Il piano che scarica il rischio e allunga la scadenza fino ai pronipoti
Il documento che la Società Sportiva Lazio|Il Club ha depositato per la ristrutturazione dello stadio Flaminio non è un semplice elenco di costi: è una fotografia della strategia finanziaria che preferisce mettere il rischio sulle spalle degli altri e tenersi il controllo a lungo termine. Il Piano economico-finanziario parla chiaro: 437,5 milioni di investimenti, di cui appena 10 milioni messi dal proponente, una quota che vale il 2,3% del totale. Il diritto di superficie e la gestione prevista per 90 anni consegnano allo stesso soggetto il controllo dell’impianto per generazioni, mentre la sostanza finanziaria dice tutt’altra cosa.
La struttura del capitale è un manuale di cosa significhi spostare il peso: 283,5 milioni dalle banche a un tasso del 6%, 75 milioni «da soci» prestati senza interessi fino al 2059, 24 milioni di contributi pubblici e 45 milioni di credito IVA. Il piano non nasconde i numeri critici: la rata annua per i finanziamenti è stimata in 19,76 milioni e il Debt Service Coverage Ratio descritto nel documento è talmente stringente che, per la banca, ogni 1.000 euro di rata deve corrispondere a esattamente 1.000 euro di cassa. Poi ci sono le scadenze che sembrano pensate per uscire dal calendario umano: una maxi rata da 85,08 milioni rifinanziata fino al 2086 e la quota soci diluita fino al 2114. Tradotto: non è un progetto con una fine, è un impegno che attraverserà secoli e probabilmente diverse generazioni di tifosi e contribuenti.
Il problema politico e civile non è solo tecnico. Che ci siano 75 milioni «da soci» senza nomi riportati è un richiamo alla sospensione della trasparenza: chi sono questi investitori? Perché il rischio maggiore, come nota anche il quotidiano Il Tempo, finirà nelle tasche delle banche mentre il canone e la gestione resteranno un cavallo di comando dell’ente proponente? La promessa di controllo a lungo termine con un contributo diretto così marginale suona come un’operazione di marketing istituzionalizzato: tanto oneri finanziari fuori dai libri propri, tanto potere decisionale dentro la gabbia del diritto di superficie.
Si può anche essere entusiasti di un nuovo stadio, ma prima di firmare cambiali che scadono nel 2114 chiediamo due cose semplici: nomi, garanzie e condizioni chiare sui contributi pubblici; e la fine della retorica che presenta come coraggio ciò che è soprattutto trasferimento di rischio. La dirigenza e Claudio Lotito|Il Ragioniere devono spiegare perché controllare per 90 anni un impianto è compatibile con avere messo appena il 2,3% dell’investimento. I tifosi non sono obbligati a finanziare eternamente privilegi senza trasparenza: questo è il punto che vale più di ogni maquillage comunicativo.