Derby Roma Lazio Parolo a un giorno da una delle partite più importanti dell’anno parla della stracittadina e dei segreti per cercare di vincerla
Derby Roma Lazio Parolo viene intervistato dal Corriere dello Sport per la partita tra Roma e Lazio che si giocherà domani alle ore 15.00. Il centrocampista appare molto sicuro e determinato.
Il derby – “Il derby è una partita che impari a conoscere solo quando arrivi a Roma. Fino a quando non ho giocato il primo derby non mi rendevo conto di cosa volesse dire. Dopo che lo hai capito diventa una partita nella quale sai che, se hai un’anima, devi dare tutto e devi vincerla. Vedi negli occhi della gente, del tifoso, un’emozione, una gioia incredibile, originale, unica. Tutte le partite sono importanti per l’allenatore, per il giocatore, per la società. Ma il derby è la partita che tu giochi per la gente, per i tifosi”.
Continua – “E’ sempre una partita a sé e non conta se è un momento migliore per noi e peggiore per loro. E’ una partita singola e si decide al momento. Sicuramente noi vogliamo dire la nostra e negli ultimi derby abbiamo sempre giocato bene. Spero che anche questa volta vada bene. Se giochiamo da Lazio possiamo vincere. Se giochiamo davvero da Lazio”.
Chi farà la differenza – “Io dico Immobile, per noi. E’ un giocatore favoloso, è difficile trovarne altri così. Nel calcio, specie quello moderno con le difese arcigne, se segni molto fai la differenza per la squadra intera. Per loro Dzeko, giocatore che può metterti in difficoltà in qualsiasi momento”.
Momento della Roma – “Non è facile spiegarla e non è facile la situazione. Quando si fa una grande stagione – non dimentichiamo che la Roma è arrivata in semifinale di Champions – e in estate ci sono cessioni importanti di giocatori decisivi bisogna poi ritrovare un equilibrio e i risultati devono dir la loro. Io ho visto la partita con il Bologna e se la Roma avesse vinto la partita non ci sarebbe stato nulla da dire, per le occasioni che ha avuto. Nel calcio le cose spesso vengono giudicate sulla base del risultato e non della prestazione, ma temo sia inevitabile. Sicuramente non avere punti in classifica non mette tranquillità. Sono sicuro che è una squadra con giocatori forti e penso che loro prima o poi ne usciranno. Fatto sta che noi siamo contenti di essere davanti alla Roma in questo momento”.

Alla morte di Giovanni Battista Montini si aprì il conclave che doveva indicare il suo successore. All’interno della Chiesa vi erano tre correnti: quella conservatrice, guidata dal cardinale di Genova, quella progressista dell’arcivescovo di Firenze e quella “internazionalista” che vedeva come massimo rappresentante il Cardinale Karol Wojtyla, futuro Giovanni Paolo II. Si optò quindi per una soluzione intermedia, rappresentata degnamente da Albino Luciani. Il suo pontificato si aprì ufficialmente il 26 agosto 1978 ma ebbe una vita brevissima, anche se intensa, a causa della prematura morte del sommo pontefice.
Fu il primo papa ad adottare il doppio nome, in omaggio dei suoi due predessori; fu il primo papa che abbandonò il plurale majestatis, definendo se stesso in prima persona; fu il primo successore di Pietro che abolì l’inconorazione e la tiara e, fatto curioso, fu il primo pontefice ad essere censurato dall’Osservatore Romano, che non volle pubblicare i suoi commenti ritenuti troppo “morbidi” e possibilisti sull’uso degli anticoncezionali. Molto attivo anche nell’ambito della solidarietà e dell’economia Giovanni Paolo I morì il 28 settembre 1978, prima di compiere 66 anni. Sul suo decesso sono state fatte molte ipotesi, spesso fantasiose, ma l’unica cosa certa è che la diagnosi evidenziò che subì un colpo apoplettico che gli fu fatale.
