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LA NOSTRA STORIA Arturo Balestrieri, uno dei nove fondatori

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Il primo marzo 1874 nasceva a Roma uno dei nove fondatori della SS Lazio: Arturo Balestrieri. Fu atleta, calciatore, giornalista e dirigente sportivo italiano. Numero matricola 2759 della leva 1874, soldato di leva terza categoria del distretto di Roma. Fu congedato il 3 ottobre del 1894. È stato allievo ufficiale nel Reggimento di Cavalleria Catania e poi sottotenente nei cavalleggeri di Monferrato.

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Nel 1900 con gli amici in Piazza della Libertà fu uno dei fondatori della Lazio. Il suo compito era quello di accogliere i nuovi membri. All’ingresso di ogni nuovo iscritto suonava con l’ocarina un inno della Lazio dell’epoca. Fino al 1909 nonostante lavorasse in varie ditte portò avanti con successo l’attività sportiva. Sin da giovane si dedicò all’agonismo partecipando a varie gare di canottaggio. Ma non solo, si cimentò anche con podismo, pugilato, pallacanestro e nuoto.

Quello che avvicinava tanti nuovi iscritti alla società fu proprio il suo costume biancoceleste con la scritta Lazio. Sin da giovane si cimentò anche nell’atletica leggera. Nel 1906, presso l’Arena Civica di Milano, arrivò secondo nella 25 km di marcia ai primi campionati italiani assoluti di atletica leggera. L’anno successivo fu campione italiano nei 10.000 metri di marcia ai Campionati Italiani di Roma con il tempo di 48’48″0. Fu detentore del record italiano nei 1500 metri di marcia con 6’48”. Stabilì il record italiano nella marcia dei 1500 m impiegando 6 minuti e 48 secondi.

LA FONDAZIONE DELLA VIRTUS

Nel mondo del calcio giocò in porta e all’ala destra. Balestrieri alla fine del 1903 a causa della rivalità sportiva tra soci fondò la Società Sportiva Virtus insieme ad altri soci dissidenti della Lazio quali Mesones, Venarucci, Monarchi e Zanchi.  Abbandonata l’attività agonistica si dedicò al giornalismo. Collaborò con dei periodici sportivi tra cui il quindicinale Lo Sport Illustrato e la Gazzetta dello Sport. Fu anche tra i fondatori della Federazione Italiana Pallacanestro.  Venne a mancare il 31 gennaio 1945 lasciando la moglie Regina e i figli Enrico e Rina.

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