Gioco delle tre campanelle e stadi: la Lazio e i tifosi devono tenere gli occhi aperti
La notizia dei tre denunciati per il 'gioco delle tre campanelle' è un campanello d’allarme: a Roma, vicino all’Olimpico, non sono solo i rivali a cercare di rovinarci la giornata.
Non voglio fare il saputello, ma chi frequenta Formello o arriva allo Stadio Olimpico sa che le giornate di partita significano folla, entusiasmo e purtroppo anche occasioni per chi vive di sotterfugi. Due uomini e una donna denunciati per quella truffa sono un promemoria concreto: giochi di strada che puntano sulla distrazione funzionano dove c’è ressa e cuore che batte per la propria squadra.
Per noi laziali non è solo questione di portafogli. È questione di comunità. Vedere un anziano o un ragazzo di 16 anni beccarsi una truffa prima di entrare allo stadio fa male, più di una sconfitta. Per questo dobbiamo trasformare l’indignazione in abitudine: non partecipare, non rispondere alle provocazioni, tenere i documenti e i soldi nei posti difficili da raggiungere e, soprattutto, restare in gruppo. Se arrivate in anticipo, aspettate i compagni di curva nei punti ufficiali e non accettate 'offerte' per merce o giochi sul marciapiede.
Cosa possono fare subito i tifosi? Evitare qualsiasi gioco di strada, non farsi coinvolgere da chi prova a distrarre, pagare con carte quando possibile e non contare su transazioni improvvisate con sconosciuti. Chi vende biglietti o gadget fuori dai cancelli è spesso finto amico: usate i canali ufficiali della società o i punti vendita autorizzati. Se vedete qualcosa di strano, segnalarlo ai steward o alle forze dell'ordine è già un bel servizio: non siete ficcanaso, siete cittadini che proteggono la propria curva.
Al club, alla sicurezza dello stadio e ai gruppi organizzati toccherà fare la loro parte: indicazioni chiare prima delle partite, punti informativi visibili e collaborazioni con le forze dell’ordine per presidiare i percorsi più battuti. Ma la prima linea resta il tifoso: occhio, memoria e senso di collettività. La Lazio la difendiamo anche così.
Il messaggio non è allarmista, è pratico. Se vogliamo continuare a vivere l’Olimpico come luogo di passione e identità biancoceleste, dobbiamo anche imparare a non dare spazio a chi vive di inganni. Entriamo in curva con la sciarpa al collo, il sorriso e l’attenzione alta: per la squadra, per noi, per la nostra gente.