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PAGELLE LAZIO SAMPDORIA Difesa e centrocampo perfetti. Luis show

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Lazio Luis alberto
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Anticipo del sabato con vista Champions per i biancocelesti. Pagelle Lazio Sampdoria

Pagelle Lazio Sampdoria

REINA 6 – Mai chiamato in causa, dirige comunque con la voce e la sua esperienza la difesa. Clean sheet per lui.

PATRIC 6.5 – Finalmente una partita durata 90 minuti e senza il rischio di un secondo giallo. Lo spagnolo ha giocato bene, concentrato e senza foga. Bravo.

ACERBI 7 – Guida la difesa con la solita autorevolezza. Tornato centrale, sua posizione naturale, ne ha giovato tutto il pacchetto arretrato. Speriamo di vederlo al centro anche martedì sera.

MUSACCHIO 7 – L’ex Milan ha fatto vedere il suo valore, nonostante fosse stato schierato nel braccetto di sinistra. Ottime le coperture, le diagonali e tantissima attenzione.

MARUSIC 7 – Il montenegrino sembra rinato. E’ ottimo in fase di copertura e in fase offensiva. Non fa rimpiangere Lazzari e si dimostra un jolly perfetto per le fasce, giocando senza problemi a destra e a sinistra.

MILINKOVIC 7 – E’ suo l’assist per Luis Alberto, è lui che una vlta uscito lo spagnolo si carica sulle spalle la squadra. E’ lui che tenta di azionare Immobile e Muriqi. Il Sergente dà un contributo pazzesco nell’ultima mezz’ora con fisicità e tecnica.

LEIVA 6.5 – Sempre prezioso il brasiliano al centro del campo. Se le dà d santa ragione con Candreva quando è chiamato a delle chiusure sulla fascia destra. Non sbaglia una chiusura. Dal 63′ ESCALANTE 6 – Entra bene e fa quello che gli ha chiesto il mister, ovvero palla o piede.

LUIS ALBERTO 7.5 – Il migliore per distacco dei biancocelesti. Il Mago oggi l’ha messa dentro per la settima volta in campionato, ritornando al gol dopo la doppietta nel derby. Un destro a giro che non ha lasciato scampo ad Audero. Bellissimo il suo assist a “pallonetto” a Immobile, che però spara alto. Nella ripresa risparmia energie, ma quando è uscito lui la squadra ha perso il pallino del gioco. Dal 63′ MURIQI 5 – E’ entrato male questa volta il kosovaro. Sbaglia un gol clamoroso a due passi dalla porta e non riesce a far salire la squadra.

LULIC 5.5 – Ritorno da titolare dopo quasi un anno e la lontananza dal campo si è fatta sentire. Il capitano non è ancora nelle migliori condizioni fisiche e la sua prestazione non è stata eccelsa. Nervoso per il suo rendimento, si becca un giallo. Comunque un modo per mettere benzina nelle gambe. Dal 56′ FARES 5.5 – Sembra sempre poco concentrato l’algerino e con qualche leggerezza di troppo perde palloni importanti

CORREA 6 – Inizia bene dialogando a memoria con Luis Alberto e Immobile, ma si ostina con i suoi dribbling di troppo che gli fanno perdere qualche pallone prezioso. Purtroppo sembra un giocatore con la luce accesa a metà e lontano parente da quello dello scorso anno. Contro il Bayern servirà più convinzione. Dal 56′ AKPA AKPRO 6 – Solita importante legna a centrocampo

IMMOBILE 6 – Polveri bagnate per Ciro e un po’ di stanchezza. Il bomber non riesce ad entrare nel vivo della manovra e resta a secco. Ma la maglia è sempre sudata. Che si sia tenuto i gol per la Champions… Dal 86′ CAICEDO

ALL. INZAGHI 6.5 – Porta a casa tre punti per importanti per restare attaccato al treno Champions. Tanta la sofferenza, forse troppa, come la sua ostinazione di preferire Muriqi a Caicedo. Bene la fase difensiva e bravo a dare fiducia a Musacchio. Oggi contava vincere e così è stato.

Marco Corsini


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Lazio – Tra campo e realtà: un condottiero e il suo esercito

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Lazio Immobile Inzaghi

Lazio – La vittoria in extremis sul Parma ha confermato il carattere dei biancocelesti, portando però alla luce diverse lacune

Nella serata di ieri, all’Olimpico, la Lazio si è imposta per 1-0 sul Parma grazie alla 150esima rete in biancoceleste di Ciro Immobile. La gara contro i gialloblu, però, ha portato alla luce le diverse lacune che, da qualche anno a questa parte, caratterizzano le stagioni della squadra.

Insomma, un esercito che sa quello che deve fare, guidato da un condottiero con idee valide e concrete, che si destreggia sul campo con coraggio e sprezzo del pericolo. Un esercito, però, che nel momento decisivo, quello che può valere la vittoria della guerra, si scioglie.

Il quarto posto dista al momento 6 punti, virtualmente 3 in caso di successo nel recupero contro il Torino, successo che però, al netto del massimo dei punti da totalizzare da qui alla fine, potrebbe non bastare.

La concorrenza è spietata e la Serie A sta gradualmente tornando (seppure la cima sia ancora lontana) ai livelli di qualità che negli anni l’hanno resa il campionato più affascinante e competitivo al mondo. La Lazio negli anni ha dimostrato di sapersi tirare fuori dai guai nei momenti difficili, come testimoniato dalla straordinaria rimonta realizzata quest’anno in ottica Champions. 

LA PAURA DEL SALTO

Quando però la situazione inizia a entrare nel circuito del “sotto controllo”, qualcosa inizia a mancare. La paura di vincere, di compiere il salto decisivo, di realizzare il fatto che si stia compiendo un’impresa talvolta possono condizionare la lucidità da trasferire sul campo.

A questi fattori, probabilmente, può essere riconducibile il k.o. contro la Fiorentina, al netto di una grande prestazione dei viola, motivati nell’ottica della salvezza. Le sconfitte fanno parte del gioco ma è doveroso che la mentalità la faccia da padrona, rivelandosi più forte di ogni pensiero negativo e di qualsiasi aspetto sia avulso dall’obiettivo.

La partita di ieri ha mostrato voglia di fare e di mettersi in gioco, ma anche fragilità, rassegnazione e paura di non essere all’altezza. Concetti, questi, che non possono far parte di una società gloriosa, di una squadra che negli ultimi anni si è eretta a vera anti Juve nell’ambito dei trofei vinti.

La realtà vede la squadra di Simone Inzaghi come una compagine capace di giocarsela con tutti a viso aperto e, in questo senso, il campo asseconda spesso tale concetto. Campo e realtà, però, non sempre vanno di pari passo: se da un lato c’è una squadra che sa quello che deve fare, dall’altro si evince una condizione che sa di incompiuto, di irrealizzato.

Il classico “ci siamo andati vicini ma…” è un concetto estremamente arcaico con alcuni punti trasferibili nell’attualità, nel caso della Lazio mai così attuale. 

SIMONE INZAGHI

Il tecnico piacentino è il condottiero dell’esercito biancoceleste, un condottiero che veste pienamente i panni del leader, uno di quelli che sarebbe disposto a sacrificarsi in ogni momento per il bene dei suoi uomini.

I passi falsi della Lazio, probabilmente, possono ricondursi in parte a scelte sbagliate dell’allenatore, ma il coraggio, la dedizione e la meticolosità sono valori che non possono passare inosservati.

La sensazione, senza addentrarsi in dinamiche di mercato, è che alla squadra manchi sempre quel qualcosa in più per entrare definitivamente nel circuito delle grandi: circuito del quale, a livello di blasone e di storia, la Lazio fa decisamente parte.

Urge unità di intenti, urge consapevolezza dei propri mezzi e urge un progetto chiaro. I biancocelesti rappresentano un tassello importante del calcio italiano, un tassello senza il quale il puzzle resta incompiuto. Sta proprio al club, però, concretizzare il peso di questo tassello per renderlo pienamente all’altezza e a misura di quello che, al giorno d’oggi, viene definito top level.

 

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