L’ora di Ravel: in Lazio-St. Etienne sarà il momento di Morrison?

L’ora di Ravel: contro il Saint Etienne quello che secondo molti è l’inglese con la valigia, è pronto a mettere radici in biancoceleste. Sul campo innanzitutto: per vedere se l’innesto terrà, Stefano Pioli dovrà trovare per lui la giusta collocazione in campo. E se il tecnico laziale confermerà il 4-2-3-1, Morrison dovrebbe far parte del trio di incursori alle spalle dell’unica punta di ruolo, per fare vedere finalmente quegli sprazzi di talento che sin dal ritiro estivo si sono potuti apprezzare, ma che non hanno trovato conferma nelle partite che contano. Finora.

Il talento di Ravel è un po’ come quella luce nel cielo che vedi con chiarezza e ti sbalordisce, e poi è tutto un: “Hai visto? Hai visto?”, ma per la brevità del fenomeno nessuno ha visto nulla. Ma Morrison è stato un oggetto non identificato solo nelle ultime stagioni. Il suo talento fu notato in maniera piuttosto nitida da Phil Brogan, vecchio squalo della United Academy a Manchester. Che sottopose le giocate del giovane Ravel a sir Alex Ferguson in persona, nonché a uno che di attaccanti da marcare se ne intendeva, Rio Ferdinand. C’erano due ’93 sotto gli occhi del gatto e della volpe mancuniani: “quello” è veramente forte, si dissero, ma Ferguson e Ferdinand concordarono con Brogan: “l’altro” era decisamente meglio, capace di far impazzire le folle se gestito nel modo giusto.

“L’altro” era Ravel, “quello” un certo Paul Pogba. Se uno ci pensa oggi, non ci può credere. L’esordio con la maglia dei Red Devils arrivano a diciassette anni, ma per vedere il vero Ravel nel calcio inglese, bisogna aspettare altre tre stagioni. Caratterialmente il ragazzo è sul conflittuale: in realtà in campo è taciturno e abbastanza disciplinato, una figurina che non combacia con quelle dei tanti assi tutto genio e sregolatezza del calcio inglese. E’ fuori che abbondano le distrazioni. Problemi che Ravel sembra aver risolto nella stagione 2013/14, con la maglia del West Ham. L’anno precedente era arrivata la prima stagione giocata con continuità, ventisette presenze in Championship con il Birmingham City. Ma con gli “Hammers” arrivano i primi gol in Premier League.

L’amore sboccia a gennaio, da una parte all’altra di Londra. Il West Ham fatica a gestirne il carattere, lo spedisce di nuovo in Championship al Queens Park Rangers. E con il QPR Morrison va a segno nove volte in sedici apparizioni, contribuendo in maniera tangibile a trascinare la squadra in Premier League. Ciò che è più importante, è che il talento di Ravel sembra definitivamente sbocciato. Gli “Hammers” però se lo riprendono e lo rimandano in Championship, a Cardiff. Uno schiaffo ancora mal digerito da Ravel, che si riperde in un’apatia che puntualmente lo avviluppa quando non sente fiducia intorno a sé. A gennaio arriva la rescissione con il West Ham e la firma, a sorpresa, con la Lazio, che dai temi di Gazza non puntava su un calciatore inglese.

La fama di Ravel, però, lo precede. Da quando è arrivato a Roma, sarà scappato in Inghilterra almeno cinquanta volte. Solo sui giornali però, affamati di ritrovare un nuovo Gascoigne con cui riempire le colonne. Morrison in realtà lavora a fari spenti: ad Auronzo incanta, e l’unico reale momento di nervosismo arriva quando Pioli, con la Lazio in crisi di risultati, non lo lancia come previsto in Europa League contro il Dnipro. Uno strano botta e risposta, in una lingua a metà tra italiano, inglese e quella “universale del calcio”. L’ennesima smentita, in realtà. Gli inserimenti chiesti da Pioli in conferenza stampa arrivano però in allenamento. Ciò che è più importante: e adesso, finalmente, sembra sia arrivata l’ora di Ravel: dopo i tweet e i giornali è ora di far parlare il campo contro il Saint Etienne. E se Ravel ci sarà, qualcuno dalle tribune dell’Olimpico si girerà sbalordito verso il vicino di posto e dirà di nuovo: “Hai visto? Ma l’hai visto?”. La speranza è che stavolta lo vedano tutti, e non per una partita sola.

Fabio Belli

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