Era un pomeriggio freddo al Tardini : Parma-Lazio, quarta giornata (1999). Lo stadio respirava, i tifosi in piedi trattenevano il respiro, e la Lazio sembrava lontana dall’idea di una rimonta.
Scena iniziale
Il gioco sembrava procedere in equilibrio precario. Parma prendeva l’iniziativa, cercando profondità sulle corsie laterali, e la Lazio rispondeva con disciplina, pressando appena, confidando nello spirito della serata e nell’assenza di una fuga del tempo.
Cosa stava accadendo
Al 30’, Salas trovò lo spiraglio: un numero di tocco preciso e la palla alle spalle del portiere, rete che illuminò la curva laziale e fece scendere un sospiro di sollievo tra coloro che avevano temuto una risposta tardiva. Il Parma si sgranchì, ma la Lazio teneva la sua linea; al 61’, Boghossian mise in cassaforte il raddoppio su calcio d’angolo, scatenando la delusione in casa emiliana. Eppure il tempo, quel tempo, sembrò fermarsi prima della svolta.
Il punto di svolta
Poi arrivò l’istante decisivo. Al 69’, Almeyda prese possesso della palla a circa trenta-cinque metri dalla porta, misurò la distanza e colpì. Il tiro scese come un lampo: basso, preciso, violento, attraversando la linea di difesa e finendo alle spalle del portiere. Quel tiro cambiò tutto: la Lazio non solo si ritrovò, ma rubò all’avversario la certezza di una vittoria facile.
Conseguenze immediate
In pochi minuti il Parma si sfilò, la Lazio acchiappò una nuova fiducia e volle la partita oltre il fischio finale. Il tabellone segnò 1-2, e l’eco di quel tiro risuonò negli spogliatoi: Eriksson poteva sorridere senza nascondere la fatica. I tifosi portarono a casa la sensazione di una squadra caparbia, capace di ribaltare una trasferta complicata.
Cosa resta oggi
Quel lampo resta una delle colonne della memoria laziale degli anni Novanta: l’eurogol di Almeyda è ricordato come simbolo di una Lazio che, in equilibrio tra tecnica e tenacia, sapeva ritrovare se stessa anche quando la strada sembrava spezzata. Oggi, riascoltando quei minuti, si comprende come quella partita abbia contribuito a tenere viva la fiducia in un progetto tattico e umano di Eriksson, e come la soddisfazione di una rimonta in trasferta continui a raccontare una stagione che ha segnato la linea tra quotidianità e leggenda.
