L’Italia e il complesso del brand: quando il merito conta meno del nome
La sconfitta di ieri contro il Belgio (0-2, gol di Godts e Lukébakio) non è solo un altro risultato negativo da archiviare in fretta. È l’ennesima fotografia di un problema che va avanti da anni e che forse spiega, più di ogni altro fattore tecnico o tattico, perché l’Italia sia fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva.
Il problema non è (solo) chi scende in campo, ma chi viene scelto per scendere in campo. E con quale criterio.
Le scelte che fanno discutere
Guardando la lista dei convocati di Mancini per queste partite di Nations League, due nomi saltano all’occhio — uno per la sua posizione, l’altro per la sua assenza.
Davide Frattesi, uno dei centrocampisti più prolifici e in forma della Serie A in questo avvio di stagione, è stato convocato ma lasciato inizialmente in panchina, per poi entrare solo al 65′ al posto di Romano. Non è stata un’esclusione totale, va detto per onestà, ma resta la domanda: perché relegare in panchina fino a un’ora di gioco uno dei pochi centrocampisti italiani che sta trascinando la propria squadra di club, in una partita che serviva a dare un segnale di svolta?
Mattia Zaccagni, tra gli attaccanti più in forma del campionato, non è nemmeno tra i 34 convocati. Non un’esclusione tattica in corsa, non una bocciatura dopo una prova sottotono: semplicemente, nonostante la sua splendida forma attuale, non era in lista. Ed è proprio questo a colpire: quando un giocatore che sta trascinando la propria squadra resta fuori senza una motivazione tecnica evidente, la domanda su quale criterio guidi certe scelte diventa legittima.
Il vero problema: quando le convocazioni seguono altre logiche
Quando succede una volta, è una scelta tecnica discutibile. Quando succede in un modo così difficile da spiegare, il sospetto è che a orientare certe chiamate non siano sempre e solo i numeri stagionali, ma altre logiche che non riusciamo a comprendere. E i risultati, purtroppo, parlano da soli: tre Mondiali mancati di fila non sono un incidente di percorso, sono la conseguenza di un sistema che va rivisto dalle fondamenta. Per esempio, in un calcio sempre più veloce negli interpreti e nella circolazione di palla, a cosa serve un bradipo come Mancini?
L’unica via d’uscita
A questo punto, l’unica vera salvezza sembra essere un commissariamento della FIGC: qualcuno esterno, con il coraggio e il mandato per cambiare rotta, che riporti il merito sportivo al centro di ogni decisione — dalle convocazioni al progetto tecnico complessivo. Non basta cambiare commissario tecnico se il sistema che sceglie i convocati resta lo stesso.
Finché le chiamate in Nazionale continueranno a rispondere più a schemi consolidati che alla forma reale dei giocatori, l’Italia rischia di ritrovarsi, tra qualche anno, a scrivere lo stesso articolo — solo con altri nomi al posto di Frattesi e Zaccagni.
La prossima occasione per invertire la rotta arriva già lunedì: alle 20:45 di lunedì 28 settembre gli azzurri saranno di scena in Turchia, per la seconda giornata del girone di Nations League. Un’altra trasferta, un’altra possibilità per capire se questo avvio complicato sia solo un incidente isolato o il segnale di un trend che, senza un cambio di passo vero, rischia di ripetersi ancora.
