Cragnotti striglia la curva: “Questa protesta lascia sola la Lazio”
Stadio mezzo vuoto, squadra prima in classifica. Sergio Cragnotti, ex presidente dell’ultimo scudetto, non ci sta e lo dice in un’intervista alla Gazzetta.it.
Domenica con il Cagliari all’Olimpico c’erano circa 13mila spettatori: qualcuno in più del solito, ma troppo pochi per una squadra che dopo dieci giornate comanda da sola il campionato. Cragnotti era in tribuna con il figlio Massimo, ex direttore generale del club, e quel vuoto lo ha visto da vicino.
L’ex patron non contesta il diritto di protestare. “Le contestazioni vanno sempre accettate”, afferma, ricordando di averne subite tante, e durissime. La più celebre fu quella per la cessione di Signori al Parma, che i tifosi riuscirono a far saltare. Le critiche ai presidenti, sostiene, fanno parte del calcio.
Il problema, per Cragnotti, è il luogo. Se proprio si vuole contestare, dice, lo si faccia altrove e non allo stadio: così la protesta diventa deleteria e a farne le spese è la squadra di Gattuso, lasciata sola mentre meriterebbe l’affetto e il tributo del suo popolo. Ai suoi tempi, ricorda, lo stadio non rimase mai vuoto, e non dovrebbe succedere neppure oggi.
Il precedente di Signori racconta però anche altro. Nel 1995 la Lazio era pronta a venderlo al Parma per la cifra record di 25 miliardi di lire, con il cartellino del giovane Filippo Inzaghi come contropartita tecnica parziale. La rivolta della piazza fermò tutto, ma col senno di poi non fu un affare. Due anni e mezzo dopo, nel dicembre 1997, ormai ai margini del progetto di Eriksson, il capitano lasciò Roma per la Sampdoria in comproprietà, per circa 7,5 miliardi: un terzo di quanto offriva il Parma.
Cragnotti chiude con un appello alla tifoseria. Con il pubblico sugli spalti, assicura alla Gazzetta.it, questa Lazio andrebbe ancora più forte.
