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L’OPINIONE – Bielsa-Lazio, il pazzo indietro

Dopo un anno passato a invocare un passo indietro, i tifosi della Lazio indietro hanno visto tornare solo il pazzo. Inteso come il Loco, l'allenatore che aveva risvegliato qualche speranza anche nei più convinti contestatori. Il carisma, la competenza da calciofilo appassionato, le idee tattiche d'avanguardia, quasi scriteriate: Marcelo Bielsa poteva essere un'iniezione di adrenalina in un cuore spompato da troppe delusioni.

Del Loco ci siamo solo presi la parte più brutta: quella intransigente, capace di far saltare un accordo già firmato e sottoscritto, con visto ritirato e biglietti prenotati da giorni per l'Italia. La comunicazione attorno alla Lazio in queste settimane è stata roba da macelleria messicana: veniva da sorridere quando si leggeva: "Bielsa ha richiesto quel giocatore e anche quest'altro..." quando in realtà nessuno in un mese è riuscito a strappargli una dichiarazione. La debacle dei capiscioni e dei superinformati, che spesso inventano sperando nella profezia che si autoadempie.

Si è avverata invece l'intuizione di alcuni validissimi colleghi (posso citare Stefano Fiori di Repubblica e Tommaso Montesano di Libero) che avevano compreso come il comunicato di mercoledì scorso non fosse un'ufficializzazione, ma un disperato tentativo di richiamare il Loco alla ragione. La rottura si era già consumata, il perché lo sanno probabilmente solo Lotito e Bielsa. Sia chiaro, come riferito da Mario Sconcerti, editorialista di una lucidità incontestabile, non è che ora Bielsa possa essere considerato chissà quanto. Se la richiesta di garanzie tecniche era sacrosanta, non è serio firmare il contratto e ripensarci dieci giorni dopo: dimissioni del genere potevano essere tollerate a fine mercato, per la serie: "Non mi faccio prendere in giro". Così si è trattato di uno schiaffo, un'umiliazione come sottolineato da Sconcerti, rifilata alla Lazio, non certo a Lotito. E i laziali a tempesta finita se ne ricorderanno: ad maiora, caro Loco.

Fatta questa doverosa premessa, non si può però non reagire con orrore a come la questione allenatore sia stata gestita: impossibile ritrovarsi a richiamare Simone Inzaghi dalle vacanze dopo aver trattato in due mesi Sampaoli, Prandelli e Bielsa. Impossibile che il tifoso non si senta preso in giro nel ritrovarsi con la soluzione fai-da-te, l'ex allenatore della Primavera, dopo che un ingaggio da tre milioni di euro per il tecnico era stato sbandierato come primo passo verso un salto di qualità gestionale. Tecnico di primo livello, rinforzi di primo livello, si era pensato: né l'uno né gli altri arriveranno, ci si ritrova al punto del 18 maggio l'8 di luglio, con i giocatori sempre più sbalorditi dopo aver trovato il campo lucchettato al primo giorno di raduno. Un passo (anzi, pazzo...) indietro che sa di sentenza.

Difficile pensare di trattenere Biglia, difficile biasimare un Felipe Anderson che mette le esigenze della Nazionale prima di quelle di un club che al momento, come si diceva una volta, non riesce a mettere d'accordo il pranzo con la cena in una giornata. E questo è il punto che fa più preoccupare: in molti evidenziano le lacune della gestione Lotito dicendo di aspettarsi di tutto e di più, ma la verità è che il Lotito di qualche tempo fa, anche solo di due anni fa, in un guaio del genere non ci si sarebbe mai cacciato. E non ci avrebbe cacciato neanche la Lazio, che è quella che paga certe figuracce molto più di chi in una società passa e magari fra dieci anni sarà intervistato per strappare aneddoti sull'epoca della sua presidenza, mentre sulla pelle del club e dei tifosi bruceranno ancora le ferite del passato. E' successo ai protagonisti del calcioscommesse, accadrà ancora.

No, la cosa che fa paura è che ci troviamo in una dimensione inedita anche per la presidenza Lotito. Quando un accordo firmato, depositato e sottoscritto può essere stracciato da un giorno all'altro, quando un allenamento salta perché ci si è dimenticati di chiamare anche solo un preparatore che possa dirigere una sgambata, quando non ci si presenta al raduno per fare le Olimpiadi... in programma un mese dopo, c'è più di qualcosa che sta sfuggendo di mano. Serve ora un enorme sforzo per evitare che la catastrofe prenda forma: stagioni così se ne sono già viste e sono spesso finite peggio di come erano iniziate. E' come fermare un camion lasciato in discesa senza freno a mano: ci vuole fegato per andarlo a riprendere, ma le conseguenze dello schianto potrebbero essere devastanti.

La certezza, anche in un momento come questo, è il tifoso della Lazio: che merita rispetto e non teatrini indegni di 116 anni di storia. Smettere di guardare al tifoso come un nemico da combattere, come un'ingerenza fastidiosa sulla strada della gestione societaria, è l'unico passo possibile per mettersi alle spalle l'ennesima giornata nera, i cui segni resteranno solo sulle spalle della Lazio e di nessun altro: è proprio questa la cosa che fa più male.

Fabio Belli

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Redazione Laziochannel

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