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TEMPI BELLI – Chiedimi se sono Felipe!

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Una giornata di metà dicembre di più di venti anni fa: la Lazio di Zoff, ancora alla rincorsa di un posto in Europa come fosse la conquista di chissà quale Santo Graal. Sarà la volta buona, con Gascoigne, Riedle, gli esperti Cravero e Marchegiani a mettere a posto una linea difensiva da anni più croce che delizia per i tifosi biancocelesti? Una partita con l’Inter che sembra prendere le pieghe di un copione visto tante volte nella Lazio zoffiana: partenza sprint, rete della bandiera avversaria e poi due gol rimontati in maniera beffarda. Si torna dallo stadio, freddo dentro e fuori la macchina e la radio che gracchia le vittorie delle altre squadre. Ci vorrebbe un supereroe per cambiare una sorte che sembra già scritta.

E così, dopo che Fontolan era andato puntualmente a segno per i nerazzurri e qualcuno sentiva già il sapore amaro dell’ennesimo due a due, ecco che un lampo squarcia a metà il campo. Troppo veloce per essere un giocatore: di supereroe doveva trattarsi per forza. Vista al rallentatore, quell’azione fu più chiara: Beppe Signori, lanciato a medie realizzative tali da far sperare nel leggendario record di Angelillo, realizzò il tre a uno nonché una delle prodezze più belle della sua carriera, appena iniziata e che pure regalerà gol a grappoli in biancoceleste.

In quel momento Beppe-gol cambiò la storia della Lazio, chiudendo definitivamente anni bui e spalancando di vuovo le porte della ribalta europea, come poi puntualmente avvenne ad inizio stagione. Per cambiarla, la storia, ci vogliono elementi di questo spessore. E chi era allo stadio nel dicembre del 1992 ed ha visto ieri Lazio-Torino, nell’azione del secondo gol ha riconosciuto quel movimento, quella velocità, l’implacabile classe mista ad un fiuto del gol fuori dal comune in . Da sinistra a destra, come quel caschetto biondo di capelli che in quel pomeriggio di dicembre entrò definitivamente nella leggenda della Lazio, dopo la lunga rincorsa partita a suon di gol sin dall’inizio di quella straordinaria annata, che lo porterà ad essere il primo capocannoniere biancoceleste della Serie A dai tempi di Bruno Giordano.

E allora se oggi un laziale vi dirà: “Chiedimi se sono Felipe?” non sarà solo un gioco di parole per sottolineare la soddisfazione per l’ottava vittoria consecutiva in casa. Oggi tutti i tifosi biancocelesti sono Felipe: perché ieri Felipe è stato la Lazio, se l’è caricata sulle spalle nel momento più difficile della partita, andando a segno per la terza volta di fila dopo Sassuolo e dopo l’Europa League contro il Rosenborg. Esattamente quello che si chiedeva al brasiliano dopo l’esplosione dello scorso anno e il primo calo, a cavallo tra la vecchia e la nuova stagione, in cui molti si domandavano chi fosse davvero Felipe. Ora lo sta dimostrando, gol dopo gol, come un biondissimo bomber degli anni novanta.

Fabio Belli

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LA NOSTRA STORIA – Karl Heinz Riedle, il tedesco volante

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Il 16 settembre 1965 nasce a Weiler l’ex attaccante della Lazio Karl Heinz Riedle. Inizia a giocare nei dilettanti con la squadra del suo paese natale e poi con l’Augsburg dove resta fino al 1985/86. Nella stagione seguente è titolare nel BW 90 Berlin. Nel 1987/88 viene acquistato dal Werder Brema dove gioca fino alla stagione 1989/90.

LE CARATTERISTICHE

Attaccante determinato e coraggioso, puntava la rete cercando sempre la profondità. Spigoloso ma corretto, amato dai sostenitori biancocelesti perché usciva dal campo sempre e solo dopo aver dato il massimo sul terreno di gioco. Il suo colpo migliore – nonostante non fosse molto alto – con il quale ha realizzato la maggior parte delle sue reti era il colpo di testa. Abilità dovuta a una straordinaria capacità di rimanere sospeso in aria e da un tempo di stacco perfetto, il colpo secco di fronte terminava spesso in fondo alla rete.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

Nella stagione 1990/91 è Gian Marco Calleri a portarlo a Roma per 10 miliardi di lire. In maglia biancoceleste disputa tre campionati: nei primi due gioca accanto a Ruben Sosa, mentre l’ultimo al fianco di Giuseppe Signori. Quando Sergio Cragnotti lo cede al Borussia Dortmund, i tifosi laziali protestano ma il tutto scema presto per via dell’acquisto del campione croato, Alan Boksic. Con la Lazio l’attaccante tedesco vince il Trofeo Città de La Linea nel 1990 e la Coppa delle Capitali nel 1992.

IL RITORNO IN GERMANIA

Nel Borussia gioca dal 1993/94 al 1996/97. Nel 1997/98 si trasferisce nelle file del Liverpool e nel 2000 al Fulham nella serie B inglese. Terminata la carriera agonistica intraprende quella di allenatore in Inghilterra. Durante la sua carriera ha vestito anche la maglia della Nazionale Tedesca esordendo nel 1987. In seguito vince i Mondiali del 1990, partecipa al Campionato europeo del 1992 e viene convocato anche per i Mondiali del 1994.

DOPO IL RITIRO

Da tecnico “Kalle”, questo il suo soprannome, guida il Fulham ma oltre ad allenare diventa dirigente sportivo nel club svizzero del Grasshopper per poi fondare un’agenzia professionale, la Trustar AG. Inoltre l’ex centravanti tedesco ha aperto una scuola calcio ad Oberstufen chiamata “Kalle Riedle Soccer Academy”.

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