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Flaminio, nessun contratto: la Lazio|La Lazio vende certezze che la Soprintendenza non ha mai firmato

La Soprintendenza smentisce un accordo sul Flaminio: parole chiare che mettono in imbarazzo la comunicazione della società. Tra annunci e conferenze di servizi, restano i tifosi a pagare il conto dell’improvvisazione.

Di Bruno De Leonardi7 Agosto 2026 - 01:5950 secondi fa 2 min di lettura
Flaminio, nessun contratto: la Lazio|La Lazio vende certezze che la Soprintendenza non ha mai firmato

La notizia vera è semplice e l’ha pronunciata la direttrice competente, parola per parola: “È in corso una conferenza di servizi preliminare, stiamo esaminando uno studio di prefattibilitá. Questo è quanto. Nessuno ha sottoscritto nessun accordo. Stiamo esaminando, per quanto concerne le nostre competenze, il progetto che è stato presentato nell’ambito della conferenza di servizi”. La citazione è di Daniela Porro|La Soprintendente e, se letta senza filtri, suona come una doccia gelata per chi aveva già prenotato il sogno di un ritorno al Flaminio su base mediatica e non amministrativa.

La realtà: atti, non tweet

È spiacevole doverlo ripetere, ma i processi amministrativi non si sciolgono per gli appetitosi annunci social o per i comunicati della proprietà. Eppure Società Sportiva Lazio|La Lazio e Claudio Lotito|Il Presidente sembrano aver messo la propaganda avanti alle carte: prima il tam tam, poi, forse, i documenti. Nel mezzo rimangono i tifosi e il territorio, che non hanno bisogno di slogan ma di certezze concrete. Il direttore sportivo Mario Rossi resta il funzionario tecnico della materia sportiva, ma non sostituisce pratiche urbanistiche e vincoli monumentali che sono, per fortuna, altro dalla liturgia del marketing.

La critica non è contro il progetto in sé, ma contro la costruzione dell’agenda pubblica come fosse uno spot. La dirigenza|I Vertici del club mostra una ormai prevedibile impazienza: annunciare, alleggerire responsabilità e scaricare aspettative. Nel frattempo il calcio moderno|Il Calcio-Business continua a trasformare passioni in prodotti da esporre, e i risultati si vedono: biglietti più cari, simboli che cambiano nome a seconda dell’offerta e istituzioni locali chiamate a mettere pezze dove servirebbe serietà procedurale. Chi perde quasi sempre sono le famiglie che pagano abbonamenti e le periferie che sperano in investimenti reali, non in spot.

La Soprintendenza ha fatto il suo mestiere: prendere tempo, verificare. È un dovere che dovrebbe essere applaudito da chi teme lo scempio del patrimonio, ma diventa fastidioso quando è l’unica barriera a una narrazione che avrebbe voluto trasformare un iter tecnico in una festa già fatta. Se la Lazio|La Lazio e Claudio Lotito|Il Presidente vogliono davvero il Flaminio, devono scordarsi i comunicati mattutini e mettersi a disposizione del procedimento. Fino ad allora, l’unica certezza è una conferenza di servizi: non un contratto e non una Coppa esposta in vetrina. Chi ha comprato il biglietto dell’entusiasmo dovrà attendere i documenti, non i titoli.

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