Un vero e proprio terremoto giudiziario sta scuotendo il mondo Lazio e i palazzi della finanza romana in queste ore. Secondo quanto rivelato dal quotidiano La Repubblica, la Procura di Roma ha avviato una maxi-inchiesta su una presunta regia orchestrata per costringere Claudio Lotito a cedere il club. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, su mandato dei magistrati, hanno fatto scattare perquisizioni a tappeto sequestrando telefoni, computer, chat, mail e documenti scottanti. I nomi riportati sull’articolo odierno sono altisonanti: Mauro Masi (Presidente della Banca del Fucino), Francesco Maiolini (Amministratore della 

banca) e Luigi Bisignani (noto giornalista, faccendiere e collaboratore del quotidiano Il Tempo).

“Dalle campagne social agli articoli sul Tempo, fino ai contatti tra banchieri e giornalisti per alterare il titolo in borsa: potrebbe esserci una “regia unitaria” dietro le pressioni sul presidente-senatore”, è quanto si scrivono i magistrati l’aggiunto Giuseppe Cascini e i pm Lucia Lotti e Lorenzo del Giudice, impegnati nella ricerca degli eventuali “mandanti”, ovvero chi avrebbe beneficiato finanziariamente del crollo del pacchetto azionario biancoceleste. L’ipotesi di reato è pesantissima: manipolazione del mercato, dato che la Lazio è una società regolarmente quotata in Borsa.

L’obiettivo: far crollare il titolo in Borsa e penalizzare la squadra

Tutto questo fango mediatico, veicolato attraverso articoli, indiscrezioni e una forte pressione sui canali social, non sarebbe casuale secondo le ricostruzioni riportate su La Repubblica. Per la Procura l’obiettivo finale era “provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a.”. In parole povere: deprezzare il club in Borsa, allontanare i tifosi dal club e costringere, per sfinimento o convenienza economica, un Lotito isolato a passare la mano. Una situazione in netta evoluzione che rischia di ridisegnare i contorni delle contestazioni societarie degli ultimi tempi.