A poche ore da Roma Lazio Orsi, ex portiere biancoceleste, ricorda alcuni aneddoti legati alla sua esperienza nel derby da calciatore.
Manca ormai pochissimo, una manciata di ore, al derby romano. Come sempre, l’aria che si respira nella Capitale non è la stessa di tutti i giorni. E’ un’aria fatta di riti, tensione e soprattutto tanta scaramanzia. Insomma, l’aria tipica di una partita che, in una città che vive di calcio, vale un intero anno. Con uno sguardo al passato, si è espresso su Roma Lazio Orsi. Queste le parole dell’ex portiere biancoceleste a ‘Radio Radio’: “Ogni giocatore ha i suoi riti scaramantici. Per esempio Carosi, il Barone, era molto scaramantico, in panchina ripeteva il nome di una zia per allontanare i fluidi negativi. Poi come allenatori ho avuto Zeman, Zoff ed Eriksson ma non pensavano a queste cose. Il giocatore che sentiva più il derby? Sicuramente Nesta. Quando sei romano e tifoso la senti di più e lui si calava completamente nella parte”.


Alla morte di Giovanni Battista Montini si aprì il conclave che doveva indicare il suo successore. All’interno della Chiesa vi erano tre correnti: quella conservatrice, guidata dal cardinale di Genova, quella progressista dell’arcivescovo di Firenze e quella “internazionalista” che vedeva come massimo rappresentante il Cardinale Karol Wojtyla, futuro Giovanni Paolo II. Si optò quindi per una soluzione intermedia, rappresentata degnamente da Albino Luciani. Il suo pontificato si aprì ufficialmente il 26 agosto 1978 ma ebbe una vita brevissima, anche se intensa, a causa della prematura morte del sommo pontefice.
Fu il primo papa ad adottare il doppio nome, in omaggio dei suoi due predessori; fu il primo papa che abbandonò il plurale majestatis, definendo se stesso in prima persona; fu il primo successore di Pietro che abolì l’inconorazione e la tiara e, fatto curioso, fu il primo pontefice ad essere censurato dall’Osservatore Romano, che non volle pubblicare i suoi commenti ritenuti troppo “morbidi” e possibilisti sull’uso degli anticoncezionali. Molto attivo anche nell’ambito della solidarietà e dell’economia Giovanni Paolo I morì il 28 settembre 1978, prima di compiere 66 anni. Sul suo decesso sono state fatte molte ipotesi, spesso fantasiose, ma l’unica cosa certa è che la diagnosi evidenziò che subì un colpo apoplettico che gli fu fatale.
