Claudio Lotito ha chiesto ufficialmente scusa proprio oggi, giovedì 17 settembre 2026, compiendo un passo storico e del tutto inusuale rispetto alla sua consueta linea comunicativa. Come avevamo riportato questa mattina tramite le nostre pagine, il presidente della Lazio ha abbandonato il silenzio e spiegato perché ha scelto di denunciare le minacce ricevute in questi anni fornendo alla Procura di Roma le proprie mail e telefonate.
Nel rivolgersi alla tifoseria capitolina, con la quale i rapporti sono tesi da mesi a causa di un duro boicottaggio dello stadio e dei prodotti ufficiali, Lotito ha dichiarato:
“Chiedo scusa per una cosa di cui mi sento responsabile, per degli errori commessi, per esempio alcune scelte tecniche da me avallate in passato, non chiedetemi quali”.
I precedenti storici
Prima di questa esplicita ammissione legata alla gestione societaria, gli unici episodi assimilabili a delle scuse ufficiali da parte di Lotito erano stati di natura istituzionale o legati a eventi extra-calcistici:
- Nel 2005, si scusò formalmente con il Messina e con il calciatore Marc Zoro a causa di alcuni insulti razzisti piovuti dal settore ospiti occupato dai sostenitori laziali.
- Nel 2017, si recò alla Sinagoga di Roma per porgere le scuse del club dopo che alcuni ultras avevano diffuso degli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma. Quell’episodio generò tuttavia forti polemiche per via di alcune sue intercettazioni telefoniche rubate in cui definiva quella visita una “sceneggiata”.
Fino ad oggi, Lotito non aveva mai fatto un passo indietro diretto rivolto ai tifosi per errori commessi nella gestione sportiva ed economica del club, avendo sempre risposto alle contestazioni della piazza difendendo con fermezza il proprio operato.
Il “fattore Cragnotti” e lo sciopero del tifo
Questo clamoroso passo indietro del presidente verso la piazza non è nato nelle stanze della politica, ma anche sull’asse emotivo che unisce la Lazio di oggi a quella del glorioso Scudetto del 2000. È stato proprio il “Presidentissimo” della Lazio più vincente di sempre a muoversi come “mediatore”, rivolgendo un appello pubblico a un popolo esasperato: “tornate allo stadio per il bene della maglia”. I tifosi, tuttavia, hanno ascoltato l’invito ponendo una condizione tassativa, un muro invalicabile: “il primo a scusarsi deve essere Lotito per le offese del passato”. Messo alle strette dall’incalcolabile autorità morale di Cragnotti, Lotito ha scelto di compiere la scelta più dolorosa per il proprio orgoglio aziendalista: piegarsi. Le scuse arrivate oggi al Corriere della Sera rappresentano un unicum in ventidue anni di presidenza. È lo scontro finale tra due filosofie calcistiche incompatibili che trova una tregua: il mecenatismo sentimentale e nostalgico degli anni Novanta che, per una volta, impone le sue regole al pragmatismo freddo del nuovo millennio.
Il vittimismo istituzionale: il presidente tenta di passare dal torto alla ragione con una denuncia
Chi conosce Claudio Lotito sa bene che la parola “scusa” non fa parte del suo repertorio retorico. Eppure, le dichiarazioni rilasciate oggi dal patron biancoceleste segnano un punto di svolta. Un’analisi cinica e lucida del tempismo mediatico rivela però che dietro questo storico passo indietro non c’è un romantico pentimento, ma un tentativo di scacco matto politico e giudiziario orchestrato dall’inquilino di Formello. Le scuse alla tifoseria arrivano nelle stesse ore in cui la Procura di Roma squarcia il velo su una presunta “spy-story” finanziaria: un piano occulto volto a deprezzare il titolo della Lazio in Borsa per costringere il presidente a cedere il club.
Rivelando al mondo tre anni di sofferenze, minacce notturne e scorte operative persino nei giorni di festa, Lotito compie un magistrale ribaltamento d’immagine. Da bersaglio delle contestazioni della piazza e “presidente tiranno”, si trasforma istantaneamente nella vittima designata di un complotto istituzionale. Le scuse ai tifosi diventano così lo scudo perfetto per compattare l’ambiente intorno a un leader sotto attacco esterno.
C’è di più: l’autocritica di Lotito segue i canoni della perfetta “non-apologia” politica. “Chiedo scusa per alcune scelte tecniche da me avallate in passato, non chiedetemi quali”, ha dichiarato. Una clausola di non responsabilità geniale nella sua vaghezza. Ammettere l’errore senza fare nomi o cognomi gli permette di neutralizzare i processi futuri alla sua gestione senza concedere alla stampa alcun punto di riferimento preciso sui milioni sprecati sul mercato. Infine, c’è il mercato azionario. Mostrare ai mercati una ritrovata pace sociale con la tifoseria, proprio mentre si denunciano trame speculative, serve a blindare il valore delle azioni della S.S. Lazio. Lotito non ha ceduto un millimetro della sua fierezza; ha semplicemente calcolato che sacrificare una quota di orgoglio oggi potrebbe garantirgli una totale tranquillità politica, giudiziaria e finanziaria domani.
