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LA NOSTRA STORIA Il pioniere Carlo Della Longa

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Rubrica la nostra storia di Laziochannel
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LA NOSTRA STORIA Carlo Della Longa nasce il 25 ottobre 1884 a Vigevano (PV). Inizia a giocare nel Milan nel 1906.

Difensore, dal 1908 Carlo Della Longa entra a far parte della Lazio. Nel 1910 gioca con il Roman. Nel campionato 1911/12 ritorna alla Lazio. Nella stagione 1913/14 torna al Roman. In quegli anni è sicuramente il più forte attaccante della Lazio. Fa parte della formazione che vince la Coppa Viscogliosi-Baccelli e la Coppa Tosti. Inoltre vince a Napoli per 3 a 1 in una delle prime trasferte.

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Muriqi, la via per arrivare al cuore della Lazio passa attraverso i…piedi

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cronaca roma lazio

Muriqi, dopo un anno, non ha certamente ripagato i 20 milioni spesi per acquistarlo. Ma recuperare l’investimento è ancora possibile.

Muriqi è stato uno dei grandi, se non il più grande, flop dell’ultimo mercato estivo. Arrivato a settembre dal Fenerbahce, non è riuscito in questi pochi mesi a tenere fede alle aspettative. Troppo alte forse, ma d’altronde, quando si sborsano 20 milioni (mica bruscolini!) per l’acquisto, al termine oltretutto di una lunga (ed estenuante) trattativa, non è che ci si possa aspettare diversamente. Ma fatto sta che il bilancio è finora impietoso: appena 2 squilli tra campionato e Coppa Italia, cui si sono accompagnate numerose prestazioni molto al di sotto della media. L’ultima mercoledì sera contro il Parma: un’occasione più unica che rara, complice anche un avversario che non aveva null’altro da chiedere al campionato. Ma ahimè, anche questa miseramente fallita. E chiusa in modo indecoroso, tra gesti di stizza in panchina e occhiate di Inzaghi a fargli capire che non poteva prendersela con nessuno se non con sé stesso.

Le cause del fallimento di Muriqi

Muriqi
Muriqi con il ds della Lazio Igli Tare

Nel corso di questi mesi, in casa Lazio ci si è a lungo interrogati sul perché di questo basso rendimento. Dopo varie ipotesi, tutte plausibili (mancato ambientamento, piazza troppo esigente ecc.), si è giunti alla conclusione che la risposta è più semplice di quanto non si pensi. In sostanza, il calciatore non è scarso (non può esserlo, altrimenti non staremmo parlando di un elemento nel giro stabile della Nazionale). Scarsa casomai è la sua adattabilità al gioco di Inzaghi. Il classe ’94 è infatti il classico ‘pennellone’, l’ariete da area di rigore lesto negli spazi stretti, che mette la sua forza fisica e la sua abilità sulle palle alte al servizio della squadra. Caratteristiche eccellenti, ma che purtroppo mal si sposano con quelle nella testa del tecnico. Il quale davanti predilige pedine più mobili, in grado di svariare su tutto il fronte offensivo. Anche, se necessario, di andare a prendersi il pallone a centrocampo, per condurlo, dopo una lunga e faticosa cavalcata, in fondo al sacco.

Le soluzioni per Muriqi

E allora? Ormai la stagione è praticamente finita e, con essa, anche le opportunità per il giocatore di mettersi in mostra e provare a mostrare di che pasta è fatto. Tuttavia per il futuro, non è impossibile che non ce ne siano delle altre. Ma bisognerà cominciare a lavorarci da subito a bocce ferme, per fare in modo che non subiscano lo stesso esito delle precedenti. Come? In due modi principalmente. Il primo, quello più semplice, è trovare al ragazzo una nuova sistemazione. Magari, sarebbe l’ideale, con la formula del prestito secco, in modo da poter lavorare senza eccessive pressioni sul diamante grezzo e riportarlo poi alla base più forte e luccicante. L’importante è che si tratti di una squadra che ne sfrutti e valorizzi le doti, fino a fargli toccare il più alto livello possibile di esaltazione. Ma d’altro canto, capiamo anche che il presidente Lotito potrebbe non voler svalutare l’investimento, come succederebbe nel caso di una discesa di categoria o di un approdo in un campionato ‘minore’.

Muriqi: è giusto dargli un’altra possibilità?

Per cui, e qui entra in gioco la seconda modalità, si potrebbe provare a concedergli un’altra chance in maglia biancoceleste. A patto però di concentrare ogni energia sul ‘tallone d’Achille’ (almeno a quanto si è visto finora) del ragazzo: il gioco palla a piede. Ogni volta che il numero 94 è stato chiamato in causa, è apparso infatti lento e impacciato, incapace di capitalizzare anche quando servito favorevolmente davanti alla porta. Ebbene, è su questi aspetti che dovrà lavorare. E chissà che l’aria salubre del ritiro di Auronzo non possa dargli una mano. Certo non sarà facile, magari ci vorrà del tempo, ma lui dovrà mettercela davvero tutta per migliorare. Perché un anno un po’ sotto tono, visto che è il primo, può anche starci, ma al secondo un nuovo flop difficilmente verrebbe perdonato. I precedenti in questo senso tra i compagni, da Luis Alberto a Caicedo (tanto per restare tra ‘colleghi’ di reparto), sono incoraggianti. E quindi forza Vedat, aggiungi anche le tue penne alle ali dell’aquila. Per volare insieme verso grandi e gloriosi traguardi.

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