Marco Giampaolo si racconta tra ricordi e presente: l’allenatore della Cremonese rivendica il soprannome “Maestro” come conseguenza del suo approccio didattico e collettivo al lavoro, e ricorda l’esperienza al Milan definendolo “uno dei più grandi club al mondo” pur sottolineando come comunicazione e tempistiche complicate abbiano limitato quel periodo. Giampaolo conferma anche l’abitudine a programmare l’estate a fondo, per non farsi trovare impreparato, e osserva come il ruolo del portiere si sia trasformato rispetto a pochi anni fa.
Nota curiosa e personale: l’amore per i vini di qualità lo deve a Giovanni Galeone, che gli ha aperto la strada a 25-26 anni fa. Giampaolo usa l’immagine enologica per descrivere la Cremonese post-retrocessione in Serie B — un mix di giovani e esperienza che va lavorato come un grande Barolo — e ribadisce la sua filosofia: non inseguire titoli, ma il brivido di costruire un’idea di calcio. Editorialmente, è interessante come il tecnico leghi programmazione e identità di squadra, elemento spesso decisivo nelle risalite dalla Serie B.