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CAGLIARI LAZIO PROTagonista: buona la prima per il portiere belga

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CAGLIARI LAZIO PROTagonista: buona la prima per il portiere belga.

CAGLIARI LAZIO PROTagonista. Non c’è altra parola per descrivere il debutto in Serie A di Silvio Proto. Una prima arrivata forse un pò in avanti con l’età, ma, come lui stesso ha ribadito nel pre gara, “non è mai troppo tardi per avverare un sogno”. E in effetti un sogno lo è stato per davvero, come forse nemmeno lui si aspettava. Il compito cui è stato chiamato al suo arrivo nella Capitale non era infatti dei più semplici. A 35 anni, dopo una vita trascorsa su palcoscenici europei anche importanti, dover fare da chioccia a un giovane collega rampante come Strakosha non è una missione che tutti avrebbero accettato di buon grado. Durante l’anno, l’albanese non gli ha lasciato molte occasioni per poter mostrare la sua vasta esperienza: giusto qualche apparizione nella fase a gironi di Europa League e poi via, di nuovo in freezer. Lui però non ha fatto storie: forse anche consapevole di giocare comunque per una squadra grande e gloriosa, è rimasto calmo e paziente ad aspettare la sua occasione.

Occasione che è arrivata ieri, complice l’infortunio del suo ‘pulcino’. E lui, con tutto l’armamentario accumulato nel corso degli anni che poteva mettere a disposizione, non ha avuto problemi a farsi trovare pronto. Certo, a tratti l’emozione l’ha sentita: lo testimonia qualche rinvio maldestro, che per poco non innesca in maniera vincente gli avanti sardi. Come pure qualche perdita di tempo sui rinvii, che gli costa un’ammonizione dal direttore di gara (oltre agli improperi dei tifosi di casa). Ma per il resto, si mostra sicuro tra i pali, abile a controllare le conclusioni a rete dei padroni di casa; coraggioso nelle uscite, anche troppo a volte (come nel caso di quella ‘a valanga’ su Deiola, che lo porta a scontrarsi con Lulic, facendo temere il peggio); ma soprattutto prodigioso, sempre su Deiola: due passi rapidi in avanti e braccia alte per deviare in corner un tiro che avrebbe potuto riaprire la gara in anticipo.

Peccato solo per il gol subito, in pieno recupero, su incornata di Pavoletti, ma onestamente può farci poco e nulla. Insomma, davvero un bel debutto, da sogno, per tornare alla sua dichiarazione iniziale. E certamente non sarà la sua unica apparizione: nel post gara si è augurato che torni presto Strakosha, ma dopo oggi Inzaghi ha scoperto di avere anche una valida alternativa. La porta laziale non è corta, anzi è copertissima.

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Lazio Inter, Sarri l’ha vinta con i cambi

Lazio Inter, la chiave del match : La gestione dei cambi di Sarri

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Lazio Inter, la chiave del match : La gestione dei cambi di Sarri

Lazio Inter, parla forte e chiaro, 3-1 e altri 3 punti per la truppa di Sarri. La chiave della partita è sotto gli occhi di tutti : La gestione dei cambi di Sarri. Il tecnico toscano stupisce tutti schierando dal primo minuto Basic al posto di Luis Alberto. Il croato da densità in mezzo al campo e sfrutta la sua altezza (assieme a Milinkovic) per proteggere la porta di Reina dai calci piazzati e cross (nota dolente fino ad ora del campionato biancoceleste). Nel secondo tempo Sarri studia le difficoltà dell’Inter e punta sulla velocità di Lazzari e Zaccagni che spaccano letteralmente in 2 la partita. Non da meno la mossa Luis Alberto che entrato in un momento delicato del match, motivato dalla panchina, usa la sua maestria e chiude il match con un assist al bacio per l’incornata vincente del Sergente serbo.

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LE PAROLE DI SARRI A FINE PARTITA

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Focus Lazio – Quante volte ci si ferma per eccessiva sportività, ma a terra si finge l’infortunio?

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Focus Lazio – Lazio Inter è appena finita ma le polemiche sono appena iniziate. La Lazio vince una bella gara, portando a casa altri tre punti prestigiosi, anche perché di fronte non c’era l’ultima arrivata, ma l’Inter campione d’Italia, allenata dall’ex Inzaghi.

Il gol di Felipe Anderson in Lazio Inter

L’episodio chiave di Lazio Inter è stato il secondo gol dei capitolini che, lo diciamo subito, hanno fatto bene a continuare l’azione. A parte che, da regolamento, deve essere l’arbitro a interrompere il gioco e la Lazio non era obbligata a fermarsi, reputando più opportuno continuare l’azione. Anche perché il fallo non era così grave e non interessava un infortunio alla testa (casa che invece obbliga il direttore di gara a interrompere immediatamente il gioco).

Poi è arrivato il gol di Felipe Anderson e i giocatori nerazzurri hanno “rosicato”, come si dice qui a Roma, ma quante volte i giocatori fingono o accentuano i falli subiti? Sempre o quasi sempre.

Quindi hanno fatto bene i giocatori della Lazio ha continuare il gioco, anche perché – nell’azione precedente – gli interisti non hanno detto a Lautaro di fermarsi, ma speravano che l’azione si concludesse con un gol. Cosa che hainoi [!] non è accaduta.

Quindi si era di fronte a due possibilità legittime: o si metteva la palla fuori, oppure no. La Lazio ha deciso di continuare l’azione, come del resto hanno fatto gli interisti, solo che a loro gli ha detto male che non hanno segnato, mentre a noi ha detto bene.

Ovvio, sia chiaro, che ci troviamo davanti a un episodio al limite, però usando un altro modo di dire “A chi tocca nun se ingrugna”, anche perché tutto questo capita per via di una fastidiosissima pratica tipica dei calciatori “checca” che fingono, simulano, strillano, si buttano per terra, anche quando non ce n’è bisogno, solo per arrecare danno agli avversari e vantaggio alla loro squadra. Ora, magari non era questo il caso, perché Di Marco sembra un giocatore corretto e onesto, però che dovevano fare i giocatori della Lazio? Fermarsi? eh no. Scusateci ma troppe volte ci siamo fermati per episodi che non meritavano e siamo stati penalizzati.

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Donnarumma protetto, Immobile no. Il falso moralismo all’italiana

Immobile criticato da coloro che oggi difendono Donnarumma. Dove sta la coerenza?

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Italia Spagna non ci ha mostrato solamente i fischi per Donnarumma, ma anche il falso moralismo italiano

Una sconfitta che sta passando in secondo piano, quella dell’Italia contro la Spagna di ieri sera. Tutti gli addetti ai lavori avevano l’attenzione su Gigio Donnarumma, tartassato di fischi dai tifosi presenti sugli spalti di San Siro. Giusti o sbagliati? In molti si stanno ponendo questo quesito e rispondere non è semplice. La storia la conosciamo tutti e ognuno è libero di giudicarla come vuole. Ma il clamore dei giornalisti e dei media ha fatto venire un’amara verità: il falso moralismo e buonismo a corrente alternata.

CHI PROTEGGE DONNARUMMA, IN PASSATO HA CRITICATO IMMOBILE

Era la Nazionale italiana, non Milan – PSG“, questa è la frase più ricorrente che si legge sui social e sui giornali e siti della nostra penisola. E’ vero, era l’Italia e il tifo per il proprio club dovrebbe essere messo da parte. Eppure coloro che oggi si indignano per i fischi al portiere ex Milan, sono gli stessi che durante gli ultimi anni hanno “massacrato” mediaticamente Ciro Immobile per le sue prestazioni con la maglia Azzurra. Predicare bene e razzolare male, ci sono riusciti alla perfezione. Perchè questa differenza di trattamento? Perchè coloro che si sono scagliati contro il bomber della Lazio ora proteggono a spada tratta Donnarumma? Spiegatemi la differenza, perchè non riesco a vederla. I nodi sono venuti al pettine e il buonismo che ora ostentate è solamente frutto di una falsità e conseguenza di valutazioni fatte con la famosa “sciarpa al collo da tifosi. Ora siete stati stanati, aspettiamo con ansia i vostri commenti buonisti alla prossima prestazione (per voi negativa, non per noi) di Immobile in Nazionale. Baci e abbracci…

Marco Corsini

IL FRATELLO DI IMMOBILE CONTRO I CRITICONI DOPO ITALIA SPAGNA

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