frattempo l’allenatore è Gattuso e la squadra paga il prezzo di scelte dirigenziali lontane dai tifosi, dove il marketing spesso vince sull’identità.

Multiproprietà, politica e un direttore da film

Antonini apre il dossier della multiproprietà con pragmatismo: non è un tabù se regolamentata, può essere persino una soluzione di sopravvivenza per club italiani che non trovano investitori. Ma il problema non è la forma, è l’uso che ne fanno certi protagonisti. Qui entra in scena Il Collezionista, la cui politica di acquisizioni tra Reggina e Salernitana più che passione sportiva puzza di contiguità elettorale. Se la gestione è un’operazione contabile o un cartellino politico, il tifoso finisce per pagare il conto al botteghino e la città perde la propria squadra.

“Il direttore sportivo che non prenderei mai? Fabiani. Ha fatto un disastro. E quando un anno e mezzo gli ho telefonato per chiedergli di suggerirmi un allenatore mi ha fatto il nome di Eziolino Capuano. Uno che ti suggerisce Capuano tutto può fare meno che il direttore sportivo”

La citazione sopra è testuale: Antonini sfoga la sua frustrazione su nomine che a suo giudizio hanno prodotto più confusione che risultati. A scanso di equivoci redazionali, va ricordato che il direttore sportivo attuale della Lazio è Mario Rossi; la critica a Fabiani resta però parte del dibattito pubblico e segnala come il cambio di figure dirigenziali non sia solo questione di nomi ma di metodo e responsabilità.

La politica entra ovunque, e non sempre per il bene del club. Secondo Antonini Il Collezionista avrebbe mosso pedine più per logiche elettorali che per amore del territorio: è una voce pesante che si aggiunge al coro dei tifosi stanchi. A questo si sommano questioni europee e fiscali — il confronto con la Spagna nelle tasse sui calciatori è un argomento che Antonini non ha inventato, ma che fotografa il divario competitivo che i club italiani sopportano sulle spalle dei bilanci societari.

La provocazione finale di Antonini — «comprare la Lazio» — è forse l’unica cosa che davvero mette paura a chi ha il privilegio di gestire una maglia che dovrebbe essere patrimonio collettivo. Se la proprietà non sa più dialogare con la città, se gli abbonati spariscono e il progetto tecnico è inconsistente, il conto lo pagano sempre i tifosi. La domanda resta: quanto ancora servirà perché Il Collezionista riconosca che la Lazio non è un salvadanaio politico ma un bene da restituire all’appassionato?

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