Seguici sui Social

Focus

Amarcord – Quando un calcio di punizione era l’equivalente di un rigore…

Pubblicato

in



C’è un fattore che da un po’ di anni sta creando una certa malinconia tra i tifosi biancocelesti:  la Lazio fa pochissimi gol su calcio di punizione.
Bei tempi quando a battere le punizioni c’era un certo Sinisa …il più grande maestro dei calci di punizione. Sinisa ha siglato con la Lazio ben 17 gol su calcio di punizione, era il suo marchio di fabbrica e rimane l’unico in Serie A ad aver messo a segno tre punizioni in una sola partita (nel 5-2 contro la Sampdoria nella stagione ’98-’99). Inoltre, sempre con una traiettoria mancina delle sue, segnò il primo gol della storia in Champions per la Lazio (era il settembre 1999 contro il Bayer Leverkusen). La potenza unita alla traiettoria mai lineare dei tiri di Sinisa hanno fatto si che ogni punizione dai 30 metri in su fosse un vero e proprio incubo per i portieri avversari, quest’ultimi infatti tremavano all’idea che un loro compagno potesse commettere il più grande di tutti gli errori...fare un fallo nel pressi dell’area di rigore. Perchè se succedeva…allora era la fine…dalla curva partivano gli “oooohhhhh”, Sinisa posizionava il pallone e…..GOL!
Non importava la distanza con Sinisa, un calcio di rigore o una punizione erano la stessa identica cosa per lui. La sua qualità nelle punizioni è cresciuta mano a mano con il tempo, aumentando anche sensibilmente la potenza di tiro (Sinisa era in grado di scagliare bordate da 165Km/h, numeri impressionanti). Un successo garantito per chi lo aveva al fantacalcio, un giocatore come Mihajlovic era decisamente da avere in una rosa che ambiva al titolo, anche se collezionava molti cartellini che ovviamente portavano ai malus (il record è della stagione ’98/’99 con 11 gialli) ma ne valeva decisamente la pena. Nonostante ciò il rendimento del giocatore era infatti indiscutibile, con lui avevi praticamente un attaccante in difesa e questo non aveva prezzo. E se Mihajlovic non giocava? Nessun problema, quando non c’era lui c’era un certo Juan Sebastian Veron pronto a sostituirlo….
Dopo di loro la Lazio non ha più avuto un “goleador” sui calci di punizione. Tra coloro che si sono susseguiti in questo arduo compito (i vari Oddo, Liverani, Ledesma, Zarate ecc..) l’unico che riuscì ad infiammare i tifosi e a lambire la grandezza di Sinisa fu Alexandar Kolarov (attualmente titolare nel Manchester City), solo lui è riuscito a far rivivere quel brivido che pervade tutta la schiena ai portieri della nostra Serie A anche se, a differenza di Mihajlovic, Kolarov prediligeva i tiri di potenza soltanto dopo è riuscito ad affinare il tiro avvicinandosi sempre di più al suo connazionale, ma un fac-simile…è sempre un fac-simile. Da quel momento in poi c’è il buio: nessuno è più risuscito ad essere l’arma letale dei calci piazzati,  colui che poteva permettere di sbloccare partite inchiodate sul pareggio se non in rari casi, e questo è decisamente un peccato. Chissà quante partite Pioli avrebbe potuto risolvere se avesse avuto un giocatore decisivo sui calci piazzati, un pò come è Pjanic oggi per Garcia (soprannominato “Giotto“). Della Lazio attuale solo e Parolo sono riusciti a trovare ogni tanto la via del gol (vedi
 il gol di Parolo con il Verona e di Biglia con l’Atalanta) infatti, nessun altro laziale ha più gonfiato la rete su punizione. I calci piazzati oggi restano quasi un monopolio di Antonio Turbo ma anche lui stenta a trovare la via del gol (vedi il gol al derby di 2 anni fa e l’anno scorso con il Verona all’Olimpico). Forse è il caso di sperimentare altre soluzioni in modo tale da avere un ventaglio di ipotesi non indifferente e avere così una risorsa importantissima visto il momento delicato che sta vivendo in generale la Lazio in fase realizzativa. I gol su punizione di Felipe Anderson e di Milinkovic-Savic con le rispettive nazionali possono rappresentare alternative validissime. Chissà se magari proprio il giovane serbo può continuare la tradizione positiva che la Lazio ha con i giocatori di tale nazionalità e il loro bel rapporto con i calci piazzati?! Tentare non costa niente…male che va continuerà il trend poco entusiasmante in tema di calci piazzati.

Marco Lanari 

 

Continua a leggere
Pubblicità

Focus

LA NOSTRA STORIA – Karl Heinz Riedle, il tedesco volante

Pubblicato

in



Il 16 settembre 1965 nasce a Weiler l’ex attaccante della Lazio Karl Heinz Riedle. Inizia a giocare nei dilettanti con la squadra del suo paese natale e poi con l’Augsburg dove resta fino al 1985/86. Nella stagione seguente è titolare nel BW 90 Berlin. Nel 1987/88 viene acquistato dal Werder Brema dove gioca fino alla stagione 1989/90.

LE CARATTERISTICHE

Attaccante determinato e coraggioso, puntava la rete cercando sempre la profondità. Spigoloso ma corretto, amato dai sostenitori biancocelesti perché usciva dal campo sempre e solo dopo aver dato il massimo sul terreno di gioco. Il suo colpo migliore – nonostante non fosse molto alto – con il quale ha realizzato la maggior parte delle sue reti era il colpo di testa. Abilità dovuta a una straordinaria capacità di rimanere sospeso in aria e da un tempo di stacco perfetto, il colpo secco di fronte terminava spesso in fondo alla rete.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

Nella stagione 1990/91 è Gian Marco Calleri a portarlo a Roma per 10 miliardi di lire. In maglia biancoceleste disputa tre campionati: nei primi due gioca accanto a Ruben Sosa, mentre l’ultimo al fianco di Giuseppe Signori. Quando Sergio Cragnotti lo cede al Borussia Dortmund, i tifosi laziali protestano ma il tutto scema presto per via dell’acquisto del campione croato, Alan Boksic. Con la Lazio l’attaccante tedesco vince il Trofeo Città de La Linea nel 1990 e la Coppa delle Capitali nel 1992.

IL RITORNO IN GERMANIA

Nel Borussia gioca dal 1993/94 al 1996/97. Nel 1997/98 si trasferisce nelle file del Liverpool e nel 2000 al Fulham nella serie B inglese. Terminata la carriera agonistica intraprende quella di allenatore in Inghilterra. Durante la sua carriera ha vestito anche la maglia della Nazionale Tedesca esordendo nel 1987. In seguito vince i Mondiali del 1990, partecipa al Campionato europeo del 1992 e viene convocato anche per i Mondiali del 1994.

DOPO IL RITIRO

Da tecnico “Kalle”, questo il suo soprannome, guida il Fulham ma oltre ad allenare diventa dirigente sportivo nel club svizzero del Grasshopper per poi fondare un’agenzia professionale, la Trustar AG. Inoltre l’ex centravanti tedesco ha aperto una scuola calcio ad Oberstufen chiamata “Kalle Riedle Soccer Academy”.

SEGUICI ANCHE SU GOOGLE EDICOLA, TWITTER E FACEBOOK

Continua a leggere

Articoli più letti

Come disattivare il blocco della pubblicita per Cronache della Campania?