Il triplo binario di Lotito: vetta, Flaminio e un’ipotesi che si chiama Nasdaq
Non solo campo: mentre la squadra vola, il presidente lavora su stadio e mercati internazionali, con il Nasdaq ancora sullo sfondo
C’è un momento, nella vita di un club di calcio, in cui il campo e la scrivania raccontano la stessa storia. Per la Lazio di Claudio Lotito, quel momento è adesso. Da una parte una squadra che dopo cinque giornate è appaiata al comando della Serie A insieme a Roma e Inter, con 13 punti a testa e un solo pareggio in tutto il campionato. Dall’altra un sindaco che, parlando da New York a margine di un summit internazionale sui sindaci, sceglie di non lasciar cadere nel silenzio il dossier del Flaminio — anzi, lo rilancia con una proiezione che va ben oltre il campionato in corso.
Una cavalcata con solo 2 minuti di follia
Va detto con chiarezza, perché è un dato che la cronaca del giorno per giorno tende a diluire: la Lazio di Gennaro Gattuso ha costruito uno degli avvii di stagione più convincenti della sua storia. Quattro vittorie nelle prime cinque giornate e un solo pareggio l’hanno tenuta costantemente al vertice, appaiata alla squadra ospite di Roma e l’Inter — con 13 punti dopo cinque turni, la Lazio ha centrato la miglior partenza della propria storia in Serie A nell’era dei tre punti a vittoria. L’unico episodio fuori dal copione perfetto è arrivato contro il Milan: in vantaggio 2-0 e in pieno controllo, la squadra biancoceleste si è vista raggiungere nel giro di due minuti di follia nel finale, complice uno sbandamento difensivo che ha trasformato un successo quasi acquisito in un 2-2 dal sapore agrodolce. Anche in quel caso, però, la squadra ha dimostrato solidità mentale, ripartendo subito con nuove vittorie. Oggi la differenza reti la relega tecnicamente al terzo posto rispetto a Roma e Inter, ma nella sostanza — punti, risultati, continuità — è prima esattamente come le altre due.
Gualtieri riaccende i riflettori sul Flaminio
Nell’intervista rilasciata a la Repubblica, il primo cittadino della Capitale ha inquadrato il tema degli impianti sportivi come leva di trasformazione urbana, prima di arrivare al punto che interessa i tifosi biancocelesti: “il progetto Roma è più avanti, ma procediamo anche su quello della Lazio”. Una frase che arriva dopo che la Conferenza dei Servizi preliminare si è conclusa con determinazioni favorevoli — comprensive di condizioni e prescrizioni, tra cui quelle della Soprintendenza di Stato, da recepire nelle fasi successive — a conferma che il dossier del vecchio impianto di Pier Luigi Nervi resta attivo nell’agenda del Comune, pur non essendo quella conferenza equivalente a un’approvazione definitiva del progetto. Gualtieri ha collocato entrambi i progetti — quello della Roma a Pietralata e quello della Lazio al Flaminio — dentro una cornice ben più ambiziosa: quella di una Roma capace di ospitare gli Europei di calcio del 2032 e, in prospettiva, di candidarsi per i Giochi Olimpici del 2036 o del 2040.
Il doppio dividendo di Lotito: successi in campo e sponda dal Campidoglio
C’è un aspetto che la cronaca sportiva quotidiana, concentrata sui risultati di giornata, difficilmente racconta: in queste settimane Lotito incassa un doppio vantaggio, sportivo e istituzionale, e a rendere insolito il momento biancoceleste è proprio la somma dei due, non l’uno o l’altro preso da solo. Il momento scelto da Gualtieri per rilanciare il dossier Flaminio è capitato al momento giusto: arriva proprio mentre la Lazio vive il miglior avvio di stagione della sua storia in Serie A. Non c’è modo di dimostrare che i due fatti siano collegati, ma la coincidenza aiuta: uno stadio che avanza fa più notizia, e trova più spazio sui giornali, quando viene raccontato accanto a una squadra che vince.
C’è poi un terzo elemento che rende ancora più denso questo momento, ed è anch’esso legato, curiosamente, a New York. Non è un segreto che Lotito stia da tempo costruendo un percorso di avvicinamento verso una possibile quotazione della Lazio al Nasdaq: il club ha già un ticker riservato (LZO), comunicato ufficialmente dalla società, e negli ultimi mesi ha moltiplicato i gesti simbolici in questa direzione, a partire dal suono della campanella di chiusura delle contrattazioni, con Enrico Lotito protagonista. Va detto con altrettanta chiarezza che, allo stato attuale, una quotazione vera e propria non risulta ancora formalizzata né in forma diretta né indiretta: si tratta per ora di un percorso di apertura internazionale, come lo ha definito la stessa società, più che di un’operazione finanziaria conclusa. Non c’è alcun nesso dichiarato, né tantomeno dimostrato, tra le parole di Gualtieri sul Flaminio e la strategia finanziaria di Lotito. Resta però una chiave di lettura possibile: un endorsement istituzionale sul futuro stadio, arrivato proprio da New York, potrebbe agli occhi di osservatori e investitori internazionali rafforzare l’immagine di un club in crescita su più fronti — sportivo, infrastrutturale e finanziario — anche se si tratta, appunto, di una suggestione giornalistica e non di una conseguenza accertata.
L’iter prosegue, passo dopo passo
Sul fronte burocratico, le dichiarazioni del sindaco confermano che l’iter resta in movimento. La Conferenza dei Servizi preliminare, conclusa lo scorso agosto, si è chiusa con determinazioni favorevoli da parte degli enti coinvolti, accompagnate da condizioni e prescrizioni che restano da recepire nelle fasi successive del percorso — un esito positivo, dunque, ma non ancora un’approvazione definitiva. Il passaggio successivo ipotizzato dall’iter, secondo quanto indicato dal Comune, dovrebbe essere l’esame del pubblico interesse da parte della Giunta e, in seguito, dell’Assemblea Capitolina, prima dello sviluppo del progetto di fattibilità tecnico-economica e dell’apertura della Conferenza dei Servizi decisoria; su questa sequenza, tuttavia, non risultano al momento conferme istituzionali così dettagliate da poterla dare per definitiva. Le parole di Gualtieri da New York vanno lette in questa chiave: non un’accelerazione improvvisa, ma la conferma che il progetto continua a muoversi lungo un percorso amministrativo ancora aperto.
