mercoledì, Giugno 12, 2024

Sarri attacca il calcio: “Ridicolo, va salvato da sé stesso” (VIDEO)

LAZIO NEWS

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Sarri attacca il calcio. Il mister toscano si è concesso in una lunga intervista ai microfoni di RSI, la tv della Svizzera italiana. Ha parlato a tutto tondo, dicendo la sua su vari temi, sportivi ma anche personali.

SARRI ATTACCA IL CALCIO: “GIOCARE BENE PIÙ APPAGANTE CHE VINCERE”

A partire dagli esordi: “Del calcio mi sono innamorato fin da piccolo. Mi piaceva il suo essere gioco di squadra, con un’organizzazione che solo lui e il rugby hanno. Mi sono divertito anche a giocare, ma la mia passione è sempre stata razionalizzare i movimenti dei giocatori. Una cosa che non è semplicissima da fare. La vittoria di certo dà vigore alle idee, ma avere il piacere di giocare bene è più appagante e, alla lunga, porta a risultati migliori“.

SARRI ATTACCA IL CALCIO: “ALLENATORE PUÒ FAR PASSARE VALORI”

Poi sul mondo del pallone odierno: “Negli ultimi anni per vincere devi andare nelle squadre che hanno giocatori di livello e disponibilità economiche. Per questo in quasi tutti i campionati europei vincono sempre le stesse squadre. In Italia inoltre il livello culturale-sportivo non è altissimo: ad esempio, diversamente che in Inghilterra, si tifa più contro che a favore. L’allenatore non è educatore, è difficile esserlo in una società aziendale che fattura miliardi. Però puoi far passare continuamente messaggi e valori“.

SARRI ATTACCA IL CALCIO: “CERTE CIFRE IMMORALI”

Uno dei quali è certamente quello degli ingaggi stratosferici: “I soldi aiutano, ma non danno la felicità. Certe cifre poi sono immorali, ma come lo è il mondo. Probabilmente vengono giustificate da un ritorno economico. Io però le trovo ingiuste“. Oppure quello del calcio come metafora della vita: “Quei 90′ in campo ne sono una parodia. Perché, come essa, hanno momenti esaltanti e difficili. Quindi conoscere la vita ti può aiutare anche nel calcio“.

SARRI ATTACCA IL CALCIO: “IN QUESTA FASE È BUSINESS”

E come nella vita, anche nel calcio ogni tanto bisogna prendersi dei momenti di svago: “La lettura? Mi deve dare innanzitutto piacere personale. E poi può essere anche un arricchimento: saper parlare facile grazie al leggere molto può incidere molto anche nel lavoro”. Sì, perché serve una buona parlantina per spiegare cosa non va nel calcio: “Non bisogna salvarlo dalla bellezza, ma da sé stesso. Giocando 60-70 partite l’anno, infatti, i giocatori si allenano meno e non ne producono. In questa fase lo sport è un business“.

SARRI ATTACCA IL CALCIO: “RIDICOLO CHE APPARENZA CONTI DI PIÙ”

Si passa poi ad una risposta a chi lo critica per l’abbigliamento: “Bukowsky diffidava da chi usava le tute? Lui era messo peggio (ride). Mi fanno ridere gli allenatori della Primavera in divisa sociale su campi improponibili. Noi facciamo un lavoro di campo, non c’è niente di male ad andarci in tuta. Il mondo è andato in una direzione in cui conta di più l’apparenza ed è ridicolo. Secondo me, se si guarda il calcio in un altro mondo lavorativo si dovrebbe essere licenziati. Io per esempio giacca e cravatta le mettevo quando lavoravo in banca“.

SARRI ATTACCA IL CALCIO: “ODIO GLI OBIETTIVI FACILI”

Ma più che l’abbigliamento è importante il modo di giocare. E Sarri ne ha uno tutto suo: “Cerco di innescare un continuo contatto con la palla. È questo che dà divertimento, quindi cerco di non spegnerlo nei giocatori. Poi non mi accontento mai, per questo nessun episodio in carriera mi ha più soddisfatto degli altri. E per questo odio gli obiettivi facili. Invece cerco di migliorarmi tutti i giorni, adattando le mie idee ai calciatori che ho. Sotto questo aspetto, sono più un trasformista che un integralista“.

SARRI ATTACCA IL CALCIO – IL CICLISMO

In chiusura, una battuta su un’altra delle sue passioni: “Tra la Champions e la Parigi-Roubaix scelgo quest’ultima. Il ciclismo è uno sport vero. Resta individuale, ma ultimamente la squadra conta più dei singoli. E poi si fatica tanto e per praticarlo devi avere una passione davvero feroce. Diversamente che nel calcio, solo i pochi più forti prendono grandi stipendi, gli altri devono accontentarsi di uno normale. Rispetto molto i corridori e vederli mi soddisfa tantissimo“.

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