Il de profundis che nessuno ha potuto cantare
C’è un momento, in ogni estate di calciomercato, in cui qualcuno tira fuori il gesso e comincia a scrivere l’epitaffio. Quest’anno, per la Lazio, il gesso è arrivato presto: saldo zero imposto dalla FIGC, indice del costo del lavoro sforato, nessuna Europa a fare da paracadute economico. La sentenza sembrava già scritta prima ancora di essere pronunciata — una squadra costretta a vendere per respirare, un allenatore nuovo di zecca chiamato a fare miracoli con le briciole.
Gennaro Gattuso, arrivato sulla panchina al posto di Maurizio Sarri, ha ereditato esattamente questo: una rosa da ricostruire con il freno a mano tirato. Eppure il gesso, alla fine, è rimasto nel cassetto.
Sul campo la risposta è arrivata in fretta e senza troppi giri di parole: due partite, due vittorie, porta inviolata. Bologna piegato in trasferta, Genoa battuto in casa. Sesto posto, appaiati alle grandi. Non una rivoluzione, ma abbastanza per far tacere chi aveva già preparato il de profundis.
Il vero colpo di scena, però, si è consumato altrove — nei fogli Excel, non sui campi da gioco. Il vincolo del saldo zero avrebbe dovuto significare mani legate: comprare solo se prima si vende, un euro in entrata per un euro in uscita, niente di più. E invece Angelo Fabiani, il direttore sportivo, ha costruito sette operazioni in entrata — Doekhi e Pedraza a parametro zero, i prestiti di Sutalo, Frattesi e Guðmundsson, gli acquisti di Galassi e Pinamonti — che hanno cambiato il volto della squadra reparto per reparto, senza mai sforare i paletti economici imposti dalla FIGC.
Sulle cifre esatte, però, non tutti raccontano la stessa storia. Chi calcola solo il denaro versato subito parla di un guadagno netto attorno ai 14-16 milioni; chi invece mette in conto anche gli obblighi di riscatto già fissati nei prestiti — somme che la Lazio dovrà comunque sborsare più avanti, non semplici eventualità — arriva a un bilancio molto più vicino allo zero. Due letture diverse, un solo risultato che nessuna delle due smentisce: la squadra si è rinforzata restando dentro i paletti imposti dalla FIGC, senza sforare da nessuna parte. Lo raccontavamo già nel nostro pezzo precedente, Saldo zero o quasi: la Lazio rispetta le regole e rinforza la squadra.
Resta un solo tassello fuori posto in questo quadro capovolto: gli spalti. La squadra vince, il mercato è stato gestito nel rispetto delle regole e senza indebitarsi, con alcuni calcoli che parlano addirittura di saldo positivo.
L’Olimpico continua ad aspettare che la sua gente torni a riempirlo. Ma sul campo e sui conti, almeno per ora, i pronostici più pessimisti non hanno trovato conferma.
