Che dire, tifosi: il Mondiale 2026 si avvicina e, come un festino a scadenza, abbiamo già il nostro bel colpo di scena. Il nuovo format voluto da Infantino promette di rivoluzionare il calcio mondiale, portando nuove squadre in gara, eppure c’è un’importante assente che pesa come un macigno: l’Italia.
Massimo Donati, ex centrocampista della Sampdoria, ha espresso il suo parere in merito, sottolineando che il livello del calcio internazionale si sta livellando e che le nazionali emergenti stanno mettendo in difficoltà le grandi squadre. Ma cosa significa per noi? Forse stiamo semplicemente assistendo a una ristrutturazione del panorama calcistico, dove le formazioni storiche, invece di dominare, subiscono l’inevitabile evoluzione delle altre.
Donati, in un’intervista rilasciata a CalcioNews24, punta il dito sulla questione del ricambio generazionale, ma sarebbe troppo facile addossare la responsabilità della nostra esclusione solo a questo. È una scusa bella e pronta. La verità è che la debolezza del sistema calcistico italiano ha permesso che la nostra nazionale venisse ridimensionata a tal punto da non qualificarsi. E mentre nuovi talenti emergono, noi continuiamo a guardare da lontano.
Il format allargato del Mondiale piace a molti per la maggiore inclusività delle squadre, ma a quale costo? La presenza di nazionali con meno storia calcistica porta a un livellamento qualitativo che, da un lato, rende il torneo più avvincente, dall’altro pone interrogativi sulla reale competitività dei vari gironi. Insomma, se le squadre emergenti si preparano e crescono, noi che facciamo? Rimanere fermi a piangere sulle macerie del passato?
Le Nuove Dinamiche del Mondiale 2026
Il nuovo format del Mondiale prevede 48 squadre, alzando il numero dei partecipanti e dando una chance in più a molte nazioni. Questo significa che la concorrenza diventa spietata: squadre come il Qatar e l’Arabia Saudita, che in passato non avrebbero nemmeno pensato di partecipare, ora possono ambire a un posto al sole, e il calcio italiano, in evidente declino, non verrà perdonato.
Per noi, questa nuova realtà pongono interrogativi critici sul futuro del calcio in Italia. Con ogni probabilità, assisteremo a un Mondiale che non solo vede l’Italia esclusa, ma anche un porsi di domande su quale sia l’eredità dei nostri talenti e quanto i club e le federazioni stiano investendo per rimanere competitivi. Non vi pare che sia giunto il momento di riflettere sull’attuale gestione del nostro sistema calcistico, per non restare a guardare solo i festeggiamenti delle altre nazioni?

