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Un derby senza i tifosi è una sconfitta per tutti. Mai così pochi spettatori

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Olimpico derby Lazio e Roma


Si è concluso il derby  della Capitale e tra le tante notizie a cui far riferimento, c’è anche quella relativa al dato sugli spettatori paganti dello Stadio Olimpico. Un  derby vuoto come mai si era visto in città. La curva Sud era vuota, ma quella della gente laziale lo era ancor di più.

Una sconfitta per tutti. In primis per le istituzioni che, dati alla mano, hanno allontanato i tifosi dallo stadio e dalla passione popolare del calcio, un gioco da sempre figlio della cultura italiana e non certo simile nè a una partita di tennis, nè ad uno spettacolo teatrale.

All’evento hanno assistito appena 29.500 tifosi, di cui 3500 ospiti. Un dato inequivocabile che deve far riflettere chi organizza e gestisce il sistema calcio del nostro paese, a corto di idee concrete in grado di risollevare un settore in forte crisi strutturale e senza visioni manageriali degne di interesse.

Oggi non ha perso soltanto la Lazio, ma anche tutte le istituzioni che non sono riuscite a coinvolgere in questo progetto fantascientifico la parte più importante del calcio. Quella che paga sempre il biglietto, quella che non si vende le partite, quella lontana da Blatter e da Platini, quella che lavora dalla mattina alla sera, quella che fa gli abbonamenti TV, le trasferte, compra i gadget, i quotidiani, va a votare e si costruisce una famiglia. Insomma, sì loro, l’essenza del calcio… I TIFOSI. I VERI PADRONI DEL CALCIO… D’altronde da una capitale europea, che nell’anno del Giubileo, non ha un sindaco nominato dai cittadini, cosa ci dovremo mai aspettare? Noi Romani non ci meritiamo uno stadio così vuoto con delle norme così severe e restrittive, con cancelli, grate, perquisizioni e telecamere puntate. Noi vogliamo andare alla stadio per divertirci e stare in serenità con i nostri amici o le nostre famiglie. E sì giusto, giustissimo combattere la violenza, ma prima crediamo sia il caso di dare una piccola “registrata” a tutto il sistema calcio, e non soltanto ai tifosi, che poi diciamocelo francamente, sono l’anello debole della catena.

“L’ingiustizia genera violenza. La libertà valorizza l’uomo”

Buongiorno dal vostro Direttore

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LA NOSTRA STORIA Gabriel ‘Gaby’ Mudingayi

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Gaby Mudingayi ex centrocampista di Lazio e Inter


Il 1º ottobre 1981 nasce a Kinshasa Gabriel ‘Gaby’ Mudingayi. Centrocampista belga, di origine congolese, attualmente svincolato. Predilige giocare a protezione della linea difensiva.

Mudingayi inizia la sua carriera con l’Union Saint-Gilloise. Nel 2000 si trasferisce al Gent. Arriva al Torino in Serie B nel gennaio 2004. Raggiunge la promozione in A con i granata ma, in seguito al fallimento dei piemontesi, approda alla Lazio durante il mercato estivo del 2005. In biancoceleste è inizialmente chiuso da Dabo, Liverani e Firmani, anche se via via guadagna più continuità, fino al grave infortunio. Ripresosi, si rivela essere ancora un giocatore determinante nella squadra di Delio Rossi. A luglio del 2008 lascia la Lazio e passa al Bologna per 6 milioni di euro, firmando un quadriennale da 500.000 euro l’anno. Nel luglio del 2012 passa all’Inter con la formula del prestito oneroso di 750.000 euro con diritto di riscatto fissato a 750.000 euro, firmando un contratto biennale fino al 30 giugno 2014 da 1,1 milioni a stagione.

Nella stagione 2013-2014 l’Inter esercita il diritto di riscatto dal Bologna. A fine stagione però resta svincolato. A ottobre viene ingaggiato con un contratto annuale dall’Elche. L’accordo però salta perché la LFP blocca il mercato degli spagnoli. A febbraio 2015 l’Elche comunica la risoluzione del contratto a causa dei gravi problemi economici che affliggono il club. Sempre a febbraio torna in Italia per giocare quattro mesi al Cesena. Dopo essere rimasto svincolato più di un anno, ed essersi allenato per oltre un mese con il Pisa, a ottobre 2016 firma con la squadra toscana. A gennaio 2017, dopo sole due partite, rescinde il contratto con i toscani. Capitolo Nazionale: disputa quattro partite valide per le qualificazioni agli Europei U-21 2004. Esordisce in Nazionale maggiore nel 2003.

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