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Felipe Anderson e la prima “da 10” all’Olimpico

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Da grande investimento ad oggetto misterioso, da promessa a gioiello con il numero 10: è questa l’altalena vissuta da Felipe Anderson negli due anni. Ieri sera l’esordio davanti la sua gente, in un Olimpico tirato a festa, con il suo nuovo numero di maglia, il dieci. Non è un numero qualsiasi nella storia del calcio, lo hanno avuto i più grandi di sempre, i più estrosi, i più tecnici ed i più talentuosi. Non è il primo che indossa in carriera, infatti nelle giovanili del Brasile lo ha avuto sulle spalle, alternandosi con Ganso, per svariate categorie. Questa volta però è diverso, ora lo ha nel calcio dei grandi, e come è giusto che sia il suo debutto è stato preceduto da quella musichetta della Champions che la gente laziale pur di sentire ha lasciato mogli, fidanzate, parenti ed amici al mare. Otto mesi fa Felipe è esploso, completamente, tra le mani di Pioli. Il mister lo ha strigliato e coccolato, usando, come si suol dire “il bastone e la carota“. Non ha mai però voluto prendersi troppi meriti sull’esplosione del brasiliano “Uno con queste qualità esplode da solo” ha più volte ribadito. Ora però, da gioiello a stella il passo non è breve. Felipe non è arrivato, lo sa. Forse nessuno, neanche lui, sa davvero fin dove può arrivare. Ma sa, benissimo, che questa stagione, quella della conferma, è tanto difficile quanto importante. Confermarsi, specialmente nello sport, è la cosa più difficile di tutte, ma lui senza paura e senza nascondersi, la gioca con la numero 10. E allora forza Felipe, vola alto come solo le aquile sanno fare.

@stefanogaudino


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LA NOSTRA STORIA Domenico ‘Mimmo’ Caso

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LA NOSTRA STORIA Domenico MimmoCaso nasce a Eboli (SA) il 9 maggio 1954. Centrocampista, fa il suo debutto nel calcio professionistico con la Fiorentina. Nella stagione 1974-1975 vince il suo primo trofeo: la Coppa Italia. Nella stagione 1978-1979 Caso lascia la Fiorentina e si trasferisce al Napoli. Nell’estate 1979 passa all’Inter. Nel 1980 si laurea Campione d’Italia. Dopo l’esperienza in nerazzurro passa per due anni in Serie B al Perugia. Nell’estate del 1983 torna in Serie A con il Torino. Quindi passa alla Lazio, in quel periodo nella serie cadetta. Con la maglia biancoceleste disputa tre stagioni. Nel 1988, dopo la promozione in A, viene ceduto al Latina. Chiude la carriera nell’Orceana.  Dal 1992/93 al 1996/97 è l’allenatore della Lazio Primavera. Il primo anno sfiora lo Scudetto perdendo la finale contro l’Atalanta. Nella stagione 1994/95 vince il titolo. Tra i tanti giovani lancia Alessandro Nesta, Marco Di Vaio, Alessandro Iannuzzi, Flavio Roma e Daniele Franceschini. Dopo aver guidato Foggia, Chievo e Pistoiese, nel 2003/04 torna ad allenare la Primavera laziale. Nel 2004/05 viene chiamato dal nuovo presidente biancoceleste Claudio Lotito ad allenare la prima squadra. Viene esonerato e sostituito da Papadopulo. Successivamente allena la Ternana. A giugno del 2009 viene nominato supervisore del settore giovanile della Cisco Roma. Nel 2011 assume la guida degli Allievi Regionali A1 della Voluntas (Spoleto). A luglio del 2012 viene nominato allenatore della squadra Primavera della Virtus Lanciano. Nel 2013 viene ingaggiato come tecnico della squadra Primavera della Reggina, ma dopo pochi giorni decide di lasciare l’incarico per motivi familiari.

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