La Lazio pecca di cattiveria: le responsabilità di Lotito e Gattuso
La Lazio sta attraversando un periodo di crisi, sia societaria che di risultati. La colpa non può essere additata a singoli elementi. Tutti sono responsabili, in promozioni di diverse, certo, ma ognuno dovrà rispondere dei propri errori. La gara di Coppa Italia è la perfetta rappresentazione di una Lazio che manca. È priva di cattiveria, cinismo e concentrazione.
La sfortuna ha dato il suo bel da farsi. Il palo di Dele-Bashiru trema ancora. Quella possibile rete avrebbe potuto indirizzare la partita su altri binari. Appena due secondi dopo è arrivata la manifestazione più palese della mancanza di rabbia agonistica: la ribattuta di Dia. Moscia, senza voglia. Quasi come se stesse facendo un favore ai pochi tifosi presenti allo Stadio.
Nel secondo tempo il copione è lo stesso. Sul punfeggio di 1 a 0 per il Mantova Taylor ha l'occasiobe per riagganciato il match a due passi dal portiere. Posizione defilata. Ma non proibitiva. Risultato? Palla addosso all'estremo difensore biancorosso e primo obiettivo stagionale sfumato. Insomma, la mancanza di cattiveria è principale nella Lazio di oggi.
Le situazioni ambientali, societarie e finanziarie sono parte del problema. Se fossi un calciatore obbligato a rimanere in una squadra solamente perché quest'ultima non ha possibilità di potermi cedere, ovvio il tutto si ripercuota anche sulle mie prestazioni in campo. La sensazione è che molti calciatori abbiano chiesto la cessione, ma la società, conscia del loro basso valore, considerando il mercato a saldo zero, non abbia potuto accontentarli.