Home Blog Pagina 2352

LIECHTENSTEIN-ITALIA – Immobile: “Buona gara. Il mio obiettivo è…”

Al termine della gara vinta 4-0 dagli azzurri a Vaduz contro il Liechtenstein è intervenuto ai microfoni di Rai Sport l’attaccante biancoceleste Ciro Immobile, protagonista di una buona partita e del gol del raddoppio della squadra di Ventura: “Abbiamo fatto bene. Sapevamo che avremmo dovuto fare tanti gol, siamo riusciti a farne quattro ma nella ripresa potevamo farne almeno altrettanti. Prendiamoci questi tre punti e ripartiamo da qui per raggiungere il Mondiale. Non siamo stati incisivi sotto porta, a volte siamo stati anche sfortunati. L’importante era non prendere sottogamba la partita come dicono capiti spesso all’Italia, ma il 4-0 è un buon risultato. Per il nostro modo di giocare nel secondo tempo siamo stati un po’ in linea, volevamo sfruttare gli esterni, ci veniva più semplice. Il loro centrale si abbassava molto togliendoci profondità e nel primo tempo non siamo riusciti a fare gli scambi, nella ripresa infatti puntando più sugli esterni abbiamo creato più occasioni pericolose davanti la loro porta anche se potevamo fare meglio”.

Un’intesa sempre più solida con Belotti: “Stiamo portando avanti un percorso iniziato l’anno scorso e siamo un po’ più agevolati. Cerchiamo sempre di dare il nostro meglio perché teniamo molto alla Nazionale, è un treno che non possiamo perdere e in giro la concorrenza è tanta. Già in passato ho perso il posto e ho dovuto rinunciare all’Europeo per colpa mia. Ma la maglia azzurra è importante e io me la voglio tenere stretta. Per questo do il massimo, voglio andare al Mondiale. Sto ricevendo complimenti importanti, ciò che faccio in campo è sotto gli occhi di tutti, ma l’umiltà è sempre stata una mia dote. Dedico il gol a mia moglie, alle mie bimbe e a mio fratello che sono stati sempre al mio fianco quando ho attraversato momenti brutti in passato e mi hanno dato la forza per ripartire”.

Immobile a Sky: ” Il mister ci conosce bene e ha puntato su di noi. Con Belotti abbiamo già giocato assieme l’anno scorso e cerchiamo sempre di dare il massimo. Nel calcio avere “ignoranza” è sempre importante. Se non ci si mette anche cattiveria la tecnica da sola non basta. Quello di oggi è stato un buon test per capire se l’Italia è cambiata o se sottovaluta ancora le piccole. Nella ripresa forse abbiamo giocato meno bene che nel primo ma il nostro obiettivo era fare quanto fatto nel primo. Il quarto gol è nato da un’azione provata e riprovata. E’ importante fare ciò che ci dice il mister e stasera in quell’occasione ci siamo riusciti”.

Riconoscimento dal Senegal per Keita

Balde Diao Keita è in una fase di crescita esponenziale. Il giovane attaccante biancoceleste non finisce di stupire e, dopo le belle e positive prove offerte con la maglia della Lazio in questo primo terzo di campionato, sono sempre di più gli estimatori che ne riconoscono le doti. Un vero e proprio attestato di stima nei confronti del calciatore arriva dal suo paese, il Senegal, che come riporta aps.sn lo ha inserito nella Top 5 dei giocatori della sua Nazionale per la stagione 2015/2016. Oltre al biancoceleste, il Comitato Elezioni dell’Associazione Nazionale, ha inserito nella lista anche Ndoye (Angers), Manè (Liverpool), Koulibaly (Napoli) e Kouyate (West Ham).

LIECHTENSTEIN ITALIA – Ventura, Bonucci e Belotti amari: “Dovevamo segnare più gol”

Le parole del CT Ventura e di alcuni giocatori al termine del match Liechtenstein – Italia 0-4.

Ventura: “I risultati degli altri lasciano il tempo che trovano. Era importante vincere, poi il come. Sono soddisfatto, grande partecipazione alla manovra soprattutto nel primo tempo. Quinto gol avrebbe aperto di nuovo lo scenario. Realizzate reti di pregevole fattura, non venute dal caso. Abbiamo avuto moltissime palle gol per tentare l’impossibile. Stiamo cercando di lavorare al meglio, prossima settimana la Germania e lo stage. I frutti arriveranno“.

Bonucci: “Partita a due facce. Nel primo tempo abbiamo allargato bene il campo, nel secondo poca lucidità. Questo gruppo può fare tanto. Dobbiamo imparare ad essere più cinici e meno frettolosi, la differenza reti è molto importante e dovevamo approfittarne“.

Zappacosta: “Felice dell’esordio e della fiducia di Ventura. Darò sempre il 100% per guadagnarmi il posto. Ho corso tantissimo ma devo migliorare sui cross, non sono riuscito a mettere i compagni nelle migliori condizioni di segnare“.

Belotti: “Noi giovani diamo il massimo, è un sogno essere qui e vogliamo restarci. Prima gara con nuovo modulo, si sono viste buone cose. Si sarebbero potute fare più reti ma va bene anche così. Il cammino è ancora lungo e i conti li faremo alla fine“.

Il tabellino di Liechtenstein – Italia 0-4

VADUZ – Vittoria per l’Italia che vale il primato in classifica insieme alla Spagna, che però ha una migliore differenza reti. Il poker azzurro non basta per far felice Ventura, che si aspettava, viste le tante azioni create, un risultato più rotondo. Ancora a segno il biancoceleste Immobile. Di seguito il tabellino del match:

Liechtenstein-Italia 0-4 

GOL: 11′ e 44′ Belotti (I), 12′ Immobile (I), 32′ Candreva (I).

LIECHTENSTEIN (4-5-1): Jehle; Rechsteiner, Polverino, Kaufmann, Oehri; A. Christen, Martin Buchel, Wieser, Marcel Buchel, Burgmeier; Salanovic. CT Pauritsch.

ITALIA (4-2-4): Buffon; Zappacosta, Bonucci, Romagnoli, De Sciglio; De Rossi, Verratti; Candreva (74′ Eder), Belotti, Immobile (82′ Zaza), Bonaventura (67′ Insigne). CT Ventura.

Ammoniti: Oehri (L), Kaufmann (L), Jehle (L).

Arbitro: Bebek (Croazia).

LIECHTENSTEIN ITALIA – Le formazioni ufficiali

VADUZ – E’ tutto pronto per la sfida tra Liechtenstein e Italia, gara valevole per le qualificazioni a mondiali del 2018. Il CT Ventura ha sciolto gli ultimi dubbi di formazione ed ha optato per l’offensivo 4-2-4. Queste le formazioni ufficiali:

LIECHTENSTEIN (4-5-1) – Jehle; Rechsteiner, Polverino, Kaufmann, Oehri; A. Christen, Martin Büchel, Wieser, Marcel Büchel, Burgmeier; Salanovi

ITALIA (4-2-4) – Buffon; Zappacosta, Bonucci, Romagnoli, De Sciglio; Verratti, De Rossi; Candreva Immobile, Belotti, Bonaventura.

LAZIO SOCIAL – Il soldato Patric: “Due giorni di riposo ma sempre con la testa al Genoa”

Dopo l’amichevole di oggi, i ragazzi di Inzaghi (i pochi rimasti a Formello) si godono un po’ di relax ma senza perdere di vista i prossimi obiettivi di campionato. Diligenza e professionalità sembrano essere diventati i dogmi della squadra (o almeno per quasi tutti è così). Tra coloro che incarnano alla perfezione questo nuovo spirito biancoceleste c’è sopratutto Patric, autentico giocatore/soldato/tifoso in campo. Patric approfitta dei due giorni di riposo per ricaricare le pile a casa sua, in Spagna. Il difensore destro, vera e propria rivelazione in questo inizio di campionato, vuole però rimanere sempre concentrato e non perde di vista l’obiettivo Genoa: “Abbiamo lavorato bene in settimana. Ora due giorni di riposo ma sempre con la testa al Genoa”, il messaggio pubblicato dall’ex Barcelona sul proprio profilo Instagram.

Buona settimana di lavoro, 2 giorni di riposo i testa sul Genova!! ❄️✈️🇪🇸

Una foto pubblicata da patric (@patric6) in data:

Oddi: parole dure sull’inglese Morrison

Per commentare il caso Morrison e il relativo comunicato della società biancoceleste è intervenuto ai microfoni di Radiosei Giancarlo Oddi. L’ex difensore biancoceleste non ci è andato leggero nei confronti del giocatore inglese: “Sarebbe stata la Lazio ad autorizzare Morrison a stare in Inghilterra? Basta, non dobbiamo più parlare dell’inglese, non conta niente per la Lazio. E pensare che il direttore sportivo Tare assicurò che si trattava di un fenomeno. Non solo non è fortissimo ma sta anche prendendo in giro tutto l’ambiente, sia i tifosi che la società, visto che fa quello che gli pare”.

Lazio, Inzaghi vota la Top 11 di tutti i tempi. Che “sorpresa” in attacco…

Spesso il passato viene poco considerato e si dimentica in fretta che Simone Inzaghi è stato uno dei grandi protagostini dei più importanti successi della storia della Lazio (scudetto in primis). Nel corso della sua carriera biancocelesti  Indaghino stato a stretto contatto con grandi campioni. A riguardo il mister piacentino nella lunga intervista (leggio qui 1 e 2) rilasciata al Corriere dello Sport, ha stilato la Top11 della Lazio, facendo scelte un pochino discutibili con esclusioni clamorose, accontentando anche qualcuno della formazione attuale.  Si gode il bel momento, Simone Inzaghi. Tra i pali, l’allenatore schiera Peruzzi con Marchegiani pronto a subentrargli. Nesta centrale titolare affiancato da Couto, eventualmente da Stam; a destra Pancaro, ma il mister pensa anche a Oddo. A sinistra, Favalli, a completare la linea difensiva. In cabina di regia, il tecnico laziale si affida a uno dei suoi: Lucas Biglia è una pedina fondamentale per la Lazio attuale, ma non manca nemmeno nell’undici di tutti i tempi. Simeone tra parentesi a metà campo, Veron e Nedved invece come mezzali. Reparto offensivo con Boksic, Felipe Anderson tra parentesi, Salas Keita. Anzi no…all’improvviso il cambio: Prima io in panchina? No, prima il Mancio, è più grande. Facciamo così. Io io ero il centravanti dello scudetto, da gennaio a giugno, mi metto titolare e Salas tra parentesi. Mancini e Simeone in panchina” .

 

Bergodi elogia Inzaghi e le ali biancocelesti

Per parlare della squadra biancoceleste e fare il punto sulla Serie A è intervenuto ai microfoni di Tuttomercatoweb.com l’ex difensore laziale Cristiano Bergodi.

Queste le sue parole sul campionato: “La Juve resta la squadra da battere. Forse i bianconeri hanno qualche certezza in meno per via di un gioco non particolarmente esaltante ma restano i più forti”.

Sulla Lazio: “L’ho vista diverse volte. Inzaghi sta facendo bene. Quella biancoceleste è una bella squadra, giocatori del calibro di Felipe Anderson e Keita se ne trovano pochi in serie A. Quelli della Lazio sono gli esterni più bravi del campionato. Merce rara da trovare in giro”.

Sul suo futuro: “Ho tanta voglia di rientrare nel giro, aspetto solo la chiamata giusta. Magari in Italia. Con il Trapani non c’è stato nessun contatto. La squadra siciliana ha un allenatore bravo e preparato. Sarebbe scorretto e mancanza di rispetto parlare di cose inesistenti. L’unica cosa certa è che ho voglia di ripartire, vedremo cosa succederà. Di allenatori in giro ce ne sono tanti, se arriva una chiamata bisogna valutarla”.

Strakosha cuore biancoceleste: “Voglio restare alla Lazio!”

Da ennesimo giovane in prestito al debutto contro il Milan, il 20 settembre scorso, questa è la storia di Thomas Strakosha. Giovane portiere albanese, che veste dal 2012 i colori della Lazio, all’inizio con la formazione Primavera, con la quale ha vinto uno scudetto e una Coppa Italia, oggi invece è il secondo di Federico Marchetti, scalzando addirittura un portiere più esperto di lui come Ivan Vargic, togliendosi anche lo sfizio dell’esordio contro una delle squadre più titolate del mondo.

Il portierone, ora impegnato con la sua nazionale, ha parlato ai microfoni dei media greci, dove ha raccontato il momento che sta vivendo: ” Quando sono arrivato in Italia per la prima volta, sono arrivato con l’intenzione di giocare. Ma a dire la verità, non mi aspettavo di disputare più gare, alla mia giovane età. Mi aspettavo il debutto, che grazie a Dio è andato bene.”

Il giovane hai poi raccontato la reazione del padre, ex portiere ora preparatore dei portieri dell’Olympiacos Under20, al suo debutto in serie A: “Sembrava calmo e mi ha detto solo di avere massima concentrazione. Ma sono sicuro che a casa avrà fatto casino, non si sarà mai mosso da davanti alla TV per tutta la durata del match. Dopo la partita si è complimentato, ma mi segnala sempre gli errori che faccio e spera che ne faccia sempre meno. Ma tutto sommato era felice. Credo di aver ereditato da lui la cultura del lavoro. E’ un grande lavoratore, si impegna tantissimo, con dedizione, in tutto ciò che fa”.

Infine parla del suo futuro alla Lazio:” Continuo ad allenarmi duramente con la mia squadra e se necessario sarò sempre pronto a giocare dando il mio contributo. Voglio rinnovare! Sto benissimo qui. Tutto procede come dovrebbe quindi perché no, è un mio desiderio restare. Panathinaikos? Non c’è stato nulla, e non credo che ci sarà. Ho ancora molte cose da imparare qui”

Pancaro: “Il merito di Inzaghi è quello di aver dato entusiasmo alla squadra”

L’ex terzino biancoceleste Pippo Pancaro su calciomercato.com ha elogiato la sua ex squadra: “La Lazio è la vera sorpresa del campionato. Inzaghi ha puntato tutto sulla qualità e i risultati gli stanno dando ampiamente ragione. E’ riuscito a trasmettere il suo entusiasmo a tanti calciatori che apparivano un po’ svogliati, su tutti Felipe Anderson che è un po’ il simbolo di questa rinascita. E inoltre è stato bravo a valorizzare calciatori reduci da stagioni negative, come Immobile. Ma mi vengono in mente anche Marchetti e Radu, rigenerati da questo nuovo corso”.

Inzaghi parte seconda: “Ecco cosa chiederò a gennaio al presidente”. Poi racconta Keita, Felipe e Immobile

Questa la seconda parte della lunga intervista rilasciata dal tecnico della Lazio Simone Inzaghi al Corriere dello Sport:

Su Keita: “Ha vissuto un’estate difficile, si sono moltiplicate le voci e le proposte, gli offrivano tre o quattro volte l’ingaggio che percepisce adesso, sono stati due mesi turbolenti. Ho provato ad accompagnarlo. Keita lo ritengo un giocatore imprescindibile, è un ragazzo di vent’anni, nemmeno nella mia grande Lazio ho visto uno con le sue doti. Gli ho parlato tanto, un giorno sembrava tranquillo, il giorno dopo era di nuovo in confusione. Ho preferito non utilizzarlo a Bergamo e con la Juve. Trovo sbagliato scendere in campo con il mercato aperto, lavori e poi ci sono giocatori che vanno in un’altra squadra. Il mercato sarebbe opportuno chiuderlo a luglio quando si va in ritiro. Keita nella settimana in cui dovevamo affrontare l’Atalanta non era a posto. Ho deciso di tenerlo fuori, è stata una scelta coraggiosa a Bergamo, non avendo neppure Felipe. Dovevo scegliere tra Oikonomidis e Lombardi che non avevano mai giocato in serie A. Keita non avrebbe fatto meglio in quel momento. Ora si sta allenando benissimo, s’è messo al servizio della squadra, sta aumentando la condizione fisica. Rinnovo Keita? Non ne ho ancora parlato con il calciatore, con Lotito e con Tare. Sono stati tre o quattro mesi molto impegnativi. Dovevamo preparare le partite, abbiamo avuto tanti infortuni, avevo solo 14-15 giocatori a Torino, ma ero tranquillo. Tutti entrano e danno il fritto. Penso a Patric oppure a Hoedt, che aveva giocato la prima e poi è rimasto fuori ma è tornato e ha fatto bene. Patric invece è entrato a Napoli e mi ha agevolato. Se fosse arrivato un tecnico nuovo magari non sapeva di poter contare su Patric. Io ho conosciuto questi ragazzi prima dell’estate e sono stato favorito. Ma quando vedi entrare bene chi non gioca è la più bella soddisfazione per un allenatore”.

Su Immobile: “Che facesse gol lo prevedevo, l’ho voluto a tutti i costi, come lavora mi ha sorpreso. Noi attaccanti a volte siamo indolenti. Mi ci metto anch’io. Facciamo fatica a lavorare. Ciro sin dal primo giorno si è messo al servizio, se gli chiedo di lavorare sui mediani avversari lui lo fa, corre quanto un centrocampista. Mi ha sorpreso il modo in cui lavora. E’ ancora giovane, ha vinto la classifica marcatori col Torino, ha ampi margini di miglioramento. Cerca di dare il massimo. Penso sia giusto che in questo momento sia il centravanti della nazionale”.

Su Felipe Anderson: Ha grandissimi mezzi, può essere il terzo d’attacco o il quinto di centrocampo, ha qualità fisiche eccezionali, si allena al massimo. Deve crescere dentro la partita. Ci sono dei momenti, quando sbaglia una giocata o non gli viene passata la palla, o si gioca di più a sinistra, in cui si adombra. Un campione non deve farlo. A Felipe non rinuncio, credo di non averlo mai sostituito. Più fiducia di così… Deve continuare a lavorare bene, qualcosa di storto, un gol sbagliato o uno stop, a volte lo condizionano. Qualche gol in più può segnarlo, ha fatto tanti assist, ne arriveranno altri”.

Infine sul mercato di gennaio Inzaghi spiega: “Per adesso dobbiamo arrivare a Natale, lo vedremo tra cinque partite dove saremo, spero solo di poter scegliere di avere tutti a disposizione. Sicuramente chiederò al presidente di non vendere nessuno”. 

LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA

Inzaghi parte prima: “Ero convinto che avrei allenato la Lazio”. Poi sui giovani e sul derby…

Il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi si è raccontato sulle colonne del Corriere dello Sport, partendo da quella chiamata che gli ha cambiato la vita: “Ero al mare con la mia famiglia, mi trovavo a Formentera. La sera in cui si giocava Italia-Germania mi telefonò Lotito, mi disse che con Bielsa c’erano problemi. E che se ce ne fossero stati altri mi avrebbe voluto come allenatore della Lazio. Lo ero stato nelle ultime sette partite, la Lazio è casa mia, sono qui da 17 anni, ho due figli nati a Roma, sono laziali, gli dissi di sì. Fosse successo da altre parti ci avrei pensato, alla Lazio no. Quando Lotito mi ha richiamato, ho subito accettato. C’era una fila di allenatori molto lunga, tecnici che lavorano da tanti anni, sarebbero venuti a piedi alla Lazio. Forse si stava compiendo un disegno. Era giusto rimanessi io e così si è verificato”.

Inzaghi è diventato grande, ma tutti lo chiamano ancora Inzaghino: “Non è un problema dire Inzaghino. Mio fratello Pippo è stato, credo, il più grande attaccante italiano di tutti i tempi, ha infilato record su record, l’unico a segnare una doppietta nelle finali di Champions e di Intercontinentale nello stesso anno, penso non sia mai successo. L’unica cosa che mi dava fastidio era sentir parlare dalla stampa di sogno Sampaoli e di sogno Bielsa. Non lo meritavo. Parlo di una cosa mia, pensavo che il titolo potesse essere «Che bello se rimane Inzaghi». Magari con Bielsa e Sampaoli sarebbe andata ancora meglio. Ma per quello che ho fatto in quelle sette partite pensavo di avere più credito. Sono qui da 17 anni, a volte la gente si lamentava di non avere laziali dentro Formello, ho fatto sette partite non facilissime dopo un derby perso e la contestazione dei tifosi a Norcia. La squadra mi aveva seguito, avevamo perso solo con la Juve e poi a Marassi in modo incredibile. L’ultima sconfitta, a giochi fatti e quando le posizioni in Europa erano già assegnate, con la Fiorentina. Pensavo di meritare più considerazione. Faccio fatica io a conoscere le idee di Sampaoli e Bielsa, non capivo come potessero far tanto presa. Nonostante questo ho accettato di buon grado. La Lazio è casa mia. All’inizio c’è stata qualche critica, ma sono contento e rifarei altre mille volte questa scelta”.

Il tecnico piacentino crede molto nella sua squadra:In una partita secca, con la mentalità di adesso, ce la giochiamo con tutte. Con la Juve abbiamo perso due volte, ma quest’anno poteva andare diversamente. Prima del gol di Khedira, ricordo un’azione bella, il cross di Immobile, Parolo e Felipe in leggero ritardo. Non sai mai se la sblocchi come va a finire. Devo dire che a Napoli abbiamo giocato una grande partita e accettato qualche rischio con l’uno contro uno in difesa. Basta prima non aveva mai fatto il centrale dei tre, avevo bisogno di uno rapido, mettere Hoedt in quel ruolo sarebbe stato un errore. E’ stata una prova di grande sacrificio. Il Napoli mi ha impressionato, ti dà il senso di una squadra organizzatissima, sanno tutti quello che devono fare. Ora dovremo incontrare la Roma, abbiamo già incontrato e perso con il Milan. Montella sta facendo molto bene, ma penso che i rossoneri siano alla nostra portata”.

Nelle prossime partite la Lazio affronterà Genoa e Palermo, ma la testa è rivolta al derby: “La Roma l’ho vista con il Bologna. Hanno giocato una grande partita, hanno tanta qualità, sono da quasi un anno e mezzo con Spalletti. Dirò come sono dopo averli incontrati. Un conto è vederli in tv, un altro in campo. Tutti mi parlano della partita. So cos’è, ho avuto soddisfazioni con la Primavera, ho vinto la finale di Coppa Italia all’Olimpico. Ora vedo tanti di quei ragazzi della Roma in serie A e i nostri un po’ meno. Sono state grosse soddisfazioni ma eravamo coi ragazzi. E’ normale pensarci, da allenatore devo cercare di lasciare fuori le emozioni. Il derby sono due partite, un campionato a parte”.

Sui giovani: “Con il settore giovanile della Lazio abbiamo fatto molto bene, quando hai giocatori importanti devi inserirli nel modo giusto. Alcuni erano in prima squadra. Parlo di Lombardi, Murgia, Prce, Strakosha. Li conoscevo. Lombardi è stata una mia richiesta al ds Tare, sugli esterni eravamo corti, piaceva anche a Igli, era in cerca di sistemazione. Ho detto: <<Portiamolo in ritiro e vediamo>>. Murgia sarebbe stato tenuto in rosa, era già stato deciso. Gli altri dovevano andare a giocare. Stanno dimostrando di essere alla pari degli altri. Lombardi è entrato benissimo, Murgia sta crescendo, Strakosha aveva avuto qualche problema a Salerno, è venuto in ritiro, quando non c’era Marchetti ho pensato di metterlo in campo. Lo stesso Prce, che ha giocato appena dieci minuti, è un ragazzo che merita. Con il Cagliari ho avuto un grosso dubbio tra Murgia e Cataldi. Poi ha giocato Danilo e lo ha fatto pure bene. Murgia mi sta mettendo in difficoltà, le rotazioni a centrocampo erano corte con l’assenza di Biglia. Lombardi non gioca solo perché ha davanti Felipe e Keita, altrimenti dopo Bergamo avrebbe già rigiocato dall’inizio”.

Il sogno di Inzaghi è quello di rimanere allenatore della Lazio il più a lungo possibile: “Quando passavo davanti all’Olimpico lo dicevo alla mia compagna. Tra due anni sono lì, ne ero convinto, era il mio sogno allenare la Lazio. Non si può mai dire cosa ci riserva il futuro. Stiamo andando bene, mi sento apprezzato dalla società, dai giocatori, ma non ho la sfera di cristallo. Rinnovo? Non ne abbiamo parlato perché siamo stati molto impegnati. Sono cose che si vedranno a suo tempo. Non nego che in estate quando mi chiamò il Crotone e volevano conoscermi, per correttezza informai il presidente. Gli dissi che dovevo incontrarli il giorno dopo, lui me lo proibì. Se non rimani alla Lazio, disse e forse aveva già qualche sentore, allenerai la Salernitana”.

LEGGI LA SECONDA PARTE

 

FORMELLO – Travolta la Primavera nella partitella. Bastos ok, Hoedt…

Luis Alberto chiama, Alessandro Murgia risponde. Quella tra la prima squadra e la Primavera, più che una sgambata in famiglia, sembra una sfida per il gol più bello. Protagonisti lo spagnolo e il classe ’96, entrambi autori di una doppietta nei 50 minuti del match. Apre le danze l’ex Deportivo, prima con una punizione che scavalca la barriera e si infila all’angolino e poi con un destro violento sotto la traversa. Trafitto due volte Marchetti, cui è spettato difendere la porta dei ragazzi nel primo tempo. L’ex Primavera, impiegato mezzala nella ripresa, replica con una conclusione a giro all’incrocio dei pali e un diagonale perfetto con il sinistro. Quasi allo scadere si unisce alla festa anche Tounkara, che fissa il risultato sul 5-0.

Inzaghi e Bonatti occupano dunque con la partitella la sosta di campionato delle proprie squadre. Che schierano entrambe con il 4-3-3. Quella dei ‘grandi’ vede Alia tra i pali, Spizzichino, Bastos, Wallace e Vinicius in difesa, Minala, Murgia e Leitner a centrocampo e Lombardi, Djordjevic e Luis Alberto in attacco. Nella ripresa subentrano Cirillo (classe 2001) in porta per Alia e Tounkara al posto di Djordjevic al centro del tridente. Buone notizie da Bastos, che resta in campo per l’intera durata della seduta e dimostra il suo pieno recupero dall’infortunio al flessore che lo aveva tenuto ai box dalla trasferta con il Milan.

Seduta in palestra invece per gli altri due infortunati De Vrij e Lukaku, mentre non si sono uniti al gruppo Basta, Patric, Kishna e Felipe Anderson (che già ieri non si era allenato per precauzione a causa di un fastidio al ginocchio). Oltre ovviamente a tutti i nazionali (Strakosha, Vargic, Biglia, Lulic, Milinkovic, Cataldi, Parolo, Immobile e Keita), ai quali si è aggiunto Hoedt, che ha lasciato Formello per andare a giocare l’amichevole dell’Olanda Under 21 con i pari età del Portogallo. Adesso due giorni di riposo per i giocatori biancocelesti, che torneranno ad allenarsi al ‘Fersini’ nella giornata di martedì.

Luis Alberto via a gennaio? Ecco la risposta del l’agente

0

È uno degli oggetti misteriosi del mercato estivo biancoceleste. Arrivato quasi sul gong per raccogliere la pesante eredità di Antonio Candreva, Luis Alberto a Formello non ha convinto nessuno. Nemmeno mister Inzaghi che gli ha concesso in campo appena 27 minuti (in due presenze). Una situazione che lo spagnolo non ha fatto mistero di non gradire (“Ho scelto di venire qui per evitare di rimanere un anno ‘disoccupato. – ha detto qualche giorno fa – Questo non è quello che mi aspettavo. La dinamica di gioco è differente, non sono abituato. Adesso vedremo cosa succederà”). Probabile dunque un suo cambiamento d’aria già a gennaio: magari nella sua Spagna, in quel Deportivo La Coruña in cui ha già militato e dove sarebbe felicissimo di ritornare. Voci che però il suo agente Alvaro Torres ha però immediatamente provveduto a smentire:

Non so nulla riguardo una possibile partenza di Luis. – riporta ‘Lalaziosiamonoi’ – Al mercato invernale manca ancora molto. E poi il giocatore è contento a Roma”. Parole che però non chiudono del tutto la porta ad un addio: la sensazione infatti è che l’ex Liverpool proverà in questo mese e mezzo a giocarsi le proprie chances con la Lazio e Inzaghi, ma se la situazione di stallo dovesse perdurare, non si esclude che la contentezza di stare a Roma potrebbe trasformarsi in voglia di tornarsene a La Coruña.

Murgia. “Contento che società e mister puntino su di me. Ruolo? Sono una mezzala”

Al termine della partita di allenamento, Alessandro Murgia è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel:

“Sono contento che la società e il mister puntino su di me, io sono concentrato a dare il massimo, sento la responsabilità però per un giovane è importante stare tranquillo, conoscere gli obiettivi e andare avanti. È importante avere minuti sulle gambe, siamo tutti a disposizione del mister. Questo tipo di test è importante, abbiamo tenuto un buon ritmo visto che la Primavera biancoceleste, da sempre, è una grande squadra. Questo tipo di allenamento serve per il fiato e per la corsa poi da martedì iniziamo a preparare la partita contro il Genoa. Il mio ruolo? Io gioco dove vuole il mister, sono a disposizione per ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, l’importante è fare le due fasi, io mi trovo bene come mezz’ala sia destra che sinistra poi è il mister a decidere”.

Incontro Keita-Napoli, interviene l’agente del senegalese Calenda

0

Mai incontrato nessuno. E nessuno può parlare per conto mio o di Keita. Venerato si è perso qualche puntata, deve aggiornare il software“. Così, su Twitter il procuratore di Keita Calenda risponde al giornalista Venerato, che ieri, ai microfoni di ‘Radio Crc’, aveva parlato di un incontro tra l’agente dell’attaccante senegalese Savini e il patron del Napoli De Laurentiis, il quale avrebbe tentato di strappare il giocatore alla Lazio mettendo sul piatto una cifra maggiore rispetto a quella offerta dai biancocelesti. La partita per il rinnovo dell’ex Barça è dunque ancora aperta e in campo ci sono, da una parte, il presidente Lotito e, dall’altra, appunto Calenda, unico e solo procuratore di Keita. Saranno loro a giocarsela, loro e nessun’altro: a scanso di equivoci…

Scudetto 1914-15 – La FIGC ha detto sì: ecco la relazione

I dubbi sono svaniti: Date lo scudetto 1915 ex aequo con il Genoa alla Lazio. Ad affermarlo, tramite una relazione di dieci pagine, è la commissione nominata dal presidente della Figc Tavecchio. Dopo anni e tante discussioni in merito bisogna sanare la clamorosa ingiustizia sportiva assegnando quel titolo anche al club biancoceleste visto che molti giocatori dell’epoca morirono nella “Grande Guerra” e non poterono prendere parte alla finale del Campionato 1914-1915. Adesso la palla passa al Consiglio Federale che dovrà, dopo aver studiato il documento dei giuristi, votare. Ma non tutti, a distanza di anni, vogliono dare il terzo tricolore alla Lazio. Nel documento che hanno i membri del Consiglio Federale che dovrà dare l’assenso finale c’è la spiegazione dettagliata e completa della vicenda. La commissione, resa nota il 7 giugno scorso, è composta dal dott. Fabio Santoro (presidente di una sezione del Consiglio di Stato), il dott. Paolo Cirillo, l’avvocato Maurizio Greco (avvocatura dello stato), il dott. Cesare Mastrocolo (Tar) e il professor Mauro Sferrazza (Diritto Commerciale). Sono loro che dovranno esprimere un giudizio chiaro, ora non resta che aspettare il parere del consiglio federale. Decisiva in tal senso è stata la memoria riepilogativa dell’avvocato Mignogna su una vicenda nota da anni ma diventata d’attualità grazie alle recenti scoperte del Centro Studi Nove gennaio Millenocevento. Per prima cosa la commissione ha chiesto al Genoa (trionfatrice allora nella corsa al titolo senza giocare la finale contro i biancocelesti a causa dello scoppio della guerra) qualche carta dell’epoca, ma non risulta nessun atto ufficiale come non esiste neanche la documentazione della Federcalcio. Le nuove prove presentate dall’avvocato Mignogna e dal dott. Felci hanno dato la svolta: la scoperta del comunicato del Lucca che doveva giocare l’ultima partita del girone contro i biancocelesti ma che si era ritirata per motivi finanziari è stata decisiva per definire il primo posto biancoceleste. La Lazio avrebbe dovuto giocare di diritto quella finale e dopo tanto tempo è giusto fare luce su quella pagina di storia e rendere onore ai caduti in guerra. Come può una federazione calcistica assegnare un titolo a una squadra solo perché era del Nord e fino a quel momento tutte le finali scudetto erano state vinte da società di quelle zone andando contro a qualsiasi principio di lealtà sportiva? Proprio per rimediare a questo errore arriva il documento della commissione.

Dalla relazione si evince che il club capitolino era anche vincitore virtuale con le squadre del centro sud in quanto lo spareggio tra Internazionale e Naples era stato annullato per irregolarità di tesseramento di due giocatori. Pertanto alla Lazio sarebbe spettato il titolo di campione d’Italia del centrosud e la qualificazione alla finalissima. Al termine della guerra invece la Figc con una delibera del 23 settembre 1919 assegnò d’ufficio il tricolore al Genoa senza considerare la miglior posizione della Lazio che era già arrivata in finale. Torino e Inter che nell’ultima gara potevano scavalcare il Genoa presentarono ricorso per il girone Nord ma venne però respinto. Il titolo venne assegnato al Genoa e questa conclusione, come spiegato nella relazione, “non è condivisibile e sembra quindi che la Figc nel dare il titolo al Genoa si sia pedissequamente ispirata alla stampa dell’epoca senza valutare i fatti in corso come realmente succedutisi e che da essa non potevano essere ignorati nella loro complessità”. Le successive righe chiariscono anche l’ex-aequo: “A motivo del lungo tempo trascorso sembra impossibile intervenire in autotutela circa l’assegnazione del titolo sportivo così importante come uno scudetto a distanza di più di cento anni dagli eventi, soprattutto per essere adottata una prima volta nel 1919, a conferma nel 1921, senza alcun ricorso o contestazione all’epoca da parte della Lazio. E ancora: “La motivazione postuma del titolo 1914-15 non è nota, né se n’è rinvenuta traccia negli archivi della Federcalcio o del Genoa o in altra fonte conosciuta”. Nella relazione poi si fa presente il precedente avvenuto in Germania nel campionato di calcio del 1894 in cui o Scudetto venne assegnato al Viktoria Berlino d’ufficio perché l’Hanau non aveva soldi per giocare la finale. Ma il 21 luglio del 2007, sollecitati dalla Bundesliga, i due club rigiocarono due partite oltre un secolo dopo (campione risultò comunque il club di Berlino). Su questo punto la commissione spiega: “Trovare la soluzione di far disputare la finale Genoa-Lazio osterebbero non solo motivi di opportunità, essendo trascorsi più di 100 anni e per evidenti ragioni di legittimità, sul rilievo che tale decisione equivarrebbe a una modifica dell’ormai consolidata assegnazione di quel titolo già disposta nel 1919″. Infine la conclusione: “Ammesso che l’unica possibilità di autotutela nell’assegnazione del titolo sportivo, resta quella in cui non vi sia alcun pregiudizio per le parti coinvolte, non essendo ammissibile incidere su situazioni di vantaggio già consolidate, deve concludersi che l’unica soluzione per rimediare alle evidenti omissioni commesse dalla Figc nell’assegnazione del titolo di campione d’Italia 1915 al Genoa, rimane quella di attribuire ex aequo alla Lazio il medesimo titolo per quell’anno”. Ora come riportato da iltempo.it manca solo un tassello, ma dubbi non ci sono più a meno che la Figc e i consiglieri federali non vogliano negare quanto scritto dalla commissione dei saggi.

Inzaghi determinato: “Possiamo battere chiunque”. Mentre sul rinnovo ribadisce…

Simone Inzaghi passo dopo passo sta conquistando a suon di risultati (ed ora anche di prestazioni) il supporto di tutto il mondo bianoceleste. La sua grinta, determinazione ed entusiasmo mai domo stanno tenendo la Lazio dove merita, nelle parti alte della classifica. Ormai la questione Bielsa è solo uno spiacevole ricordo e se pensiamo che il tutto è avvenuto in pochi mesi…beh allora l’impresa si fa epica. Certo, ora il calendario si fa più duro…ma non è vero che quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare? La voglia di stupire ancora è tanta e con il rientro degli infortunati non stentiamo a crederlo. Niente limiti è questa la frase chiave di Simone Inzaghi. Il tecnico piacentino intervistato dal Corriere dello Sport, ha voluto caricare ulteriormente l’ambiente biancoceleste: “In una partita secca possiamo battere chiunque. Il messaggio alle avversarie è lanciato. E pensare che fino a pochi mesi fa poteva essere altrove: al quotidiano romano infatti Inzaghi precisa che, se oggi è il tecnico della Lazio, è anche perché Claudio Lotito gli ha impedito di guardarsi intorno: “Lotito mi chiese di aspettare e mi proibì l’incontro con il Crotone”. Ma per poter andare così bene c’è bisogno di uno staff importante ed Inzaghi lo sa bene: infatti ha scelto amici competenti e non solo. Ha inserito anche Cecchi per il suo trascorso all’Empoli. Per diventare grandi allenatori ci vogliono grandi modelli da cui trarre ispirazione e l’attuale tecnico laziale si rifà ad alcuni grandi del passato e non solo: “Eriksson, Zoff e Mancini: grandi. Ma impressionano i ritmi di Simeone“. Inzaghi ha fiducia nei propri mezzi e nella sua squadra, con cui può affrontare a viso aperto chiunque persino la Juventus in una partita secca. Poi su Keita: “Era molto confuso, ci ho parlato tanto”. Ed infine sul rinnovo: “Non ne abbiamo parlato, siamo stati impegnati tanto. Si vedrà a suo tempo”. 

Cristiano Sandri: “Gabbo rappresentava a pieno il tifoso laziale”

Per ricordare Gabriele Sandri è intervenuto ai microfoni di Radiosei il fratello Cristiano. Queste le sue parole: È stato un gran fratello, posso dire orgogliosamente che Gabriele rappresentava benissimo il tifoso della Lazio. Era un’anima pura. Ringrazio tutti i ragazzi che la notte scorsa hanno voluto omaggiarlo e ricordarlo. Un abbraccio a tutti”.

La prima volta che siete stati assieme allo stadio: “È stata in Curva, e lui se ne innamorò subito. Abbiamo fatto tante trasferte. Quella che per lui fu indimenticabile fu la finale a Parigi. Ricordo che per andare e tornare impiegammo due giorni perché andammo con il pullman. Porto nel cuore tutte le partite vissute assieme”.

Sulla Fondazione a lui intitolata: “Sono cinque anni che è nata la Fondazione, ha cercato di mettere al centro il tifoso. Abbiamo anche fatto concorsi per gli studenti, abbiamo fatto tanto. Solo che non è stata accompagnata come avrebbe meritato. Siamo arrivati a una conclusione, ci siamo incontrati con Roma Capitale e ora bisognerà decidere se continuare su questa strada o dare vita ad un’iniziativa che possa fare onore a Gabriele come merita”.

E per chiudere: “A breve porterò allo stadio anche mia figlia Greta. Devo ringraziare anche mio figlio Gabriele per essere riuscito a tornare allo stadio. Vederlo tifare i colori del papà, dello zio e del nonno è una cosa che mi riempie di emozione”.