LAZIO-MILAN, IL PRIMO VERO ESAME: TRA CALENDARIO E ARBITRAGGI, LA LAZIO CHIEDE SOLO UNA COSA 

 

Sabato all’Olimpico arriva il Milan. Una sfida di prestigio, ma anche il primo vero banco di prova per una Lazio partita con il piede giusto e capace di conquistare tre vittorie nelle prime tre giornate.

Eppure, guardando alla programmazione della quarta giornata, una domanda sorge spontanea: perché la Lazio, reduce dalla gara di Udine disputata lunedì 7 settembre alle ore 20:45, deve tornare in campo appena pochi giorni dopo, sabato 12 settembre alle ore 18:00?

Non è una questione di alibi. E soprattutto non deve diventarlo.

È semplicemente una considerazione su una programmazione che, almeno dal punto di vista del recupero, lascia qualche perplessità. La Lazio ha avuto a disposizione appena pochi giorni tra la trasferta di Udine e il big match contro il Milan, una delle partite più attese della quarta giornata.

Va detto, per correttezza, che la programmazione della quarta giornata non è stata stabilita ignorando gli impegni europei delle squadre coinvolte. Il calendario era infatti soggetto a possibili variazioni proprio in relazione agli impegni UEFA, in particolare quelli di Juventus e Milan. La programmazione definitiva ha poi confermato Lazio-Milan per sabato 12 settembre alle ore 18:00.

Ed è proprio questo il punto: non stiamo sostenendo che dietro questa scelta ci sia necessariamente qualcosa di anomalo, né vogliamo trasformare una decisione di calendario in una scusa preventiva.

La domanda è molto più semplice: considerando che la Lazio aveva giocato appena pochi giorni prima, lunedì sera alle 20:45 contro l’Udinese, era davvero inevitabile collocare proprio questa sfida al sabato alle 18:00?

Per esempio la partita di lunedì scorso non si poteva anticiparla alla domenica?

Per correttezza va ricordato che una situazione simile riguarda anche il Cagliari, impegnato il lunedì sera e successivamente nuovamente in campo il sabato, seppure con una differenza di orario di circa due ore rispetto alla Lazio.

Dunque, nessuna teoria e nessuna accusa.

Semplicemente, quando determinate situazioni si verificano con una certa frequenza, è normale chiedersi se sia possibile prestare maggiore attenzione anche a questi aspetti della programmazione.

Sia chiaro: tutto questo non deve e non può rappresentare un motivo di scuse per nessuno.

La Lazio dovrà scendere in campo, giocare e dimostrare sul terreno di gioco il proprio valore.

Ma il calendario non è l’unico aspetto che merita attenzione.

C’è infatti un’altra questione, ben più delicata, che riguarda gli episodi arbitrali.

Negli ultimi anni, ogni volta che la Lazio si è trovata a competere nelle zone più alte della classifica e a giocarsi concretamente un posto tra le prime quattro, non sono mancate situazioni arbitrali sfortunate e decisioni che hanno lasciato più di qualche perplessità nell’ambiente biancoceleste.

Attenzione: anche in questo caso non vogliamo costruire alibi.

Gli episodi arbitrali fanno parte del calcio e una squadra veramente competitiva deve essere in grado di superare anche una giornata storta del direttore di gara.

Ma proprio perché la Lazio vuole competere ai vertici, è legittimo chiedere che le partite più importanti vengano gestite con la massima attenzione, uniformità e autorevolezza.

Da questa stagione, alla guida della CAN c’è Daniele Orsato, figura di grande esperienza e conoscenza del calcio internazionale. Ed è proprio da una figura di questo livello che ci si aspetta la massima attenzione nella gestione degli arbitraggi e, soprattutto, uniformità di giudizio.

Di Orsato abbiamo grande stima da sempre, quando arbitrava era una garanzia di partite prive di errori con qualche eccezione che fanno parte dell’umana imperfezione.

Il concetto deve essere chiarissimo: non chiediamo favori alla Lazio.

Chiediamo semplicemente che la Lazio non venga penalizzata da episodi evitabili, interpretazioni differenti o giornate particolarmente sfortunate proprio quando è chiamata a confermarsi nelle zone nobili della classifica.

 

Perché questa Lazio, almeno in questo primo e breve percorso stagionale, ha già fatto vedere qualcosa di importante.

Tre partite, tre vittorie e nove punti conquistati, con i biancocelesti a punteggio pieno insieme a Inter e Roma.

Un avvio ancora più significativo se si considera il contesto nel quale la società ha dovuto operare sul mercato.

La Lazio ha dovuto costruire la propria rosa all’interno di vincoli finanziari particolarmente stringenti, compreso il principio del cosiddetto “saldo zero”, secondo il quale le operazioni in entrata devono essere sostanzialmente sostenute dalle risorse generate dalle uscite.

Un limite che ha inevitabilmente condizionato le possibilità di investimento della società biancoceleste, mentre altre squadre che puntano ai vertici hanno potuto muoversi con margini economici differenti.

Eppure, nonostante tutto, la Lazio è partita fortissimo.

Nove punti in tre partite.

Adesso arriva il Milan a solo 2 punti dalla Lazio

Una squadra forte, competitiva e costruita per stare nelle zone alte della classifica.

Ed è proprio per questo che Lazio-Milan rappresenta il primo vero esame per capire quanto questa squadra possa essere ambiziosa.

  • Non servono scuse.
  • Non servono alibi.
  • Non serve parlare prima degli arbitri per giustificare eventualmente un risultato negativo.
  • La Lazio deve semplicemente giocare a calcio.

E noi vogliamo vedere una partita nella quale a decidere siano la qualità dei giocatori, la tattica, la condizione atletica, gli errori e i meriti delle due squadre.

Non il calendario.

Non episodi arbitrali discutibili.

Non dinamiche esterne.

Perché se la Lazio sarà più forte, dovrà vincere.

Se il Milan sarà più forte, sarà giusto riconoscerlo.

Ma qualunque risultato uscirà sabato sera dall’Olimpico, dovrà essere il risultato di una partita decisa dal campo.

E questa, alla fine, è l’unica cosa che chiediamo.

Niente alibi. Niente vittimismo. Solo calcio.

E che vinca il migliore.