LA LAZIO HA IMPARATO A VINCERE SENZA IL SUO NUMERO 9

Gattuso ha costruito la prima parte della stagione senza avere ancora pienamente integrato il centravanti che dovrebbe completare il suo calcio. Ora arriva la parte più interessante dell’esperimento.

 

C’è un dettaglio che rischia di passare inosservato dentro i numeri delle prime giornate della Lazio.

La squadra ha già trovato una direzione.

Ha raccolto punti.

Ha cambiato atteggiamento.

Ha mostrato maggiore aggressività.

Ha imparato a giocare partite differenti.

Eppure, dentro questa Lazio che sta prendendo forma, manca ancora un pezzo del puzzle.

Il pezzo con il numero 9 sulle spalle.

Perché finora Gattuso ha dovuto costruire gran parte del suo calcio senza poter contare su un centravanti che fosse realmente dentro tutti gli automatismi della squadra.

Adesso c’è Andrea Pinamonti.

E la questione interessante non è chiedersi quanti gol farà.

La domanda è molto più profonda:

che cosa diventerà la Lazio quando il suo nuovo centravanti avrà imparato a giocare “da Lazio”?

FINORA LA LAZIO HA FATTO SENZA

È questo il dato che rende particolare l’inizio della stagione.

La Lazio non arriva a questo appuntamento con una squadra che deve ancora trovare un’identità aspettando il proprio centravanti.

È quasi il contrario.

L’identità ha cominciato a emergere prima dell’inserimento completo di Pinamonti.

La squadra ha già imparato a pressare.

Ha già imparato a verticalizzare.

Ha già dimostrato di poter cambiare spartito durante la partita.

Ha già trovato gol dagli inserimenti e dalle seconde linee.

Ma il centravanti è qualcosa di diverso.

Un vero numero 9 non è soltanto quello che deve concludere l’azione.

È quello che può modificarla.

Può attirare un centrale.

Può proteggere un pallone.

Può permettere alla squadra di risalire.

Può attaccare la profondità.

Può liberare spazio per chi arriva da dietro.

Può trasformare una verticalizzazione apparentemente persa in una seconda azione.

Ed è proprio questo il particolare che potrebbe cambiare il volto della Lazio.

IL CENTRAVANTI NON DEVE SOLO SEGNARE

Questo è forse il concetto più importante.

Quando arriva un nuovo attaccante, il ragionamento più immediato è:

“Quanti gol farà?”

Ma Gattuso potrebbe aver bisogno di Pinamonti per qualcosa di ancora più importante.

Dare un punto di riferimento alle verticalizzazioni.

Perché se la Lazio vuole essere una squadra aggressiva, verticale e capace di attaccare rapidamente gli spazi, avere davanti un giocatore che sappia occupare stabilmente quella zona del campo cambia inevitabilmente le possibilità di sviluppo.

Ma c’è un passaggio obbligatorio.

L’integrazione.

Pinamonti deve ancora imparare i tempi della squadra.

E la squadra deve imparare i tempi di Pinamonti.

È un rapporto che non si costruisce semplicemente mettendo un centravanti in campo.

Si costruisce attraverso allenamenti, movimenti ripetuti, letture condivise.

Una mezzala deve sapere quando cercarlo.

L’esterno deve sapere quando servirlo.

Il centrocampista deve sapere quando verticalizzare.

Pinamonti deve sapere quando venire incontro e quando attaccare la profondità.

È una lingua calcistica che deve ancora diventare comune.

ED ECCO IL PARADOSSO

La Lazio ha già raccolto 10 punti nelle prime quattro giornate.

Ha segnato 6 gol e ne ha subiti 3.

Ha dimostrato di poter produrre occasioni attraverso modalità differenti.

E tutto questo è accaduto mentre il nuovo numero 9 non era ancora completamente integrato nel sistema.

Quindi non sappiamo ancora se Pinamonti aumenterà la produzione offensiva.

Non possiamo affermarlo.

Ma possiamo porci una domanda.

Se questa Lazio è riuscita a costruire un’identità prima di trovare il proprio centravanti, cosa succederà quando quella identità e il centravanti cominceranno a funzionare insieme?

È qui che comincia la parte più interessante.

NON È UN SALVATORE. È UN ALTRO INGRANAGGIO.

Pinamonti non deve essere trasformato nel giocatore chiamato a risolvere tutti i problemi offensivi della Lazio.

Sarebbe una semplificazione.

Il suo arrivo va letto diversamente.

Gattuso ha costruito una macchina.

Adesso deve inserire un nuovo ingranaggio.

E la cosa affascinante è che la macchina, almeno in parte, funziona già.

Il problema è capire quanto cambierà il suo funzionamento quando quell’ingranaggio sarà perfettamente sincronizzato con gli altri.

LA VERA DOMANDA DI VENEZIA

Per questo Venezia-Lazio può essere osservata anche attraverso una lente diversa.

Non soltanto:

“Chi giocherà?”

Non soltanto:

“Segnerà Pinamonti?”

Ma:

quanto della nuova Lazio riusciremo finalmente a vedere quando il suo numero 9 inizierà a parlare la stessa lingua degli altri?

Perché finora la Lazio ha dimostrato di poter trovare il gol senza avere ancora pienamente integrato il suo nuovo riferimento offensivo.

Adesso arriva il momento in cui il centravanti dovrà entrare nel meccanismo.

E forse è proprio questo il dettaglio più curioso dell’inizio di stagione.

La Lazio non sta aspettando di diventare una squadra.

È già diventata qualcosa.

Ora deve scoprire cosa può diventare con un vero numero 9 davanti.

E questa volta il punto non saranno soltanto i gol di Pinamonti.

Saranno i gol che Pinamonti potrebbe contribuire a far segnare anche agli altri.